martedì 31 marzo 2009

Gela: Ancora oggi non ha un Piano Regolatore Generale.

Mafia,inquinamento,abusivismo e malaffare hanno caratterizzato negli ultimi trenta anni la vita della città del Golfo,”Gela”. Una città a sud dell'Italia e frontaliera rispetto all'Africa che dopo il processo d'industrializzazione degli anni 60 ,ha da sempre disatteso le leggi regionali e nazionali trovandosi oggi nelle condizioni di avere uno sviluppo urbanistico lontano anni luce dalla parvenza cittadina di una città di 77.000 abitanti. Un vero “Paisazzu” come molti siciliani osano definire un territorio ove il caos urbanistico l'ha fatta da padrona ed ha trovato il suo pieno umus costruendi..Una condizione difficile per il comune di Gela che ancora oggi non riesce attraverso la sua amministrazione a dotarsi di un Piano regolatore Generale come previsto dalla legge regionale del 12 gennaio 1993, n. 9, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 3 del 16 gennaio 1993, ed entrata in vigore il giorno successivo a tale data che all'art. 6 fornisce una serie di norme e di vincoli innovativi in materia urbanistica. Tra i vari comma l'obbligo di dotarsi di uno strumento urbanistico ,pena lo scioglimento dei consigli comunali dei comuni, di cui al comma 1° dell'art. 3 della legge regionale n. 15/91, che entro il 31 dicembre 1993 non avrebbero provveduto ad assumere le delibere di adozione relative alla formazione o revisione dei piani regolatori generali. Norma che dovrebbe essere applicata attraverso un decreto del Presidente della Regione che su proposta dell'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente di concerto con l'Assessore regionale per gli enti locali, previa deliberazione di Giunta regionale può avviare lo scioglimento dei consigli comunali inadempienti. Premessa la presenta di molteplici vincoli ambientali e paesaggistici nel territorio comunale quali i SIC e ZPS che hanno determinato sicuramente dei rallentamenti nelle varie approvazioni delle varianti. Oggi dopo 15 anni non si riesce ancora a capire cosa sia successo a Gela dove tale legge non è mai stata applicata e come nella piena legalità di facciata possano avvenire tali fatti a discapito di uno strumento urbanistico necessario per la città. Molti cittadini e rappresentanti dei comitati di quartiere parlano di responsabilità da parte dell'amministrazione comunale che forse tende a favore solo i grandi costruttori e gli imprenditori edilizi che si divideranno in futuro la grande fetta di territorio attraverso la costruzione di villette, non permettendo quindi ai privati di costruire nei cosiddetti lotti interclusi in quanto la quota di cubatura permessa per il comune di gela non favorirà l'ulteriore autorizzazione di progetti di edificabilità privata. Quale verità si nasconde dietro l'approvazione del Piano Regolatore Generale a Gela? Perchè la regione siciliana non ha ancora provveduto al commissariamento, in applicazione della legge? Perchè i consiglieri comunali non votano l'atto e ritardano l'approvazione? Ci sono forse dei poteri oscuri? Ci sono interessi e collusioni ?.Tante domande senza risposta che nella città della legalità ancora oggi propongono il dubbio dell'innocenza e fanno pensare al solito malaffare strisciante che può operare anche dietro le quinte della politica per raggiungere i suoi scopi.

venerdì 27 marzo 2009

L’Italia dei furbetti evade il fisco per 128 miliardi di euro.

Questo è quello che emerge da uno studio fatto dalla KRLS Network of Business Ethics per conto dell’associazione contribuenti italiani che ha calcolato in 125,8 miliardi di euro il totale di imposte sottratte all’erario nel 2008. Le aree poste all’attenzione dello studio sono Cinque : l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. Nella prima area riguardante l'economia sommersa si denota un sottrazione al fisco italiano di un imponibile di circa 125 MLD di euro l'anno. L'esercito di lavoratori in nero è di circa 2,2 milioni. Di questi 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 30 MLD di euro. La seconda area è quella dell'economia criminale che investe le grandi organizzazioni mafiose che sono ben posizionate in 3 regioni del Mezzogiorno dove controllano buona parte del territorio. Si stima in questa area un giro d’ affari non "contabilizzato" di 120 miliardi di euro l'anno con un’imposta evasa di 40 MLD di euro. La terza area invece è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Secondo i dati ministeriali e dello Sportello del Contribuente infatti il 79% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (52%) o meno di 10 mila euro (27%). In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali il 79% non versa le imposte dovute. Si stima in questo caso un'evasione fiscale attorno ai 17 miliardi di euro l'anno.
La quarta area è quella composta dalle big company. Di tre aziende una chiude il bilancio in perdita e non paga le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” utile a spostare fittiziamente la tassazione nei paesi dove non esistono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 30 MLD di euro. Inoltre, negli ultimi cinque anni, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 7 per cento le imposte dovute all'erario grazie all'uso di conti offshore. Infine c'è l'evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all'erario circa 8,8 miliardi di euro l'anno. Nella classifica delle regioni troviamo al primo posto la Campania con +9,4%. Secondo e terzo posto spetta invece rispettivamente al Veneto con + 9,1% e alla Lombardia +8,9%. A seguire troviamo il Lazio con +7,5%, la Liguria con +6,8%, l'Emilia Romagna con +6,3%, la Toscana con +5,9%, il Piemonte con +5,7%, le Marche con +5,3%, la Puglia con +4,8%, l'Abruzzo con +4,6%, la S
icilia con +4,3% e il Trentino Alto Adige con +4,1%. Alla Lombardia il maggior aumento dell'evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, rispetto al 2007, di circa il 9,6%. Dati impressionanti che fanno capire come l’Italia non riesca ancora a controbattere l’evasione fiscale che raggiunge ancora oggi cifre stratosferiche infatti dei 128 miliardi ne basterebbero solo 30 per attuare il federalismo fiscale. Secondo l’associazione dei contribuenti basterebbe mentre il dito sulla piaga attraverso l’integrazione delle banche dati oltre che estendere gli studi di settore alle grandi imprese, banche ed assicurazioni, costringere gli istituti di credito a chiudere le loro filiali offshore, impedendo di effettuare operazioni finanziarie nei paradisi fiscali e soprattutto riformare la riscossione che non riesce ad incassare neanche il 10% dell’imposta accertata.
Nel riquadro la mappa dell’evasione fiscale 2008 in Italia:

ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.200.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti € 30 MLD

ECONOMIA CRIMINALE Controllo del territorio € 40 MLD

SOCIETA’ CAPITALE Il 79% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila € 17 MLD

BIG COMPANY Transfer pricing conti off-shore e società estere € 30 MLD

LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali € 8,8 MLD

giovedì 26 marzo 2009

Votata la nuova legge di riordino del S.S.R,il movimento polo oncologico vince la sua battaglia per l'oncologia a Gela.

Molte le diatribe e le varie discussioni in merito alla problematica sanitaria del territorio di gela che in questi giorni la politica ha messo sul tavolo mediatico dei vari network. Tanti però hanno dimenticato le battaglie annali del movimento polo oncologico che ancora una volta, dopo la radioterapia e precorrendo i tempi ha lanciato le direttive giuste nei momenti più opportuni ottenendo con la nuova legge di riforma 248/A la piena gratificazione di tanti sacrifici fatti a favore dei malati oncologici del territorio. La nuova legge di riforma infatti varata dall'assemblea regionale siciliana ha pienamente accettato e prodotto tutte le richieste fatte dal movimento a partire dalla denuncia sulla negazione dei diritti umani legati alla salute prodotta alla Commissione Europea nell'ottobre 2008 e dalle varie missive inviate al ministro della salute On. Sacconi ed al presidente del consiglio On. Berlusconi, oltre all'ultima lettera inviata il 9 febbraio 2009 al presidente della VI Commissione Sanità On.Beninati, dove il movimento indicava a pieno titolo l'applicazione nei territori siciliani ad alto impatto ambientale della legge regionale del 06/02/2006 n°10 che all’art.1,comma 3 ,stabilisce che l’Assessorato Reg.le per la Sanita’,nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione del nuovo Piano Sanitario Regionale ,puo’ autorizzare l’attivazione di nuove unita’ operative complesse ad elevata assistenza ricomprese nell’allegato A”Alta specialita’” come da decreto del 27 maggio 2003 “piano di rimodulazione della rete ospedaliera” oltreche’ nuove unita’ operative complesse in discipline Oncologiche nei presidi ospedalieri o nelle aziende ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale”.Condizione che si è rilevata utile e positivamente approvata dall'assemblea regionale in data 18 marzo 2009 attraverso gli emendamenti(9.1.7) dell'On. Miguel Donegani all'art. 9 della suddetta legge che oggi recita:“Nel quadro della riorganizzazione delle aziende sanitarie continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, della legge regionale n. 10 del 2006 relativamente all’attivazione di nuove unità operative complesse in discipline oncologiche e radioterapiche nei distretti ospedalieri e nelle aziende ospedaliere ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale” e degli On. Federico e Speziale che invece hanno interagito nell'ambito delle risorse da dedicare a tali strutture oncologiche. Un'operatività interdisciplinare politico-popolare che ben congeniata ha portato dei risultati concreti a Gela e di questo il movimento ringrazia tutti i nostri Deputati regionali che si sono proposti in tal senso, chiedendo ora di guardare al futuro applicativo di tali norme.

Maurizio Cirignotta

lunedì 23 marzo 2009

Gela , Salute e Dintorni di Maurizio Cirignotta

Presso l'Istituto Magistrale Statale di Caltanissetta si è svolto giorno 23 marzo 2009 alle ore 16.00, un dibattito incentrato sulla ricerca storica dei nostri mali,in un presente pieno di dubbi ed incertezze un passato spesso positivo ma anche deleterio per alcuni territori della provincia di caltanissetta oggi ultima provincia d'italia per sviluppo economico.Tra gli interventi quello del Preside B.Lupica (Dopo le riforme Fondiarie) e del Dott.T.Giarratano(lacci e gabbie all'economia d'impresa) e anche quello di Maurizio Cirignotta su Gela Sanità e Dintorni che si pubblica in maniera integrale:

Gela nasce come città industriale nella seconda metà degli anni 50, quando sotto la spinta della scoperta nel 1956, da parte della Agip Mineraria, di un giacimento di petrolio di scadente qualità per l’alto contenuto in zolfo e l’alta viscosità, decise di costruire il Petrolchimico, un grosso insediamento industriale, quasi una risposta al polo industriale privato del siracusano. La posa della prima pietra del Petrolchimico avvenne il 19 giugno del 1960 alla presenza del Presidente dell’ENI Ing. Enrico Mattei (Morto nel disastro aereo di Bascapè il 27 ottobre 1962, fatto che ancora oggi resta un grande mistero italiano. Dichiarò Taviani: “La mattina del 28 ottobre 1962 siamo stati a due ore dalla guerra”. In quel frangente era essenziale conoscere la posizione dell’Italia nel quadro dell’Alleanza Atlantica. E le idee neutraliste di Mattei, data l’influenza che egli esercitava sulla politica estera e sul Governo, rappresentavano un rischio.
Forse qualcuno temette, in quelle ore convulse, un suo discorso potesse destabilizzare l’Alleanza in un momento così cruciale per le sorti del mondo). Mattei comunque fù un pioniere che aveva voluto con forza e determinazione la costruzione del petrolchimico nella zona di Gela. La struttura produttiva del Petrolchimico, dotata anche di centrale termoelettrica propria(ancora oggi funzionante a pet coke), la nuova industria ha basato i propri proventi nella raffinazione del petrolio, nella chimica organica (fertilizzanti) e nella petrolchimica, con la produzione di etilene ed acrilonitrile (prodotto base per la produzione di fibre sintetiche), e quella inorganica con produzione di acido solforico, ammoniaca, cloro, soda, solfato di ammonio, urea e concimi complessi. A partire dagli anni ’75 entrava in produzione un impianto di dissalazione di acqua di mare, di proprietà della Regione siciliana e gestito dall’Eni, che ancora oggi fornisce acqua dolce, per gli usi potabili, industriali ed agricoli a tutta la fascia costiera che va da Gela ad Agrigento. Una grande speranza basata sul fatto che che i grandi insediamenti industriali, concentrati in ristrette zone, potessero rigenerare il tessuto economico-sociale diffondendone i benefici a macchia d’olio nelle zone vicine. Tutto questo purtroppo non è avvenuto. Né a Gela, come nel polo di Augusta-Priolo-Melilli, gli stabilimenti hanno cambiato la fisionomia della territorio. In queste zone dove si è vissuto per decenni nella speranza dell’industrializzazione, dello sviluppo, del benessere, della ricchezza per una popolazione abituata a miseri salari ed all’incertezza di un domani . L’insediamento industriale infatti fu visto come un fenomeno rivoluzionario che avrebbe potuto aumentare a dismisura il reddito pro capite e realizzare quindi il sogno degli uomini del sud,quello di lavorare nella propria terra senza il bisogno di espatriare,certamente una visione ingannevole che nel tempo ha dato le sue risposte. Quarant'anni di industria ha infatti portato a Gela nel corso degli anni il trasferimento di manodopera dall’agricoltura all’industria, i maggiori redditi, il benessere, il modo di pensare e di vivere, ha favorito lo sviluppo della Mafia e dei suoi loschi interessi. Oltre alla motorizzazione di massa ricordo la Vespa della Piaggio e la 500 della Fiat, la lavabiancheria, la cucina a gas,abbiamo notato un netto aumento di malattie professionali, di neoplasie, di nati malformati, di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo,dell'entrata nella catena alimentare di metalli pesanti quali il, mercurio. Una condizione che nel tempo ha portato inesorabilmente all’espansione dei consumi ed all’aumento dei prezzi, con gravi disagi per coloro che non lavoravano nelle industrie, ed al peggioramento della qualità della vita. I principali valori di qualità colpiti sicuramente sono stati la salute e l'ambiente, beni ai quali non si può rinunciare se vogliamo ancora oggi avere la dignità ed il diritto di chiamarci ,uomini. Nel concepire queste realtà industriali basate sul mero sfruttamento dei territori non si pensò, per esempio, alle infrastrutture come ferrovie e strade necessarie per il trasporto delle materie prime, dei prodotti finiti, per il movimento degli addetti e per creare vie di fuga in caso di calamità. Delle vere e proprie cattedrali nel deserto che rappresentano oggi un pericolo costante per tutti i territori sedi di industrializzazione di massa. Negli anni ci si accorse che il danno provocato era immenso ed allora furono varate le prime leggi di riferimento quali la legge 349/86 che sanciva il diritto di alcune aree della Sicilia tra cui Gela e Priolo ad essere annoverate tra quelle ad elevato rischio di crisi ambientale,ponendo Gela tra i primi 5 siti a rischio in Italia. Nel frattempo il sistema viario ferroviario non ha avuto lo sviluppo sperato, infatti oggi la provincia di caltanissetta è stata tagliata fuori dai processi di sviluppo della rete regionale. Aspettiamo ancora oggi dopo trent'anni che l'autostrada Gela -Siracusa sia completata stiamo forse arrivando a Scicli con i fondi FAS ,se ce li danno !!. Certamente un quadro complessivo irto di ombre e di luci che ha caratterizzato lo sviluppo sociale dei territori industrializzati dove si doveva fin dall'inizio pensare anche ad uno sviluppo eco -sostenibile. Nessuno ad oggi ha pensato e voluto creare a Gela un registro Tumori perchè forse poteva rappresentare una minaccia.... in quanto valore contrattuale per eventuali risarcimenti.
La salute dei cittadini ha quindi dovuto sopportare nel silenzio le sue grandi perdite ,infatti le morti per tumore oggi non sono quantificabili si parla di una percentuale del 100% in più rispetto alla media nazionale. Le varie denunce mirate a trovare una connessione tra tumori, malformazioni e grave impatto ambientale, ancora oggi, non hanno dato dei risultati concreti. Un bisogno di salute che quindi andava preso in considerazione specie per quanto riguarda queste patologie è stato questo il volano che ha fatto scattare la molla interna, utile a portare avanti le tante battaglie lo strumento è stato il movimento polo oncologico di gela. Uno dei primi passi è stato quello di guardare la nostra costituzione che all' art.lo 32 recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E' stato proprio il rispetto della persona umana legata alla salute che assieme ad alcuni studi e dati epidemiologici ci hanno fatto capire quale pericolo incombeva sulla nostra salute,nel dettaglio infatti vari studi sulle esposizioni ambientali dei residenti nei comuni con grandi insediamenti industriali effettuata dal Dipartimento osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana* - in collaborazione con l'E.S.A Epidemiologia Sviluppo Ambiente e con l'ASL ROMA/E «Stato di salute della popolazione residente nelle aree ad elevato rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale della Sicilia - Analisi della mortalità (aa 1995-2000) e dei ricoveri ospedalieri (aa 2001-2003)» si è valutato il quadro di mortalità (1995-2000) e di morbosità (2001-2003) della popolazione residente nelle aree siciliane dichiarate dalla legislazione nazionale e regionale «aree ad elevato rischio di crisi ambientale», tra le quali rientra anche l'area industriale di Gela. In questi studi attraverso appositi parametri tecnico-statistici rispetto alla popolazione residente nei comuni limitrofi scelti come riferimento; evidenziavano che nell'area di Gela vi sarebbe «un eccesso di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne; che si registra in particolare un aumento dei tumori dello stomaco, del colon retto, della laringe, dei bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin; un eccesso di ricoveri per le malattie cardiovascolari, per le malattie respiratorie e in particolare per le malattie respiratorie acute, per le malattie polmonari croniche, per l'asma bronchiale e per l'asma nei bambini». Contestualmente si è rilevato anche un eccesso di ricoveri negli uomini per la pneumoconiosi e nelle donne per le malattie del rene. Va evidenziato, altresì, che a Gela sono migliaia i casi di malformazioni congenite vedi spina bifida,palatoschisi ecc. Sempre in tale studio si è notato che che «è verosimile che gli eccessi di mortalità e morbosità osservati nelle aree di Augusta-Priolo, Gela e Milazzo sono attribuibili ad esposizioni professionali ed ambientali legate ai numerosi impianti industriali ed al conseguente inquinamento delle matrici ambientali»come indicato anche dalla risoluzione N. 8-00023 della XII commissione della camera dei deputati del parlamento Italiano. Altro importante tassello è stata la rappresentazione reale di uno studio dell’OMS e del CNR presentato il 5 giugno 2007 su Ambiente e Salute nelle aree ad alto rischio alla VIII commissione permanente Ambiente, territorio e lavori pubblici, in occasione della giornata mondiale per l’ambiente e nell’ambito dell’ Indagine conoscitiva sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e dalle aree ad alto rischio’ dove si specifica che in Italia sono presenti migliaia di siti inquinati di cui 54 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN); circa 6.000 Siti di interesse regionale per le bonifiche (SIR); 58 siti con elevata contaminazione da amianto; 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. I 54 SIN, che vengono gestiti dal ministero dell’Ambiente con Conferenze di servizi e godono di finanziamenti statali dedicati alla bonifica, interessano l’area di 311 Comuni, per una popolazione che va dai 6,4 agli 8,6 milioni, a seconda se si escludono o includono Milano e Torino. In considerazione del fatto che la dimensione del problema è dunque consistente, considerando oltretutto che dagli studi epidemiologici effettuati in molte aree appare chiara la relazione tra inquinamento e aumento della mortalità e di alcune malattie tumorali, croniche o acute. Nelle aree urbane inoltre caratterizzate da inquinamento atmosferico che interessa circa 9 milioni di italiani,quindi circa il 16% della popolazione residente nelle 13 città di maggiori dimensioni, dove una media di 8.220 morti l’anno, tra il 2002 e il 2004, è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3. Nei 54 siti di interesse nazionale per le bonifiche, il CNR svolge - tramite 16 Istituti - attività di ricerca sulle tecniche di monitoraggio ambientale, sui metodi e strumenti innovativi per le bonifiche dei siti inquinati, sulla valutazione dello stato di salute delle popolazioni. Oltre a Porto Marghera, i siti più studiati sono quelli sardi del Sulcis-Iglesiente, quelli siciliani di Augusta-Priolo e Gela e quelli pugliesi di Taranto e Brindisi. Per la zona di rilascio incontrollato di rifiuti in Campania, il CNR ha contribuito al lavoro realizzato dall’OMS per la Protezione Civile, individuando in un gruppo di 32 Comuni a maggior rischio una correlazione con i dati di mortalità e di prevalenza di malformazioni congenite nei nati. In questo senso si incastona lo studio effettuato recentemente dal ministero dell’ambiente detto progetto Sebiomag ,vedi brochure. Tanti dati e tante certezze che dopo 40 anni non hanno mai portato niente a Gela sebbene vi fossero alcune leggi e convenzioni internazionali di riferimento vedi la :

1-Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina : Convenzione sui Diritti dell'Uomo e la biomedicina(Oviedo, 4 aprile 1997) che all'Articolo 3 –« presuppone un Accesso equo alle cure sanitarie,Le Parti politiche prendono, tenuto conto dei bisogni della salute e delle risorse disponibili, le misure appropriate in vista di assicurare, ciascuna nella propria sfera di giurisdizione, un accesso equo a cure della salute di qualità appropriata ».

2- La legge regionale del 06/02/2006 n°10 che all’art.1,comma 3, che stabilisce che l’Assessorato Reg.le per la Sanita’,nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione del nuovo Piano Sanitario Regionale ,puo’ autorizzare l’attivazione di nuove unita’ operative complesse ad elevata assistenza ricomprese nell’allegato A”Alta specialita’” come da decreto del 27 maggio 2003 “piano di rimodulazione della rete ospedaliera” oltreche’ nuove unita’ operative complesse in discipline oncologiche nei presidi ospedalieri o nelle aziende ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale”.

Un corollario di condizioni favorevoli per cercare di sviluppare una sanità malata che a Gela ha notato da sempre disinteresse per le tematiche oncologiche e per i tanti bambini malformati, nati nella misconoscenza di un sistema oppressivo basato su di un voluto silenzio annale da parte di tutti. Un lavoro quindi quello del Movimento Polo Oncologico di Gela che ha creato tutte le condizioni per lo sviluppo per la realizzazione della radioterapia(Appalto il 18 marzo 2009) e per ottenere in ultima battuta nell’ambito dell’art.lo 9 della nuova legge 248/A di riforma del servizio sanitario regionale, ancora in discussione all’A.R.S., la condizione utile relativa alla primaria localizzazione delle Unità Complesse di Oncologia nelle aree ad alto impatto ambientale. Dei risultati mirabili che non debbono fare demordere in quanto l’obbiettivo finale è quello di agire sempre nella valorizzazione dei diritti umani legati alla salute così come chiesto dal movimento alla commissione europea dove si è chiesto un un atto di indirizzo comunitario a favore delle aree ad alto impatto Ambientale Nazionali e della Sicilia che presupponga l'obbligo di creare in codeste zone degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico per Patologie da Industrializzazione previsti anche dal Decreto Legislativo16 Ottobre 2003, n° 288. Tali strutture permetterebbero anche alla popolazione Gelese di poter fare finalmente Prevenzione, Diagnosi e Cura.
Maurizio Cirignotta

giovedì 19 marzo 2009

Risparmio virtuale ,Auto Blu, Italia al 1° Posto.


In un mondo virtuale in cui i media ci hanno immersi in questi anni , oggi si parla sempre più di risparmio globale, ma in realtà le spese sostenute dallo stato per alcuni capitoli sono sempre le stesse. Caso unico ma non sporadico e quello delle auto Blu,per interderci quelle che viaggiano a spese dei contribuenti e quindi a costo zero per chi li utilizza, che in Italia hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 607.918 unità con un incremento rispetto all’anno precedente del 6% ,condizione che che permette al nostro paese di acquisire il nuovo record Mondiale 2008. I dati sono scaturiti da uno studio illustrato a Roma in un convegno avente titolo: “Evasione fiscale: studio ed analisi del fenomeno in Italia”, dove, l’associazione dei contribuenti ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica, in soli due anni infatti si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, con un aumento del 6%.. La legge di riferimento del 1991 che limita l’uso di Auto Blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori Generali è rimasta solo un cartaceo mai applicato. Valutando invece la classifica di demerito vediamo, a livello mondiale, al comando l'Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000, un vero palmares a carico dei contribuenti, naturalmente.

mercoledì 18 marzo 2009

Il Movimento Polo Oncologico vince la sua 2^ battaglia per l'oncologia a Gela


Giornata memorabile per il Movimento Polo Oncologico di Gela che a fondamento delle proprie battaglie fatte nei mesi scorsi a livello della Commissione Europea, del Ministero della Salute,dell'Assessorato Regionale e della VI commissione Sanità (con missiva del 9 febbraio 2009),attraverso denunce pubbliche,relazioni ed incatenamenti vari,in relazione alla competenza territoriale dei dipartimenti di Oncologia a struttura complessa che debbono essere di primaria istituzione nei siti ad alto impatto ambientale che in Sicilia ricadono nelle zone di Gela, Priolo e Milazzo. In relazione anche ad una piena valutazione interpretativa supportata da varie norme nazionali,vedi tra queste l'identificazione da parte del ministero dell'ambiente dei siti ad alto rischio ambientale come identificato dall'art.lo 18 comma 1 del D.L. del 5 febbraio del 1997 che annovera Gela e Priolo al 3° posto in Italia, e dalla legge regionale del 06/02/2006 n°10 che all’art.1,comma 3 ,stabilisce che l’Assessorato Reg.le per la Sanita’,nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione del nuovo Piano Sanitario Regionale ,puo’ autorizzare l’attivazione di nuove unita’ operative complesse ad elevata assistenza ricomprese nell’allegato A”Alta specialita’” come da decreto del 27 maggio 2003 “piano di rimodulazione della rete ospedaliera” oltreche’ nuove unita’ operative complesse in discipline Oncologiche nei presidi ospedalieri o nelle aziende ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale”.Condizioni predisponenti che sono entrate in discussione all'Assemblea Regionale Siciliana oggi 18 marzo 2009 nell'ambito della discussione ed approvazione della legge 248/A di riordino de S.S.R. che in relazione all'emendamento proposto in aula a favore di tale posizione ed in maniera bipartisan dall'On. Miguel Donegani (PD) assieme ad altri parlamentari delle componenti politiche dell' UDC,PDL ed MPA modifica l'art.lo ,9, specificando le esigenze assistenziali connesse alla peculiarità territoriale derivante dalla presenza di un polo petrolchimico ed alla grande incidenza delle patologie da industrializzazione a Gela,Milazzo e Priolo dando quindi obbligatorietà all' istituzione in questi siti di una struttura complessa di Oncologia. Una grande vittoria per Gela ed il suo territorio che quindi dovrà dotarsi nell'ambito dell'Ospedale Vittorio Emanuele III ,anche senza una paternità aziendale autonoma, di un Dipartimento di Oncologia di 2° livello nell'ambito della fornitura di servizi sanitari ed a completamento del servizio di Radioterapia che oggi ha visto i suoi lumi con la definizione delle ditte appaltanti l'opera.

Maurizio Cirignotta

Scelta la Ditta che effettuerà i lavori per la Radioterapia a Gela


Dopo anni di battaglie comuni finalmente l'epilogo di una storia infinita che ha visto il Movimento Polo Oncologico in prima linea nella battaglia a favore dello sviluppo dell' Oncologia a Gela,primo attore Crocifisso Moscato che purtroppo oggi 18 marzo 2009 non ha avuto la possibilità di assistere all'apertura delle buste relative all'offerta utile all'aggiudicazione dell'appalto per la costruzione della Radioterapia. L'importante struttura finanziata dal ministero della salute per il 95% e dall'Assessorato Regionale alla Sanità per il 5%, in relazione ai fondi relativi all'art.lo 20 della legge 67/88 rappresenta oggi una pietra miliare per lo sviluppo a Gela di un progetto utile a migliorare i servizi e le infrastrutture per i malati Oncologici. La seduta iniziata alle ore 11.00 dalla commissione preposta presieduta dalla dott.ssa Teresa Verga ha visto la presenza delle due ditte in gara,la prima delle due ditte presa in esame è stata la Siemens che assieme alla ditta Ignazio Ali' ed alla Nuclital rappresentano un nucleo temporaneo di imprese che alla valutazione tecnica della commissione esaminante ha avuto un punteggio di 29 ed una valutazione qualitativa di 51,20,mentre la seconda anch'essa riunione temporanea di imprese, partecipante alla gara, costituita dalla Variant e dalla S.G.M. S.r.l. Di Catania ha riportato un punteggio di 23 per un totale qualitativo di 41,25. Dopo questa prima premessa si è proceduto all'apertura delle buste con le offerte in denaro che invece ha visto la Siemens assieme alle ditte patner offrire un ribasso a base d'asta di 0,18,83% con un'offerta in denaro di euro 5.839,900 al lordo dell'IVA al 10%,mentre la Variant e patner hanno offerto un ribasso a base d'asta di 0,0241% e un somma di euro 5.839,595. In virtù dei dettagli indicati e con un punteggio complessivo di 91,20 per la prima e 81,25 per la seconda la commissione ha scelto la Riunione temporanea di Imprese costituita dalla Siemens -Ignazio Ali' e Nuclital come ditta appaltante la costruzione della radioterapia di Gela. La ditta in oggetto a questo punto ha tempo 10 giorni per produrre tutta la documentazione tecnica prevista alla direzione generale dell'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele che a sua volta nel più breve tempo possibile delibererà per la consegna dei locali dell'ospizio marino. La durata dei lavori è prevista in circa 15-18 mesi dal loro inizio. Naturalmente grande soddisfazione da parte del Presidente del movimento Maurizio Cirignotta e del Vice presidente Di Nisi Francesco, presenti all'assise, che in questi ultimi mesi hanno continuato una battaglia irta di ostacoli e vicissitudini che come tutte le cose fatte con il cuore e con libertà d'intenti ha avuto finalmente lieto epilogo.
Maurizio Cirignotta

domenica 8 marzo 2009

PERCHE’ LA SICILIA E’ COSI’?


Conversazioni sulla recente Storia socioeconomica della Sicilia che non è sui libri.
Senza polemiche ma con passione, tra relatori, studenti, insegnanti e cittadini
Per scoprire le origini di mali antichi e le conseguenze attuali Lontani e attenti a non scadere nella Politica maimmersi nella luce della Verità storica


Sempre lunedì dalle 16 alle 18 All’IST. STAT. MAGISTRALE, via Trieste,Caltanissetta


9 marzo-Apre l’On.R.Corona pdl sulla rivolta del 1866
Dott C.Baldacchino già ass prov AG lo sviluppo negato,
trazzere o aeroporti
Ass prov CL Rag F Longombardo sviluppo
Rag C. Parrinello pres. Coldiretti l’agricoltura negata dalla CEE
Rag T. Sberna Confartigianato

16 marzo-Il prof. S.Musumeci Univ Camerino, ciò che non dicono dello Statuto
autonomista e dell’emigrazione
Prof Bontà cosa fa la Chiesa
Dott Maira Riesi

23 marzo- Dott.T Giarratano "lacci e gabbie all’economia e all’impresa"
Preside B. Lupica "dopo le riforme fondiarie"
I.P. M.Cirignotta "Salute e dintorni".

30 marzo- Prof.ssa Rovello? padre Adamo? ecc

6 aprile- Testimonianze del Sindaco Difrancesco e dott S.Scalia Univ.Urbino
Dibattito finale: la Storia genera il futuro.

giovedì 5 marzo 2009

Allarme Usura per il Mezzogiorno d'Italia


La diffusione dello stato di povertà delle famiglie Italiane ancora una volta colpisce le regioni meridionali che arrancano il loro bilancio mensile e sono costretti a rivolgersi a banche e finanziarie. Il 2009 entra infatti all'insegna dell'usura che si stà diffondendo a macchia d'olio specie nel mezzogiorno dove le famiglie sono in maggiore difficoltà economica per la grave recessione che colpisce questi territori. L'allarme viene dato dalle associazioni dei consumatori che lamentano il sovra indebitamento delle famiglie del mezzogiorno, nei primi 2 mesi del 2009 ,infatti, tale piaga è cresciuta del 69,4%, rispetto al 2008 e l’usura è aumentata del 48,2% come rilevato dall'Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello Antiusura monitora costantemente il fenomeno del sovra indebitamento delle famiglie e delle piccole imprese in Italia. Il rischio per le famiglie del mezzogiorno tocca cifre preoccupanti infatti si parla di 464.000 famiglie e 570.000 piccoli imprenditori a rischio. Il debito medio delle famiglie meridionali ha raggiunto la cifra di 22.180 euro, mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 38.590 euro. Al primo posto tra le regioni maggiormente esposte all’usura si trova la Sicilia con 235.000 famiglie e 263.000 imprese, seguita dalla Campania con 143.000 famiglie e 180.000 imprese, Puglia con 40.000 famiglie e 64.000 imprese, Calabria con 35.000 famiglie e 50.000 imprese, Basilicata con 10.000 famiglie e 12.000 imprese, chiude la classifica il Molise con 1.000 e 1000 imprese. Il rischio reale è che molte famiglie ed imprese del meridione possano cadere nelle mani dei vari strozzini e della Mafia. A tale condizione si somma la scarsa propensione delle banche ad elargire credito e l'aggressione da parte del fisco che ha costretto numerose famiglie monoreddito a richiedere la rateizzazione delle imposte. Occorre quindi attraverso il Governo Italiano dare un supporto straordinario a favore della Banca del Mezzogiorno, per rilanciare il Sud attraverso il microcredito sociale e per fermare il proliferarsi dell’usura.

Maurizio Cirignotta

martedì 3 marzo 2009

Giovani Siciliani disoccupati dell'Oriente Europeo.

Mentre il Nord dell'Italia si attesta sempre ai primi posti nel processo di sviluppo economico collegato al rapporto occupazione e produttività (vedi dati ISTAT 2008)di riferimento ,è sempre il mezzogiorno a pagare lo scotto dei mancati investimenti industriali e quindi della mancata creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani nella fascia d'età che va dai 16 ai 25 anni. La Sicilia in questo senso rappresenta il lumicino Italiano,infatti province quali Caltanissetta,Agrigento ed Enna si attestano rispettivamente agli ultimi posti della classifica nazionale con un reddito pro capite che oscilla tra i 12.000 ed i 13.000 euro ed un valore aggiunto relativo all'inflazione del 2.8% rispetto al 2,5 % del nord-ovest. Ma i dati preoccupanti vengono da Eurostat(2007) dove la Sicilia con il quarto posto ed il 37,2 % di disoccupazione giovanile viene paragonata all'isola di Martinica (Francia) che attualmente occupa il terzo posto con il 47,8 %. In un'Italia a due velocità sono sempre le regioni del nord ad allinearsi alle 12 migliori regioni europee ,vedi il Trentino Alto Adige con il 2.6% e l'Emilia Romagna con il 2.9% un divario incolmabile per la Sicilia rappresentato da una percentuale preoccupante del -34 % a significare che al nord dell'Italia su 100 giovani in cerca di occupazione riescono a trovare lavoro ben 97 unità , mentre in Sicilia solo 60 giovani riescono a spuntarla sulla grande piaga della disoccupazione. Una crisi occupazionale che si farà sempre più preoccupante per i giovani Siciliani. Lo stato di reale recessione evidente negli stati UE come viene indicato dai dati Eurostat dell'ultimo quadrimestre del 2008 e dei primi mesi del 2009 non sono confortanti ,la disoccupazione è nettamente in aumento rispetto ai dati del 2007 ed il numero di disoccupati è aumentato di ben 247.000 unità. Molte le aziende che vedranno la chiusura dei loro battenti con tagli incredibili dovuti al calo della domanda in relazione anche ad un cambio di tendenza delle famiglie Italiane che oggi fanno acquisti mirati e solo necessari, perchè ,gli stipendi sono sempre gli stessi e la forza contrattuale dei sindacati viene scemata dall'azione del Governo che non fornisce un reale potere d'acquisto alla busta paga della classe intermedia di reddito ancora oggi oberata da una tassazione forse tra le maggiori in Europa. Per i giovani Siciliani quindi un 2009 nero in tema di primo approccio al lavoro che sicuramente andrà ad alimentare il vuoto che la stessa società odierna pone loro con lo stato di disoccupazione giovanile, in un'età in cui si dovrebbero creare le basi per un progetto di famiglia e di avvenire. Troveremo quindi per nostra volontà un aumento delle devianze mafiose e di una violenza inconsulta, utile ad alimentare la nuova criminalità giovanile Siciliana dell'oriente Europeo.

Le Battaglie del Movimento Polo Oncologico di Gela, forse,salveranno l'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele III di Gela


Le grandi battaglie portate avanti da anni sull'ambiente e sulle mancanze della Sanità Gelese in relazione anche allo sviluppo di centri ad alta specializzazione dedicati alla problematica Oncologia nelle aree ad alto impatto ambientale ,come previsto dalla legge regionale del 06/02/2006 n°10 che all’art.1,comma3 ,stabilisce che l’Assessorato Reg.le per la Sanita’,nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione del nuovo Piano Sanitario Regionale ,puo’ autorizzare l’attivazione di nuove unita’ operative complesse ad elevata assistenza ricomprese nell’allegato A”Alta specialita’” come da decreto del 27 maggio 2003 “piano di rimodulazione della rete ospedaliera” oltreche’ nuove unita’ operative complesse in discipline Oncologiche nei presidi ospedalieri o nelle aziende ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale” ,forse salveranno l' Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele III di Gela ed il suo ambito territoriale. Tale condizione infatti proposta in data 7 febbraio 2009 alla VI commissione Sanità dal Movimento Polo Oncologico di Gela e presa in atto in data 12 Febbraio 2009, ribadisce l'importanza dei siti ad alto impatto ambientale come sede di Azienda Ospedaliera di riferimento. La legge 248/A licenziata in commissione vede infatti all'art.lo 6 (Area Vasta) comma 4/b, la identificazione in sicilia di aree di riferimento omogenee nell'ambito delle quali attivare tipologie di intervento per corrispondere a specifiche esigenze assistenziali connesse anche alle peculiarità locali e territoriali. Giusto in questo senso l'emendamento alla legge che sarà proposto in aula a favore di tale posizione ed in maniera bipartizan da un gruppo di parlamentari dell'UDC-PDL ed MPA e dall'On. Miguel Donegani (PD) che pone l'attenzione all'art.lo 11 comma 3 specificando le esigenze assistenziali connesse alla peculiarità territoriale derivante dalla presenza del polo petrolchimico e dalla grande incidenza delle patologie da industrializzazione a Gela. Condizione utile che sembra avere un ampio schieramento nell'ambito dei 90 deputati dell'ARS che si troveranno nei prossimi giorni a licenziare definitivamente la nuova legge 248/A di riordino del sistema sanitario siciliano e nell'ambito del piano di rientro che permetterà alla Sicilia di recuperare un miliardo e seicento milioni di euro dal ministero della salute.