martedì 31 marzo 2015

Italia: Jobs Act, dopo 60 giorni ancora un aumento della disoccupazione giovanile



I dati Istat dei primi due mesi del 2015 certamente non sono indicativi, ma sembra che in Italia il problema Lavoro rimane ancora una piaga. Una contrapposizione che mette in risalto due elementi collegati al pianeta lavoro, una quello dell’allungamento dell’età pensionabile e l’altro quello della disoccupazione giovanile. La riforma del lavoro legata alla neonato  Jobs Act doveva provocare una svolta nel mercato del lavoro privato, ma ad oggi solo 79.000 le assunzioni fatte in gran parte nel centro dell’Italia infatti sulla perdita del 70% dei posti dal 2008 al Sud e di 284.000 posti persi al Nord, il centro guadagna 48.000 posti di lavoro. Il dato odierno Istat ci porta a capire come a Febbraio si sia registrato un calo dell’occupazione su gennaio 2015 ed una impennata della disoccupazione che arriva al 12,7 % e circa 23.000 persone che si aggiungono all’esercito dei cerca lavoro. Sul dato Istat di Gennaio 2015 a Febbraio sono 44 mila a perdere il lavoro. Gli effetti sono nel breve periodo in contrasto del dato annuale di + 93.000. Il dato preoccupante riguarda i giovani infatti la disoccupazione giovanile vede un + 1,3 % sul mese di Gennaio 2015 rispetto a fine Febbraio con un dato globale del 42,6% in pratica 34.000 giovani hanno perso il lavoro. Un dato che si rileva è la perdita di lavoro sul dato mensile di 42.000 unità per il sesso femminile. Il tasso di inattività si mantiene stabile al 36%, contro il 36,4% di febbraio 2014. Su base annua gli inattivi diminuiscono dell’1,4% (-204 mila). Guardando i nostri concorrenti europei si registra ancora un lieve calo: in febbraio, secondo l'ultimo dato diffuso oggi da Eurostat, il tasso è stato pari all'11,3% nell'Eurozona (era l'11,4% in gennaio e l'11,8% nel febbraio 2014), al livello più basso dal maggio di 3 anni fa. I dati della Germania sono significativi infatti perdono il lavoro in 5.000 in più rispetto ai 10.000 attesi. Il lavoro resta quindi una piaga sociale in Italia ed in parte anche nell’Eurozona ma il problema reale è dovuto alle centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che hanno chiuso i battenti sotto la scure dell’austerità e delle tasse selvagge,queste non potranno più assumere. Cosa succederà quando passeranno i 36 mesi di bonus legati al Jobs Act questo non lo possiamo prevedere. Intanto si è giustamente ed in maniera lungimirante pensato di allungare l’età pensionabile ponendo i paletti a 42 anni di contributi e 67 anni di età. Ci chiediamo se i giovani potranno accumulare tanti contributi se oggi alla soglia dei 30 anni sono ancora disoccupati ? 

                                                                                         Di Maurizio Cirignotta

domenica 15 marzo 2015

Gela: Il MIS presenta il nuovo Coordinamento Provinciale. “Autonomia prima di tutto”



Oggi a Gela  nasce un nuovo coordinamento Politico della Provincia di Caltanissetta  del MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia). La presentazione del nuovo gruppo , che sarà retto a livello provinciale da Giuseppe Carnevale  è avvenuta  il 15 marzo 2015 alle ore 10,30 presso i Locali dell’Hotel Sileno, presenti all’assise il  Presidente  Nazionale Salvatore  Musumeci, il Segretario Nazionale Sebastiano Rapisarda , il vice segretario Carmelo Cuschera e Massimo Corrao nuovo coordinatore di Gela. Tra gli intervenuti anche alcuni candidati a sindaco tra cui l’Avv  Lucio Greco.  Il movimento ha puntato la sua campagna informativa sull’applicazione integrale dello Statuto speciale di Autonomia Siciliana e sulla mancata applicazione degli art. li 36, 37, 38,39 oltre che degli art.li 14,17e 43 dello Statuto. In pratica secondo i presentatori del movimento, l’evento pattizio che nacque con la scrittura della carta autonomista e firmata  il 15 maggio 1946 dall’allora Re D’Italia non è stato mai applicato ed anzi è stato demonizzato dai vari governi nazionali che si sono susseguiti negli anni dal 1946. Una storia convulsa che ha visto l'annessione dello Statuto alla costituente Italia con legge costituzionale del 26 febbraio 1948 n° 2. Si era raggiunto uno scopo importante per i siciliani quello di avere una certa autonomia dallo stato centrale. Ben 43 articoli modulati e scritti per meglio operare. I siciliani però non avevano fatto i conti con gli ascari Isolani ,eletti dal popolo ma che proprio a Roma avrebbero decretato l'inizio della demolizione dello stesso statuto. Lo stato italiano secondo i relatori non ha mai digerito l'autonomia siciliana e lo ha dimostrato rendendolo privo di potere di norma costituzionale, tra gli articoli, ne elenchiamo alcuni nel dettaglio: L'art.lo 38 che presupponeva di ridare ai siciliani tutto il denaro che in fatto e in diritto era stato sottratto dal 1860 al 1943 con i torti finanziari, sociali ed economici inflitti all'Isola dall'Italia durante i primi 83 anni di dominazione colonialista , i soldi sarebbero stati seppure gradualmente e sotto una voce "umanitaria", l'Art. 14 che presupponeva una legislazione esclusiva in ben 27 materie elencate nello stesso articolo è stato demolito da tutte una serie di norme unitarie nazionali, l'art. 15 che presupponeva in maniera lungimirante l'abolizione delle provincie fu considerato incostituzionale quando la legge regionale del 24 febbraio 1951 fu dichiarata illegittima, Gli art.li 21 e 22 sono stati solo una beffa nessun governo,infatti li ha mai presi in considerazione il varo della legge per l'istituzione dell'ENEL ne rappresenta l'esempio.(Cfr. ARS, Resoconti Parlamentari V legislatura, CCVII Seduta, 22 febbraio 1965, pagg. 394-395), l'art. 31 non ha mai visto la nascita di un corpo di Polizia regionale o un chiaro potere del presidente della regione in merito, le prefetture non sarebbero mai dovuto esistere in Sicilia, l'art. 40 dedicato all'incameramento di valuta pregiata non è stato mai applicato. Uno statuto che in pratica non è stato mai applicato e tenuto in considerazione per una chiara volontà di Roma. Una storia negata ai siciliani è che oggi si  concretizza con le modifiche costituzionali già votate alla camera che hanno l’obbiettivo di cambiare la conformazione del Senato nazionale con un futuro costituito da 100 delegati eletti dalle regioni. Dietro le quinte di una riforma  democratica  la modifica del titolo V della costituzione dagli articoli dal 114 al 133. Le autonomie speciali (art. lo 117) come quella della Sicilia perderanno molti dei loro poteri e con l’eliminazione delle Province troviamo anche la perdita di molte competenze che passano sotto il controllo dello stato  che avrà una clausola di esclusiva vedi (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico,energia,infrastrutture,comunicazione, ecc.).Saranno  maggiori le competenze dello Stato centrale ,secondo la riforma Boschi , infatti potranno essere commissariate  le Regioni ed gli enti locali in caso di grave dissesto finanziario, come quello che oggi attanaglia la della Sicilia . Lo Stato, inoltre, potrà esercitare una "clausola di supremazia" verso le Regioni a tutela dell'unità della Repubblica e dell'interesse nazionale. Gli statuti speciali in pratica vengono demoliti della loro forza Costituzionale. Una storia  che quindi continua  e da sempre nega ai Siciliani il proprio sviluppo in termini di industria,collegamenti ferroviari,strade,agricoltura,pesca,turismo,economia e sfruttamento delle risorse petrolifere ed altro. Un futuro certamente buio che i rappresentanti del movimento contestato con la loro presenza a Gela. 

                                                                                                            Di Maurizio Cirignotta



martedì 10 marzo 2015

Sicilia: Il Sindacato FSI-CNI incontra la VI commissione Sanità dell’ARS



Una giornata particolare per il Sindacato degli Infermieri FSI-CNI della Regione Sicilia, che oggi 10 marzo 2015 ha incontrato a Palermo i componenti della VI commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana. Una convocazione quella del sindacato degli Infermieri per fare il punto sulle tante criticità che da tempo attanagliano le varie realtà Siciliane, collegate al problema salute. Presenti tra gli altri il presidente della commissione On. Di Giacomo e  l’On Gino Ioppolo che hanno ascoltato le dichiarazioni del segretario regionale del CNI Calogero Coniglio. Molte le critiche al sistema di salute siciliano ed alle gravità che si sono rese pubbliche nell’ultimo periodo. Secondo Calogero Coniglio:” Oggi le problematiche infermieristiche e delle 22 professioni sanitarie della Sicilia devono essere poste sotto i riflettori della politica, 4 anni di attività sindacale hanno prodotto esposti e denunce a tutte le 9 procure Siciliane e ben 4 interrogazioni parlamentari collegate alle procedure di prevenzione verso la diffusione del Virus Ebola ed alle aggressioni continue del personale sanitario in molti Pronti Soccorsi Siciliani, ancora oggi sprovvisti di un posto di polizia o di un sistema di cautela verso gli stessi dipendenti. Notevole il malcontento delle professioni sanitarie che attualmente hanno in molte realtà una discrepanza di trattamento dovuta alla mancata progressione economica orizzontale bloccata dal DGLS n.78/2010 e convertito in legge al n. 122/2010 che ha di fatto determinato la sospensione di tutte le progressioni di carriera ai fini economici ma non ai fini giuridici per gli anni 2011, 2012, 2013, con la L. 190 del 23/12/2014, oggi la legge di stabilità 2015 può dare uno spiraglio di apertura per l’ utilizzazione dei fondi a livello di contrattazione decentrata, occorre però un decreto assessoriale di ratifica che dia il via alle 17 aziende sanitarie siciliane. Riguardo l’implementazione dei posti di  lavoro -Calogero Coniglio- ha posto l’indice sulla proposta di legge già presentata all’ARS sulla libera professione, norma che potrebbe rideterminare nuovi spazi nell’ambito del mercato del lavoro e porre nuovi orizzonti alla carenza Infermieristica delle Aziende sanitarie. Altra nota importante è la costituzione dell’Unità di degenza Infermieristica nell’ambito del panorama Ospedaliero che potrebbe portare ad una chiara riduzione dei costi di degenza per acuti dai 1200 euro attuali ai futuri 200 euro. Infine il sindacato ha proposto anche l’istituzione della 18^ azienda sanitaria di emergenza che andrebbe a sostituire in toto tutto il sistema 118 siciliano.    

                                                                                           Di Maurizio Cirignotta