martedì 27 aprile 2010

Sicilia, Laboratori di Analisi Clinica tre province al di sotto dei LEA


Sicilia- Continuano le lamentele nei vari territori della regione sulla nuova riforma Sanitaria Siciliana, sancita dalla legge regionale n° 5 del 14/04/2009. Dopo il taglio di molti posti letto è ora la volta dei laboratori di analisi clinica che si sono visti tagliare il loro badget di spesa senza che nessuno abbia realmente tenuto in considerazione l’effettivo bisogno dei territori. Ad unirsi nella protesta tutti i laboratori analisi cliniche private delle provincie di Caltanissetta,Ragusa ed Enna che in data 27 aprile 2009 si sono riuniti a Gela presso la sala multiusi del Palazzo Ducale,hanno costituito un coordinamento interprovinciale di azione per rivendicare il diritto ad una rimodulazione dei tetti di spesa assegnati con decreto assessoriale n° 0779 del 15/03/2010. Nel decreto infatti in rapporto ai fabbisogni dei territori viene assegnata una spesa pro capite per cittadino che denota chiaramente una notevole discrepanza tra le varie provincie Siciliane, provocando la creazione di cittadini di serie A e di serie B, dato in netto contrasto con l’art.25 della legge 5/2009. Dai dati grezzi possiamo notare infatti che si è voluto, con tale assegnazione di fondi, palesemente colpire solo tre provincie. Nel dettaglio 6 provincie mantengono una media procapite di 22 euro mentre le provincie in questione hanno una media di 12 euro. La risultante di tale grave situazione è quella di dover sospendere per mancanza di un tetto di spesa adeguato ,tutte le prestazioni esenti per patologia e per reddito nel luglio del 2010. Una condizione che in taluni territori provinciali provocherà il collasso dei LEA(Livelli Essenziali di Assistenza) in quanto il 70% delle prestazioni di laboratorio sono appannaggio di cittadini esenti per patologia o per reddito (ISEE). Tra le sospette cause di tali tagli a macchia di leopardo c’è sempre la politica che determina ,indirizza e sancisce a proprio piacimento scegliendo alcuni territori a discapito di altri. Possiamo quindi affermare che ancora una volta l’Art.lo 32 della costituzione all’origine di molte leggi sanitarie è solo una formula per dire che i cittadini sono tutti uguali mentre nella realtà non tutti possono godere delle stesse prestazioni o servizi, specie in taluni territori. Il coordinamento costituito, ha eletto, infine dei referenti provinciali per la provincia di Caltanissetta che rispondono ai nomi dei Dott.ri Alessandro Mancuso,Rosario Vitale,Francesca Giurrandino e Antonio Tilocca ,per la provincia di Ragusa invece i Dott.ri Salvatore Battaglia e Giovanni Nicosia, infine per la provincia di Enna i Dott.ri Carmela Arcidiacono e Rosa Faraci.

Maurizio Cirignotta

lunedì 26 aprile 2010

Tasse degli Enti Locali, aumento del 6,8 % nel 2010


Ancora un aumento vessatorio per le tasse che si devono pagare i cittadini agli enti locali. A sancire il dato lo studio condotto da Krls Network of Business Ethics che pone Napoli al primo posto tra i comuni capoluogo d’Italia che hanno avuto il triste primato nel 2010. Ogni abitante ,infatti, verserà
per imposte,tasse,tributi e addizionali al comune di Napoli, 2.572,89 euro che si contrappongono ad una media nazionale di 1.710,15 euro procapite. Un dato che comunque viene anche falsato dalla tassa sui rifiuti che da sola incide per 507,45 euro contro la media nazionale di 230,20 euro. Al secondo posto il comune di Milano con 2458,00 euro,al terzo posto si trova Aosta con 2296,80 euro e al quarto posto Bologna con 2289,44 euro. All'ultimo posto,invece,della classifica nazionale, si trova Campobasso con soli 702,30 euro pro capite. Tra i vari balzelli che sono stati posti oggetto dello studio il gettito tributario quali l'Ici, l'addizionale comunale Irpef, l’Iciap, l'imposta sulla pubblicità e la tassa cimiteriale. Per le Provincie è stata tenuta in considerazione l'imposta sulla Rc auto, l'addizionale sulla bolletta dell'Enel, l'imposta di trascrizione e la tariffa sui rifiuti urbani. Per la Regione, infine, l'Irap, la compartecipazione all'Iva, all'addizionale regionale sull'Irpef e la compartecipazione sulle accise della benzina. Tra le entrate extratributarie, invece, sono state prese in considerazione le multe automobilistiche e la tariffa oraria per la sosta auto. Tutti balzelli che vengono ripartiti per il 54,3% alle Regioni, per il 40,6% ai Comuni ed il rimanente 5,1% alle Province. Dall’analisi dei dati scaturisce un dato allarmante, denunciato, dall’Associazione dei contribuenti italiani e sancito dal fatto che si pagano più tasse là dove si ricevono meno servizi. Ai diritti devono corrispondere anche i doveri da parte delle amministrazioni pubbliche ,occorre creare un garante che sorvegli i tributi all’interno delle prefetture. L'attività del nuovo “Mister Fisco” dovrà agire attraverso il controllo e la sorveglianza della tassazione degli enti locali anche attraverso le varie segnalazioni dei Cittadini e la collaborazione della Guardia di Finanza nel contrasto all’evasione fiscale.

Maurizio Cirignotta

sabato 24 aprile 2010

MEDEA, LA SINDROME ASSASSINA


La storia di Medea figura di madre dell’antica Grecia , si perde nella notte dei tempi. E’ infatti proprio la letteratura classica a darci il racconto di Medea e Giasone coniugi che ebbero due figli che in seguito alla separazione furono trucidati da Medea per punire nell’intimo il marito. Una vendetta scaturita nella mente di Medea come strumento di ricatto affettivo, dovuto anche alla mancata possibilità di colpire direttamente il marito. Il tutto si ripete nella sindrome psichiatrica di Medea che negli anni ha prodotto migliaia di morti inutili e tanta commozione da parte della società civile. L’ultimo caso quello avvenuto nella frazione di Manfria a Gela dove il 22 di Aprile sono stati uccisi dalla madre per annegamento due bambini, Andrea Pio di 2 anni e Giuseppe Rosario di 9 anni(ambedue con problemi di autismo). Anche in questo caso la causa scatenante è la separazione dei coniugi seguita poi dallo stato depressivo di Vanessa madre dei piccoli che dopo il solito strascico presso il locale reparto psichiatrico, dovuto alla grave depressione, ha lanciato un appello su face book per poi decidere il tragico epilogo. A farne le spese i due figli portati sulla spiaggia della frazione di Manfria solo per fare una semplice passeggiata che di lì a poco li avrebbe portati alla morte. Una macchinazione forse durata per mesi che si è concretizzata in un’attimo fuggente di cancellazione della memoria e di non accettazione della propria identita' sessuale e quindi di madre,con un pieno rifiuto del ruolo genitoriale fase purtroppo fatale per i figli. Una pericolosa risposta comportamentale di una madre che dopo essersi salvata a nuoto ritorna a riva e chiama i soccorsi dicendo “Venitemi a prendere ho ucciso i miei bambini” allungando all’interno del suo conflitto tra conscio ed inconscio,la chiarezza della vendetta, verso il coniuge che oramai era stata perpretata. Storie di un mondo che cambia che tra il 2004 al 2008 è riuscito a produrre ben 113 morti bianche dovute per il 68,2% a situazione di disagio e per il 19,5 % a disturbi psichici.

Maurizio Cirignotta

giovedì 22 aprile 2010

ACQUA, “BENE MONDIALE”


Quello che oggi viene considerato un business per le varie multinazionali, “L’Acqua” ,in realtà da secoli è la fonte
gratuita per la vita dell’uomo che fa parte integrante del suo corpo e ne costituisce circa il 60% ”. Una storia lunghissima e millenaria che oggi viene distrutta da interessi miliardari che vedono coinvolti stati e grandi imprese.
Le persone che hanno accesso all’acqua potabile ,secondo uno studio di Solidarieta' e Cooperazione Cipsi, oggi sono solo 1,6 miliardi mentre invece le persone al mondo che non hanno accesso all'acqua potabile sono 2,6 miliardi e molti non hanno accesso ai servizi igienico sanitari di base, mentre sono 5 milioni le persone che muoiono ogni anno per malattie legate all'acqua e 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse invece alla mancanza di acqua potabile, circa 4.900 bambini al giorno. Tutto questo fa parte di un vero processo di distruzione di massa sibillino e con sfaccettature molte volte anche legali. Uno scenario che visto nella sua globalità ribadisce con forza il concetto dell’acqua come diritto alla vita. Le popolazioni mondiali si differenziano per culture,ricchezza,ma anche per la dilagante povertà che stà proprio alla base di un sistema dimenticato che cambia tragicamente da nord al sud del mondo. Il 12% della popolazione mondiale usa l'85% dell'acqua con differenze enormi per quanto riguarda il consumo procapite, un cittadino degli Stati Uniti riesce ad usare al giorno 425 litri di acqua,un Italiano invece 237,un Francese 150 litri mentre in Madagascar non si superano i 10 litri. Puntualizzando che per l’OMS il minimo indispensabile per la vita è di 40 litri possiamo renderci conto della grande discrepanza tra diritti dei popoli. Oggi all’acqua possiamo dare un appellativo importante quello di “oro bianco in contrapposizione all’oramai obsoleto “Oro Nero” rappresentante il petrolio. Una base su cui incentrare le nuove Guerre del pianeta basate principalmente sulla corsa al controllo di bacini e di sorgenti di acqua dolce. Puntando il focus sull’ Europa si considera un fattore importante che il 16% della popolazione europea non ha accesso all'acqua potabile e Secondo l'Eurobarometro il 68% dei cittadini europei pensa che la qualita' dell'acqua nei loro paesi sia un problema grave, per il 37% degli europei la qualita' nel proprio paese e' peggiorata negli ultimi 5 anni. Forse tutto questo è il risultato di una privatizzazione selvaggia dell’acqua ? Non possiamo dirlo chiaramente ma sicuramente oggi stiamo pagando le conseguenze di un sistema di gestione dell’acqua politicizzato, poco partecipato e per nulla trasparente. Non ci resta che buttarci nella solidarietà a favore di “Libera Acqua” per consentire, attraverso un sms al 45593, l'accesso all'acqua potabile ed alla tutela sanitaria e ambientale a oltre 400 mila persone di 15 paesi di tre continenti diversi, Africa, America latina e Asia evitando così la strage dei 4900 bambini che muoiono ogni giorno per la mancanza di acqua potabile.
Maurizio Cirignotta

martedì 20 aprile 2010

19,2 Miliardi di euro il costo della burocrazia fiscale in Italia


Sono i contribuenti titolari di partita iva a pagare in Italia ben 19,2 miliardi di euro ogni anno, per tasse e balzelli. Questo è quello che scaturisce dal terzo simposio internazionale svoltosi a Capri nei giorni scorsi dove sono stati presenti i massimi rappresentanti delle associazioni dei contribuenti dei principali paesi europei. Nello studio sono gli artigiani , i liberi professionisti e le PMI ad essere costretti a pagare una “Tassa Occulta” di ben 5.036 euro all’anno. Un resoconto scaturito da un’indagine KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani che ha preso in esame varie categorie di costi obbligatori che vanno dalla compilazione della dichiarazione dei redditi, all’ IVA, all’ Intrastat dei sostituti d'imposta, agli studi di settore, al calcolo del redditometro, al disbrigo delle pratiche fiscali, al costo per l'acquisto dei software fiscali e di tenuta della contabilita', alla trasmissione telematica, alla gestione dei crediti fiscali e degli avvisi bonari, alle istanze in autotutela, al contenzioso tributario, agli adempimenti per la privacy e per l'antiriciclaggio ed alla formazione del personale per gli adempimenti in materia contabile e fiscale. Cifre e costi che sono stati messi a confronto con quelli Europei che evidenziano come nel 2010 ogni contribuente Italiano che vuole avviare o mantenere un’attività è obbligato a pagare una tassa occulta di 5.036 euro, cosa che non succede negli atri paesi Europei,infatti, i Francesi pagano 1.320 euro,i Britannici 1.270 euro, i Tedeschi 1.210 euro ,gli Spagnoli 1160 euro, gli Olandesi 1.070 euro ,mentre gli Svedesi pagano solo 850 euro. I costi italiani sono inoltre aumentati nel 2010 del 4% con un riscontro negativo riguardo la qualità dei servizi che risulta ridotto del 18%. L’incidenza della “tassa occulta” sulle aziende è naturalmente in rapporto alla grandezza delle aziende, si nota infatti che le aziende con meno di 5 dipendenti hanno un costo e dell’8,5% del fatturato,mentre quelle con meno di 50 addetti del 7,4%,infine quelle con meno di 250 addetti hanno un’imposizione del 6,8%. Dati che ci fanno capire come sono proprio le microimprese a soffrire maggiormente dell’imposizione della “Tassa occulta”. Dati importanti che presuppongono un cambio di rotta e una riforma fiscale per rilanciare il mondo delle piccole e medie imprese. Tra le soluzioni proposte dall’Associazione Contribuenti Italiani la reintroduzione del concordato preventivo fiscale, già sperimentato in Italia nel biennio 2003/4, che ha dato ottimi risultati, con l'esonero dall'emissione dello scontrino fiscale, degli obblighi di tenuta delle scritture contabili e la determinazione delle imposte sul reddito in maniera preventiva, con delega ai Commercialisti dei poteri di accertamento oggi in capo all'Amministrazione finanziaria, per tutti i contribuenti soggetti agli studi di settore, ovvero con un fatturato inferiore a 7,5 MLN. Altro nodo e ridurre l’inefficienza dell’amministrazione finanziaria che oggi continua ad applicare una miriade di leggi circolari e regolamenti. Occorre in questo senso dare ai Commercialisti maggiori poteri di controllo ed inoltre favorire quello che già avviene in molti paesi europei la “Tax Compliance” che crea un rapporto più equo tra fisco e contribuente.

Maurizio Cirignotta

lunedì 19 aprile 2010

Manfria, continua lo stato di abbandono appello di Maurizio Cirignotta al Commissario Straordinario Rosolino Greco


“ Purtroppo per l’ennesima volta e cogliendo occasione della pubblica richiesta fatta dal Commissario Straordinario Dott. Rosolino Greco. mi trovo a comunicare alle istituzioni ed alla stampa il totale abbandono in cui la frazione di “Manfria” vive nella sua vita quotidiana, fatta di strade dissestate,di sterpaglie,di randagismo,di mancanza di fogne,di mancata manutenzione delle strade, di mancata manutenzione della rete idrica pubblica di “Roccazzelle”, oltre che di mancanza di servizi comunali decentrati ,di disservizi relativi alla logistica di trasporto pubblico. A tal proposito sebbene sia stata presentata una petizione a favore di zone non servite ma popolose della frazione dove si incentra un alto tasso di residenti, nessuno ha mai dato una risposta scritta all’istanza, per non creare problemi. Condizione che butta ancora oggi gli Anziani ed i bambini di Manfria nel continuo sacrificio quotidiano di un voluto decentramento del servizio pubblico. Praticamente ai residenti di Manfria manca tutto ,escluso le tasse, (Ici-Tarsu) che puntualmente vengono pagate alle scadenze dovute. Credo che in questo senso sia utile valutare come siano stati veramente calpestati da anni i diritti civili di ogni cittadino residente che non ha mai avuto riscontro in servizi ed opere pubbliche in riferimento alle tasse pagate. Dov’è finito il senso dell’equità costituzionale tra i cittadini della Repubblica? Questa è la realtà che ci pone, rispetto, ad altri quartieri che hanno avuto opere pubbliche ed altro come figli di un “Dio Minore”. Dobbiamo sempre rimboccarci le maniche e pulire le strade con i nostri mezzi. E’ una vera vergogna !!. Lancio infine un messaggio importante alle istituzioni affinchè si adoperino a “Manfria” come in altri quartieri nella creazione ,come prescritto anche dalla norma, dei “residenti sentinella”. Persone o comitati in rete che collaborano con le istituzioni e con le forze dell’ordine nel segnalare "auto e persone sospette",”disservizi pubblici” ed altro. Un’esperienza già partita al nord e proveniente dai paesi anglosassoni che prende il nome originario di “neighbourhood watch”,una vera rete di cittadini nata sul web che prima ha aperto un gruppo su Facebook, poi su diversi siti Internet in cui si sostiene "l´utilità del controllo di vicinato a garanzia della propria sicurezza". Il modello dei residenti sentinella viene infatti proposto come alternativa all´esperimento fallito delle "ronde regolari" previste dal decreto Maroni,ma perfettamente applicabile nei nostri territori agendo in maniera disattesa attraverso nuovi mezzi di comunicazione e responsabilizzando alcuni cittadini nella costruzione di un nuovo senso civico e di appartenenza ai propri territori con un impegno minimo di risorse pubbliche”

venerdì 16 aprile 2010

Sp. 83, la nuova tangenziale di Gela continua il suo tragitto verso la statale 626


A darne notizia l’ufficio stampa della Provincia Regionale di Caltanissetta che ha comunicato che l’appalto sarà istruito dalla sezione provinciale dell’Urega (l’Ufficio regionale per le gare d’appalto) che espleterà per conto della Provincia Regionale di Caltanissetta, il pubblico incanto fissando la data del 26 maggio per la gara. La nuova Tangenziale di Gela ,oggetto dell’appalto, utilizza attualmente la S.P.83 per favorire lo smistamento del grande traffico veicolare che congestiona una via cardine della Città di Gela ,“ la Via Venezia”, provocando un notevole disagio collegato sia al traffico veicolare ed al notevole inquinamento conseguente al passaggio di una notevole mole di mezzi pesanti e di veicoli provenienti dalla S.S. 115 Gela-Licata oltre che da altre statali. Per i lavori sono state assegnate le somme di 1.590.000 euro. Il nuovo tragitto oggetto dell’appalto permetterà il collegamento tra la statale 117/bis Gela-Catania e la ss. 626 Caltanissetta-Gela . Nel dettaglio gli interventi riguarderanno la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza della Sp. 83 (nei territori di Gela e Butera) dalla ss.117/bis alla S.B. n. 5 ( vicinori alla diga Comunelli), tratto dal km. 9 al km. 12. La Provincia di Caltanissetta continua con quest’ opera il suo obbiettivo di migliorare la viabilità globale del sud della Provincia, già iniziato con due precedenti interventi relativi sulla Gela-Butera e alla Gela- Mazzarino,oltre che sul primo tratto della stessa S.P. 83.

Maurizio Cirignotta

Gela,non saranno tagliati i posti letto


Una dichiarazione importante quella del mancato taglio dei posti letto per il territorio di Gela, fatta dal Direttore Generale dell’ASP 3 di Caltanissetta , Dott. Cantaro, in occasione di un’assise pubblica avvenuta in consiglio comunale il 15 di Aprile ed organizzata dalla Commissione Sanità Comunale su mandato del consiglio comunale, presieduta dal consigliere Orazio Trufolo . Presenti le varie organizzazioni sindacali i rappresentanti del Movimento Polo Oncologico di Gela, del Comitato per lo sviluppo per area Gelese. Nell’occasione è stato presentato un documento rivendicativo prodotto dalla commissione tecnica nominata nei giorni scorsi dalla stessa Commissione Sanità del Comune che nei suoi punti salienti ha puntualizzato le varie carenze sanitarie del territorio in riferimento alla nuova legge di riforma n° 5 del 14/04/2009 . Tra i settori maggiormente colpiti quello dei malati Oncologici che a Gela(città dichiarata ad alto rischio ambientale dal 1995)non hanno a disposizione ancora dopo 20 anni un’Unità Operativa Complessa e quindi un reparto funzionante nelle 24 ore ,dei Talassemici che a Gela rappresentano assieme ad Israele il maggior Bacino del Mediterraneo, delle Malattie Infettive ,dell’Attività Specialistica Ambulatoriale convenzionata che nella Provincia di Caltanissetta ha avuto un taglio epocale di 2.920.199 milioni di euro che porterà già nel prossimo Giugno 2010 a bloccare le prestazioni agli utenti esenti per patologia ,della medicina del territorio notasi infatti la mancanza in un territorio così vasto di posti letto per (RSA) e (CTA),notevole inoltre la mancanza in ospedale di medici e di infermieri,mentre le liste di attesa per esami diagnostici o per visite specialistiche hanno tempi in alcuni casi annuali. Il Direttore Generale dell’ASP 3 ha cercato di rispondere alle varie rivendicazioni dichiarando inizialmente “Voglio percorrere un percorso comune nello sviluppo del territorio” ,puntualizzando successivamente “ che i posti letto a Gela non saranno ridotti, riguardo la Talassemia restano 8 posti letto,mentre invece saranno incrementati 8 posti letto in seguito alla nascita dell’Hospice, le Malattie Infettive manterranno dagli 8 ai 10 posti letto”. Tra le varie risposte, ha inoltre puntualizzato che il mantenimento dei reparti, vedi ORL, o altri viene stabilito da parametri nazionali dettati dal ministero della salute che si basano sugli indici di occupazione e nello specifico il reparto di ORL ha nel 2008 un’indice bassissimo del 31%. Riguardo l’offerta sanitaria globale a Gela ha dichiarato il dott. Cantaro -” Abbiamo raddoppiato i posti letto nell’ambito della cardiologia ben 18 ed abbiamo anche creato un reparto di UTIN con 6 posti letto ad oggi inesistenti”. Infine riguardo la problematica Oncologia è stato ribadito che Gela per la sua peculiarità ambientale e per la nuova legge regionale di riforma ,di cui all’art.lo 9, deve avere una UOC di Oncologia Medica, riguardo la radioterapia invece la direzione spera di consegnare i lavori alla ditta appaltante nei primi di maggio del 2010 ,altra promessa da parte della Direzione è l’assunzione di due Anatomo-Patologi che opereranno in sinergia uno al Nord della Provincia ed uno a Gela onde permettere un’immediata diagnosi di eventuali patologie tumorali, riguardo una eventuale richiesta di un IRCCS a Gela per patologie da industrializzazione “No Comment”.

Maurizio Cirignotta

mercoledì 14 aprile 2010

Il Sud,ancora fanalino di coda nella ripresa economica


A sancire una realtà purtroppo amara per il Sud dell’Italia uno studio prodotto dall’Osservatorio Banche e Imprese (OBI) in collaborazione con ISAE e Studi e ricerche per il Mezzogiorno(SRM). Il rapporto riconduce a dati relativi al primo trimestre del 2010 che chiaramente denotano come il Nord dell’Italia risulti avere dei chiari segnali di ripresa economica l’indice di crescita infatti si porta a 97,4 rispetto ai 94,1 del precedente trimestre. Tra i settori che hanno denotato una fase di rilancio quello del commercio,con piccole crescite nel settore dei servizi, dell’industria e dell’edilizia. Il Sud invece denota nel rapporto il suo annale trend negativo e continua a peggiorare raggiungendo un indice di 77,9 rispetto al precedente 86,6. Tra le cause del chiaro ritardo il netto calo dei consumi nelle famiglie. Il settore più colpito quello dei servizi mentre il settore manifatturiero risulta fondamentalmente omogeneo in tutto il territorio nazionale. Cala in generale la fiducia dei consumatori specie al Sud dove da un indice di 113,5 si passa a 108,3. Le conseguenze di questa situazione si ripercuotono in maniera drammatica nella situazione lavorativa che raggiunge valori di 100 rispetto al precedente di 86 aumentando le già croniche liste di attesa dei disoccupati.
Maurizio Cirignotta

Gela,notti insonni all’Ospedale Vittorio Emanuele


Tra riforme e cambiamenti radicali nella Sanità Siciliana continuano i disservizi verso l’utenza. A farne le spese il sig.ri C.S. e C.M. che in seguito ad un ricovero avvenuto nei primi del mese di aprile del 2010 e presso il reparto di Urologia del nosocomio Gelese , hanno dovuto fare ricorso a anti cefalgici in conseguenza della patologia acquisita nei giorni di degenza,“l’emicrania”. A causare il tutto la presenza di alcune ventole di pompaggio di aria forzata proveniente dalle sale operatorie che a suo tempo sono state ubicate nei pressi delle stanze di degenza del Reparto di Urologia. A fare la denuncia il sig. C.S. che ha detto - “ Non ho potuto chiudere occhio per tutta la settimana di degenza in ospedale è inammissibile che oltre alla mia patologia ho dovuto combattere con la cefalea insorta per la mancata possibilità di riposare”. Il caso è certamente allarmante è dà ancora il segno che la Sanità Siciliana è veramente in fase di allestimento e di tagli naturalmente,l’Ospedale infatti dovrebbe essere la sede appropriata per curarsi e riposare. Preoccupante invece è la celerità con cui il problema non è stato risolto, infatti la segnalazione dei rumori, a detta di qualcuno è stata fatta già quattro anni fà e nessuno ha mai risolto il problema che consiste solamente nel posizionare nelle finestre dei doppi vetri ad azione antiacustica. Gli utenti inoltre hanno minacciato di fare un’esposto agli organi competenti per risolvere il problema.

sabato 10 aprile 2010

Acqua pubblica ,al popolo l’ardua sentenza


Finalmente il Popolo ha la possibilità di scegliere se l’acqua pubblica dovrà essere gestita da un privato o da un ente pubblico, a sancire le tre richieste i rappresentanti del Forum Italiano per l’acqua che hanno presentato alla corte di cassazione il 31 marzo 2010 i tre quesiti referendari sull’abrogazione di tutte le norme che hanno favorito la fine della gestione pubblica dell’acqua. La raccolta firme dovrebbe iniziare in tutta l’Italia il 24 aprile 2010 ,si devono raccogliere circa 500.000 firme. Questi i 3 quesiti ed il loro significato.
Quesito n.1: «Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
L'articolo che si vuole abrogare (12 commi) stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga (supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust, ndr), altrimenti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. *
Votando SI si approva la modifica.
Votando NO si lascia invariata la norma attuale.

Quesito n.2: «Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008?»
L'abrogazione di questo articolo (quattro commi) consentirebbe di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art.23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico). *
Votando SI si approva la modifica.
Votando NO si lascia invariata la norma attuale.

Quesito n.3: «Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»
La norma che si vorrebbe abrogare consente al gestore di fare profitti sulla tariffa idrica, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. *
Votando SI si approva la modifica.
Votando NO si lascia invariata la norma attuale.

La presa di coscienza di una lotta decennale prende quindi corpo,occorre soltanto che il popolo partecipi a questa grande conquista.

Maurizio Cirignotta

La “Benzina” un carburante Sociale per l’Italia


Valutando una realtà basata sugli interessi legati al petrolio che oggi sembra avere portato ad una situazione insostenibile per il cittadino Italiano che oramai può considerare l’Auto un bene di lusso. Sembra infatti che proprio su questo bene comune e necessario per la locomozione di tutti che si incentrano gli interessi fiscali dello stato Italiano e dei paesi produttori di petrolio che trovano in questo senso la possibilità di poter gestire a proprio piacimento il prezzo a livello mondiale attraverso una vera lobby. A pagare sempre il popolo che dovrà sborsare circa 254 euro in più all’anno per spese obbligatorie di locomozione legate alla benzina. Le colpe le possiamo fare ricadere anche sulle accise statali che hanno una storia lunga di ben 75 anni e che basano le loro fondamenta sui vari problemi dell’Italia , si parte dalla guerra dell’Abissinia con un aumento di 1.90 lire per continuare con il finanziamento della crisi di Suez del 1956, il finanziamento del disastro del Vajont del 1963, il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966, il finanziamento del terremoto del Belice del 1968 , il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976 , il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980 ,il finanziamento della guerra del Libano del 1983 , il finanziamento della missione in Bosnia del 1996 ed infine il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004,il tutto per la modica cifra di 486 lire pari ai 25 cent di oggi a cui viene sommata anche l’imposta di fabbricazione e l’IVA del 20% per un totale del 52% del costo globale alla Pompa. Il prezzo finito comunque è composto anche da altre voci, quali il costo del prodotto raffinato,il trasporto primario,il costo dello stoccaggio,le varie spese d’ufficio e di punto vendita fino ad arrivare al gestore per un totale che si aggira in circa il 30% del prezzo alla pompa. Una cronistoria di imposizione fiscale allarmante per gli effetti sulle tasche dei cittadini e sul bilancio familiare è devastante in considerazione anche delle altre imposizioni fiscali obbligatorie. Tra le classi di lavoratori e di singoli cittadini vengono maggiormente colpiti tutti coloro che non hanno un’attività commerciale perché non possono godere di nessun beneficio detrattivo con un’imposizione doppia rispetto a tutti gli altri. Cosa dire dei pendolari che hanno l’obbligo di usare l’Auto per andare a lavorare? In tutto questo marasma impositorio e solo per la Benzina lo Stato Italiano per ogni aumento di 1 centesimo al litro guadagna 20 Milioni di euro al mese,infatti valutando i dati ufficiali dell’Unione Petrolifera del 2007 le entrate dello Stato legate ai prodotti petroliferi sono state di 35 miliardi di euro di cui 24,7 miliardi derivanti dalle accise e 10.5 dall’IVA. Dalla parte del cittadino alcune Associazioni dei Consumatori dal canto loro propongono una serie di contropartite primo fra tutti il “Fai da te” che permette in alcuni casi di risparmiare 1,5 cent al litro che si possono trasformare in 25 euro l’anno di risparmio,altra mossa economizzante fare benzina nelle “Pompe Bianche” che sono dei distributori senza marchio, ne elenchiamo qualcuna per dovere di cronaca,(Befin (www.befin.it) ,Gazzaniga Petroli ,Enerpetroli (www.enerpetroli.it) , Maremma ,PetroliIes ,Noaloil (www.noaloil.it) ,Dubois, Repsol, Maxcom (www.maxcom.it) , Tuscia Petroli , Facchini , Energia Siciliana ),il problema è trovarli. Tra le proposte invece la completa liberalizzazione del settore petrolifero che forse potrebbe portare dei benefici all’utenza finale. In Europa infine dobbiamo considerare più virtuosi gli Spagnoli seguiti dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Germania che hanno un’imposizione inferiore alla media che si aggira intorno al 57,9%. Possiamo quindi considerare Benzina un carburante “Sociale” ed alla base del nostro Sistema Economico che dà ai Governi i maggiori proventi e quindi fa parte integrante di un ordine costituito Nazionale e Mondiale che non riesce a cambiare rotta attraverso l’uso dei carburanti alternativi.

Maurizio Cirignotta

lunedì 5 aprile 2010

Sanità Siciliana,assegnazione fondi per i Laboratori Analisi,due pesi e due misure


SICILIA-Molte le vicissitudini dopo la riforma del Servizio Siciliano ,collegato con la legge n°5 del 14/4/2009, dove si è agito sia in termini di risparmio economico che di riorganizzazione Sanitaria. Tra gli altri ad essere oggetto dei tagli anche i Laboratori di Analisi Cliniche che sono con l’ultima riforma stati aggregati alle strutture pubbliche nell’ambito dei territori dedicati. Tra gli accordi attuativi di tale linea di riferimento il decreto del Dirigente Generale n° 1903/09 ed il Decreto Assessoriale n° 1933/09 che sono stati emanati in riferimento anche alla legge nazionale del 30 Dicembre 2004 n° 311 (finanziaria 2005) ed in seguito a specifici accordi con il ministero del lavoro, delle politiche sociali , della salute e delle finanze. Una vera rivoluzione per il riordino della rete Siciliana dei Laboratori Privati che si è basata sull’applicazione dei requisiti minimi previsti dal D.P.R. 14.01.97 (aggiornamento del D.P.C.M. 10.02.84 – c.d. Craxi), e sulla presenza di eventuali settori specializzati. Una nota dolente che l’Assessorato Regionale ha voluto precisare in relazione al fatto che molti di questi adempimenti in Sicilia non sono ancora esistenti. La Sicilia è fortemente indebitata e continua a retribuire le prestazioni di laboratorio con Tariffe di remunerazione del 32% più alte di quelle ministeriali. Una lunga premessa che sicuramente è rimasta utile per capire quanto denaro negli anni scorsi è circolato in questo settore cardine della Sanità Siciliana. Tra polemiche e ricorsi al Tar da parte della Federlab Siciliana arriviamo comunque ai giorni nostri con un pacchetto di Laboratori Analisi Privati già accreditati per ogni ASP Provinciale e con l’assegnazione dei fondi 2010( decreto assessoriale 0779 del 15/03/2010) dedicati per provincia da parte dell’assessorato Regionale alla Salute. Ancora una volta è polemica che questa volta si basa su una realtà monetariamente quantificabile per ogni provincia. Tra le assegnazioni infatti si nota come la provincia di Caltanissetta,quella di Ragusa oltre che quella di Enna siano state nettamente penalizzate dal Sistema sanità siciliana. La prima infatti su di un fabbisogno collegato alla popolazione di 6.968.199,00 di euro ha avuto un’assegnazione di soli 4.048.000,00 di euro, la seconda invece quella di Ragusa su 8.173.241,00 euro di fabbisogno ha avuto un’assegnazione di soli 4.344.000,00 euro, ultima la provincia di Enna che su un fabbisogno di 3.287955,00 euro, ha avuto un’assegnazione di 1.779,000,00 di euro . In parole povere l’offerta Sanitaria legata alla Patologia Clinica Privata per queste provincie è al di sotto degli standars e dei fabbisogni e provocherà dopo i primi 4 mesi ,già in Aprile, il solito disagio specie per i cittadini esenti per patologia ed altri che dovranno pagare la quota per intero delle prestazioni di laboratorio se vorranno accedere a queste strutture. Due pesi e due misure che quindi mettono ancora una volta in rilievo la forza del potere Politico localistico a discapito delle Popolazioni residenti di queste provincie.

Maurizio Cirignotta

Gela, mafia o malaffare, il sospetto del dubbio


Sulla questione Mafia in Sicilia la politica di destra e di sinistra ha creato e stà creando un impero di parole che continuano a tacciare il cittadino del Sud di un’infamia che molte volte non gli compete. Il caso eclatante di tale considerazione è avvenuto a Gela, dove alcuni Politici proprio sulla questione Mafia hanno fatto la loro fortuna e dove ancora oggi non si riesce a capire come mai vengano bruciate tante auto a casalinghe, lavoratori ecc. Forse un caso singolo quello del sig. Niki Interlici ma il dubbio di una grande montatura sulla Mafia, sicuramente resta. Una storia macchiavellica che ha avuto come sfondo il recupero di ingenti somme di denaro dalle assicurazioni e dallo stato accedendo ai contributi previsti dalla legge per le vittime del racket. L’ Interlici infatti assieme ad un amico il sig. Di Noto hanno organizzato alla perfezione un grande business che doveva portare nelle tasche dei due, ingenti somme. L’inchiesta denominata “Fuego” è iniziata nel 2009 ed è stata coordinata dal Capitano dei Carabinieri Pasquale Saccone che durante le indagini è riuscito a scoprire che erano stati gli stessi Interlici e Di Noto attraverso l’azione diretta forse di Minori ad incendiare la Smart dello stesso Interlici in via Apollo a Gela nel Marzo del 2009 e provocare l’incendio del magazzino dello stesso Interlici nell’Agosto del 2009. Sui fatti la procura ha firmato le due ordinanze che sono state firmate dal Gip del tribunale di Gela Lirio Conti, su richiesta della locale Procura, guidata dal Procuratore Lucia Lotti. Degne di nota sono anche le dichiarazioni fatte dallo stesso commerciante nei mesi scorsi quando ha accusato la locale associazione Antiracket per averlo lasciato solo. Certamente una vittoria dello stato che però getta molta acqua sul fuoco sulla problematica Mafia in Sicilia e fa scaturire ogni volta il “dubbio dell’innocenza”.

Maurizio Cirignotta

venerdì 2 aprile 2010

Gela, dopo 32 anni nessuna urbanizzazione in via Borca di Cadore


Continuano a Gela città del Golfo, le lamentele dei cittadini in relazione ai disservizi che in taluni casi raggiungono l’estrema forma di sopportabilità civile. Il caso è scoppiato in via Borca di Cadore alla periferia del quartiere Caposoprano dove dopo 32 anni i Cittadini aspettano ancora oggi che i lavori di urbanizzazione vengano realizzati. Molte le promesse della Politica che di anno in anno ha rapito voti senza dare niente ai poveri malcapitati. Disagi da terzo mondo, quindi ,che si rifanno alla impossibilità di arrivare al proprio domicilio in relazione alla presenza di fanghi ed di buche che vigono in un contesto naturale ricco di serpenti,topi,siringhe di drogati e frattaglie di ogni tipo. Un contesto da terzo mondo dove purtroppo giocano anche i bambini che sono le principali vittime di tale degrado urbano. L’Opera di urbanizzazione a detta dell’amministrazione sembra già essere stata messa nel piano delle opere pubbliche negli anni scorsi ma degli ostacoli tecnici non ne hanno permesso la realizzazione. In realtà forse si tratta di “Mafia Bianca” che fonda le sue basi nella presenza di un terreno adiacente di proprietà di un Dirigente del Comune di Gela ,che naturalmente non può essere né toccato né espropriato. Anni di disagi che i cittadini hanno anche voluto quantificare in somme di denaro versate nelle casse comunali che si aggirano intorno alle centinaia di migliaia di euro dovute per ICI, TARSU ed oneri di Urbanizzazione a cui si assommano danni alle auto,gli infortuni dei cittadini dovuti sempre al dissesto della “Trazzera” via Borca di Cadore. Un esempio di degrado urbano, quello di via Borca di Cadore ,che rappresenta il culmine del disservizio amministrativo Siciliano e l’esempio di un’oppressione manifesta nei confronti degli inermi e poveri Cittadini che hanno scelto di vivere a Gela.

Maurizio Cirignotta

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giovedì 1 aprile 2010

Gela,sanità taglio posti letto il movimento polo oncologico scrive al Presidente del Consiglio dei Ministri


Testo integrale della Lettera

Con la presente vengo a comunicare alle S.S VV la grave situazione di disagio che si è nell’ultimo periodo venuta determinare riguardo l’offerta Sanitaria di codesto territorio ed in applicazione della nuova legge regionale n°5 del 14/4/2009 che ha determinato in Sicilia una nuova rimodulazione dei Posti letto e l’accorpamento di molte Aziende Sanitarie che operavano al meglio nei territori. Il Sud della provincia di Caltanissetta caratterizzato territorialmente dai comuni di Gela,Niscemi,Butera,Mazzarino rappresenta infatti una grande realtà in termini di popolosità ma nello specifico anche per numero di cittadini che si attestano in circa 125.000 persone. La nuova offerta sanitaria voluta dalla Regione Siciliana nell’ambito del piano di rientro ha certamente portato a dei risultati concreti in termini economici e di riduzione di Poltrone, vedi il positivo di bilancio di circa 25 milioni di euro avuti nel 2009 di contro però non ha certamente uniformato l’offerta Sanitaria sancita dall’art.lo 32 della costituzione e fondata sull’equità in rapporto alle distanze ed alle esigenze dei territori. Gela ed i paesi limitrofi sono distanti circa 80 km dalla provincia ed hanno subito un taglio di posti letto ruotanti all’interno del distretto CL2 forse esagerato. Andando ai numeri si denota infatti come nel distretto CL2 (125.000 abitanti) sono stati assegnati 213 posti per acuti con un indice di riferimento di 1 posto letto ogni 5,85 abitanti,cosa che invece non è stata fatta nel distretto CL1(160.000 abitanti) dove invece si è tenuto conto di un indice di riferimento di un posto letto ogni 4,85 abitanti, con un totale di posti letto per acuti assegnati di 359. La differenza di soli 35000 abitanti ha quindi prodotto ben 146 posti letto in più rispetto al sud della Provincia. Andando invece all’offerta sanitaria nello specifico al sud della provincia di Caltanissetta sono stati eliminati i reparti Malattie Infettive,i posti letto per i Talassemici si sono drasticamente ridotti. Molti i servizi necessari che attualmente non sono previsti ,vedi l’emodinamica associata all’ Utic,un servizio per grandi ustionati ecc . Naturalmente non parliamo di Chirurgia Vascolare e di Neurochirurgia forse sarebbe troppo. Da premettere che Gela come oramai tutti sanno è anche la città dell’inquinamento ambientale,dei Tumori ,oltre che della Mafia. Una Condizione di vero bisogno sanitario che ad oggi si poggia sul nulla che si chiama “Oncologia”, solo tre posti letto per acuti ed una mancata realizzazione ad oggi della Radioterapia , non è stata posta nemmeno la prima pietra,in considerazione anche di un finanziamento di euro 5.890.000,00 relativo all’art. 20 della legge 67/88 posto in essere alla regione siciliana da anni. Nella speranza che la fiducia data alle S.S.VV non sia vana,in attesa di una vostra , colgo occasione per porgere cordiali saluti.

Maurizio Cirignotta