lunedì 28 gennaio 2008

Italia: La risposta di Ratzinger il Papa Tedesco.


“Non toccate i Santi” questo è il detto che si tramanda da secoli nelle culture e fra la gente di ogni giorno. Alla base di questa dissertazione la cascata di avvenimenti, iniziata con l’apertura dell’anno accademico dell’università “La Sapienza “di Roma quando in seguito a delle proteste di alcuni studenti e professori il Papa si è sentito in dovere di non essere presente alla manifestazione per non creare malumori inutili. Ma è proprio da quel giorno, forse una coincidenza, che gli avvenimenti negativi per l’Italia si sono ripercorsi in maniera veloce e con un disegno ben preciso “Far cadere il Governo Politico della penisola”. Le prime avvisaglie si sono avute con la risposta dei cittadini che hanno voluto dare solidarietà al papa in piazza San Pietro il 20 di gennaio, attraverso una presenza di circa duecento mila persone tra cui anche molti politici cattolici. Sicuramente una risposta forte verso una sinistra radicale che ha voluto chiudere la bocca al Papa in un dibattito pubblico sbagliando il modo ed i tempi. Quello che è successo dopo è all’ordine del giorno,le dimissioni del Ministro della Giustizia Mastella ed il mancato appoggio al governo Prodi che hanno determinato in pochi giorni la mancata fiducia al Senato e la caduta del governo. Dove stia la forza della religione cristiana lo sappiamo tutti ma è importante ricordare anche i milioni di cattolici che si trovano in tutto il mondo e che rappresentano un potere superiore agli stessi Stati di Governo Locali. Un connubio indissolubile basato sulla globalità religiosa che deve, visti i fatti, far pensare le menti italiane dell’estrema sinistra ?. Occorre infatti rispettare la religione cattolica e porsi nelle condizioni di agire nel libero dialogo tra le parti accettando e rispondendo democraticamente.


Maurizio Cirignotta

domenica 20 gennaio 2008

Sicilia: La marcia dei soldatini d’oro i “chicchi di grano”.


La Sicilia nella storia è sempre stata una forza trainante per le economie dei popoli conquistatori,Greci,Arabi,Bizantini,Normanni e Italici. Un’isola dove il Sole ha favorito le messi e la produzione di Grano in un ecosistema quello siciliano che ha portato per 1500 anni il lodevole targhet di “Granaio d'Italia”. Oggi la Sicilia ,dopo anni di dominazioni, vede la pressione indiscriminata di politiche distruttive verso i pochi agricoltori che ancora rimangono a coltivare il Grano,a detta di molti, gli stessi non riescono a contenere i costi d’ esercizio relativi alla coltivazione dell’“Oro di Sicilia”. Entrando a piccoli passi in questo mondo di piccoli imprenditori agricoli si denota infatti il vero stato di sfruttamento del sudato lavoro. Alcuni dati significativi vengono forniti dagli stessi agricoltori che dicono- “dopo quasi un anno di lavoro siamo costretti a vendere il Grano ai centri di raccolta a 16 cent il Kg, abbiamo l’obbligo di mietere il raccolto nel mese di Giugno per paura che possa essere bruciato e molte volte i chicchi sono ancora Verdi,una condizione che presuppone un vero strozzinaggio da parte degli stessi commercianti che ci impongono il prezzo, non riusciamo infatti a contenere le spese e dobbiamo coltivare ortaggi per bilanciare i conti”-continua l’anonimo agricoltore- “Per seminare il terreno a grano dobbiamo pagare un costo pro Kg per chicchi di grano certificati, agli stessi commercianti,di 72 cent”. Farci un’idea, dopo queste dichiarazioni, dell’attuale mondo agricolo siciliano a questo punto e pura illusione, siamo al degrado?. Continuiamo la marcia dei soldatini d’oro e per dovere di cronaca vediamo come alcune normative aiutano gli agricoltori Siciliani nella Coltivazione del Grano; la CEE, infatti fornisce un contributo ad ettaro di 337 euro,obbligando però gli stessi a pagare un’assicurazione che copra l’80% del seminato,per quanto riguarda invece i contributi richiesti per i mezzi di lavoro( legge Sabatini.) gli agricoltori aspettano da 10 anni. Cavalcano l’onda, arriviamo alla farina di grano duro prodotto naturale derivato dalla macina dei chicchi che oggi viene venduta al dettaglio a circa 60 cent pro Kg dal mugnaio e portata poi sui piatti delle famiglie Siciliane sotto forma di Pane a prezzi che variano da 1.70 ai 2.50 euro, a seconda dei comuni della Sicilia. Passiamo quindi dai 16 cent di vendita ai 2.50 euro del prodotto Pane finito con una differenza di circa 2.34 euro a questo punto diremo “Poveri Agricoltori” ed un “No Comment” tutto da criticare. Forse dovremmo fare mente locale su di un prodotto di prima necessità calmierando i prezzi e dando più dignità a chi ancora oggi vuole con amore coltivare la propria terra, senza dimenticare le famiglie che per comprare 1 kg di Pane al giorno debbono sborsare 75 euro che per molti non sono tanti ma per chi vive con 384 euro al mese sono soldi.

Maurizio Cirignotta

giovedì 17 gennaio 2008

Oncologia a gela,fermo l'iter amministrativo.

La notizia fornita al Movimento Polo Oncologico dall’On Filippo Misuraca che attraverso la sua segreteria particolare di Roma ha potuto riscontrare nei ministeri della salute e dell’economia ,lo stato dei fatti relativo al finanziamento (art.20 delle legge 67/88) della Radioterapia a Gela. La pratica in oggetto dice –Misuraca “E’ stata attenzionata subito già dal mese di dicembre dal Sott.rio Gian Paolo Patta che ha provveduto a far apporre la firma al ministro della salute Livia Turco, per poi mandare la pratica al Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa che però da circa 40 gg non appone la sua firma e non favorisce l’avanzamento dell’iter che porterà al definitivo accordo Stato-Regione”. Il movimento polo Oncologico da parte sua, si è subito attivato,inviando una lettera al ministro dell’Economia per sensibilizzare lo stesso ad apporre al più presto una sua firma sul decreto, ed ha minacciato di incatenarsi con i suoi rappresentanti il 6 febbraio 2008 davanti al ministero dell’economia ,per sensibilizzare la politica verso la realtà Oncologica di Gela città ad alto impatto ambientale.

Maurizio Cirignotta

lunedì 14 gennaio 2008

Sicilia e Sardegna le isole rifiuto per un’Italia disattenta ?


Montagne di rifiuti in arrivo in questi giorni dalla Campania nelle due maggiori isole dell’Italia, Sardegna e Sicilia che all’occorrenza svolgono il loro compito di pattumiera nazionale. Molte Regioni blasonate quali: la lombardia ,la basilicata,il Friuli Venezia Giulia e la Liguria , hanno infatti rifiutato l’accesso dell’immondizia campana nel proprio territorio, tra le scuse “Non possiamo dare un’ aiuto Concreto”. Il senso di responsabilità nazionale della Sicilia e della Sardegna ha quindi prevaricato le critiche e le proteste locali, ma a quale prezzo?.Molti parlano di Tumori e Malformazioni che ormai non possono numericamente essere quantificati, annoverandoli tra le vittime bianche di un olocausto sibillino che nessuno vede o tocca con mano, ma miete vittime a non finire. Intanto in sede governativa improvvisamente si fanno miracoli per accontentare i governatori isolani, fioccano le promesse. Tra le tante, lo sblocco entro 3 mesi,di una norma collegata alla finanziaria che impedisce l’utilizzazione dell’energia prodotta dai termovalorizzatori in corso di costruzione. Tale contributo infatti permette di coprire parte dei costi relativi alla realizzazione degli stessi impianti. Ma a questo punto cerchiamo di capire perché si è determinata una tale situazione in Campania. A detta di molti cittadini sembra che le discariche siano piene e quindi l’immondizia non viene raccolta perchè non vi è un luogo dove stoccarla. Occorre aprire nuove discariche? Chi ci guadagna……? Per evitare questo alcuni hanno proposto una soluzione semplice “La Raccolta Differenziata” che permette di riciclare al 100% i rifiuti. Posto ad esempio un comune della toscana, Capannori(Lu), dove (fonte il sole 24 ore) con la raccolta differenziata si è riusciti a risparmiare qualcosa come 700mila euro e produrre 4280 tonnellate di rifiuti in meno. La differenziata raggiunta ad oggi è del 50% ma l’obbiettivo per i prossimi anni è dell’80%. Altri parlano invece di termovalorizzatori che sono degli inceneritori con recupero energetico ,questi infatti sono degli impianti che utilizzano rifiuti, generalmente i rifiuti solidi urbani, che trattati adeguatamente producono CDR, (ovvero combustibile derivato dai rifiuti ) che serve a produrre calore o energia . Si tratta quindi di vere e proprie centrali elettriche. Tra gli effetti negativi sulla salute riscontrati con impianti ormai obsoleti e non con i nuovi impianti sono i Tumori:(sarcoma dei tessuti molli; linfoma non Hodgkin; tumore del polmone; tumore del laringe; tumore del fegato; tumori infantili),Disturbi e malattie respiratorie,Malformazioni congenite,Alterazione del rapporto di mascolinità. La direttiva Cee a cui oggi questi impianti devono adeguarsi è la 76 del 2000 che presuppone emissioni nettamente inferiori al passato ed in presenza di una raccolta differenziata al 50% abbatte completamente l’emissione di nanopolveri al di sotto del 50% dei valori consentiti (10-30 mg/nm3). Devono inoltre essere costruiti lontani dai centri abitati e monitorati trimestralmente per dare una maggiore sicurezza al cittadino. Le soluzioni proposte sono varie ma sicuramente attuabili, perché in Campania se ne parla da 15 anni ? L’Obbligo di tutti politici e non ,è quello di evitare lo scempio dell’immagine nazionale in tutto il mondo ed impedire di trasportare immondizia in altre regioni. Dalla politica una dichiarazione di Berlusconi sembra essere lungimirante :"Il problema dei rifiuti solidi riguarda tutto il mondo e per dare una soluzione a questo problema o si interrano, o si bruciano o si riciclano." Infine dobbiamo ammettere che le disattenzioni politiche regionali non possono essere pagate da tutte le regioni italiane occorre una maggiore responsabilità politica di indirizzo degli amministratori locali.

Maurizio Cirignotta

lunedì 7 gennaio 2008

Sicilia: 417 e 115. “Strade della morte” ?

La befana ha segnato la fine delle festività natalizie ed i primi bilanci sulle morti bianche nelle strade siciliane rimangono oggi preoccupanti. Il "Piano nazionale della sicurezza stradale" (Delibera CIPE 100/2002) che recepisce le indicazioni del "Piano di sicurezza stradale 1997-2001" derivante dalla Commissione Europea (CE, 1997), finalizzato a dimezzare il numero dei decessi per incidente stradale entro il 2010 sembra non avere avuto dei risultati nelle nostre strade isolane. Le S.S siciliane dette “strade della morte”mantengono i loro rischi e la pericolosità di sempre. Una visione attenta ci permette di puntare l’indice su alcune strade statali: la “417” Gela-Catania che ancora oggi rappresenta un grave pericolo per i cittadini che la percorrono ,infatti l’alta velocità ,la miriade di accessi laterali, le numerose curve sono causa di gravi sinistri,l’indice di gravità del 93,7 indicato dall’Automobil Club Italia in uno studio statistico del 2003, rimane invariato in quanto la mancata esecuzione, come indicato anche dalla commissione trasporti della camera, del necessario raddoppio delle corsie è solo una chimera vista anche l’attuale indifferenza del ministero per le infrastrutture. Intanto continuano le morti bianche e le famiglie piangono la mancata sicurezza delle nostre strade siciliane. Nell’ultimo periodo un’altra strada statale siciliana la “115” nel tratto stradale Gela-Licata zona Manfria si è posta all’attenzione della collettività per i nove incidenti stradali avvenuti in meno di 15 gg ,con un bilancio di 2 morti e decine di feriti. La causa di tutto questo, l’aumento a dismisura del traffico pesante e non ,dovuto all’apertura della strada statale “626” Caltanissetta-Gela, che oggi rappresenta una primaria via di sbocco alternativa verso le provincie di Agrigento,Caltanissetta e Ragusa dell’autostrada del mare che approda a Termini Imerese e Palermo. Anche in questo caso non si è tenuto conto della zona abitata prospiciente alla neo frazione di Manfria che viene letteralmente tagliata in due dalla statale e non riesce a sopperire all’aumento del traffico veicolare, pagando così con le morti bianche il prezzo di molte disattenzioni. L’unica alternativa è quella di attivare al più presto la circonvallazione dei castelli che utilizza la S.P.86. Una lotta contro il tempo onde evitare che le disattenzioni politiche provochino altre morti bianche innocenti nelle strade statali siciliane.

Maurizio Cirignotta

venerdì 4 gennaio 2008

Dal Ministro degli interni “No’ alle provincie”. Dal Comitato per la provincia del golfo di Gela ,”una provincia vera” ,quella del golfo.

Mentre a livello nazionale alcune compagini politiche che fanno riferimento al ministro degli interni Lamberto Dini, pongono al governo delle condizioni importanti di verifica, tra cui “l’abolizione delle provincie” ,a Gela infuoca la battaglia sulla legittimità della provincia nissena. A lanciare il testimone il presidente del comitato provincia del golfo, Filippo Franzone, che attraverso un suo comunicato stampa datato 3 gennaio 2008 dichiara” E’ sciocco pensare che i problemi, di Gela e del circondario, si risolvano soltanto mandando a governare la Provincia di Caltanissetta, un’altro Gelese, anzi…Il problema di questa comunità-continua Franzone- non è “acchiappare” un posto, ricoprire una carica, questa può essere un’aspirazione personale, ma non l’obiettivo di una comunità. La comunità gelese si deve battere per lo sviluppo, non solo economico, ma anche sociale e culturale.” Una lamentela che parte da lontano e dalle attuali condizioni logistico-economiche-sociali e sanitarie in cui oggi versa il territorio a sud della provincia di Caltanissetta, lontano circa 80 km. dalla centralità provinciale. La regione siciliana dal canto suo e vista la sua esclusiva competenza, ha cercato di legiferare a tal proposito nel lontano 1986 con la legge regionale n° 9 del 6 marzo, in cui si proponeva la costituzione in rapporto alla popolazione abitante (180.000 unità) di nuove provincie regionali, guardando come fonte anche l’art 15 dello statuto di autonomia siciliano. Lo stesso articolo infatti in maniera lungimirante ,vista la sua datazione (D.L. 15 maggio 1946 n° 455), è in linea con le richieste nazionali del Ministro Dini, dettando “Si sopprimono le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano. L’ordinamento degli enti locali in Sicilia,quindi ,si basa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali.” Certamente molte sono le problematiche in riferimento al tema in oggetto, ma valutando i tempi e la situazione di stallo economico in cui oggi versano gli italiani sembra essere più giusto ridurre i costi della politica e le competenze dei vari enti pubblici con la soppressione delle provincie e la creazione a livello nazionale dei consorzi di comuni,a modello dell’art. 15 dello statuto siciliano. Una condizione che meglio può rispondere alle esigenze territoriali, sia dal punto di vista economico, coagulando interessi e strutture industriali nell’ambito di circa 50 km,sia dal punto di vista sanitario, evitando i soliti viaggi della speranza. Le diatribe territoriali, comunque, oggi certamente non ci dirigono verso soluzioni concrete mentre le soluzioni di governo possono dare veramente una svolta epocale al sistema burocratico ed ai vari mangia,mangia decennali che ci hanno portato sulla soglia di una povertà disattesa ma sicuramente presente tra il popolo.

Maurizio Cirignotta