venerdì 29 ottobre 2010

Gela,finalmente iniziano i lavori di costruzione della radioterapia


Dopo la posa della prima pietra avvenuta in data 2 agosto 2010, oggi 29 ottobre 2010 iniziano materialmente i lavori per la costruzione delle Radioterapia di Gela. All’alba della mattinata odierna infatti i rumori delle ruspe hanno sancito l’inizio di un iter amministrativo e burocratico durato anni che ha avuto inizio nel lontano 2006. Negli ultimi mesi non sono mancate le critiche da parte di alcune fazioni politiche,molti i dubbi che sono venuti alla ribalta in relazione anche ai ritardi che però oggi vengono fugati dall’inizio dei lavori rappresentati dalla materiale demolizione dell’ex ospizio marino di piazza Trento. Sono 18 i mesi che ipoteticamente dovrebbero passare per la realizzazione dell’opera. Nell’ultimo periodo notevole l’impegno del Direttore Generale dell’ASP 2 Dott. Cantaro che su pungolo del Movimento Polo Oncologico ha velocizzato i tempi favorendo il rilascio di alcune certificazioni. Un’opera quella della radioterapia che viene realizzata in una zona ad alto impatto ambientale ed in un contesto di particolarmente ricco di patologie tumorali. La radioterapia è stata finanziata attraverso la (legge 67/88 ex art.lo 20) con la concessione nel 2008 alla regione siciliana da parte del ministero della salute di un finanziamento di 6.200.000,00 euro. La radioterapia porterà al territorio una sicura ricchezza dal punto di vista sanitario e colmerà il grande disagio che oggi devono sopportare molte famiglie costrette ai viaggi della speranza per i cicli che impegnano i malati di tumore per un periodo di 30 giorni consecutivi.

Maurizio Cirignotta

giovedì 28 ottobre 2010

Carceri Italiane in sovraffollamento: il 36 % è “straniero”


Il dato relativo alla popolazione carceraria Italiana , riferito al Settembre del 2010 continua a mantenere lo status del sovraffollamento delle carceri. Delle 206 tra case circondariali , CR ed OPG ed altro, quasi tutte ad oggi operano in regime di sovrannumero rispetto alla normale dotazione, case circondariali che dovrebbero contenere circa 180 detenuti in molti mesi dell’anno ne ospitano circa 300. Il dato complessivo italiano della popolazione carceraria si attesta in 68.500 detenuti di cui 3000 donne e 65.500 uomini. Gli stranieri invece ospitati nelle carceri Italiane rappresentano il 36 % del totale della popolazione carceraria con circa 25.000 detenuti di cui 23.900 uomini e 1100 donne. Tra le regioni che ospitano maggiore delinquere straniero in alcune case circondariali troviamo il Veneto con il 76 % seguita dalla Sardegna con 72 % e l’Emilia Romagna con il 68 %.
Un sovraffollamento carcerario che si contrappone ad una disponibilità di 43.000 posti. Dati che possiamo considerare significativi per le casse dello stato che hanno attualmente la bolletta in rosso anche in relazione al pagamento della retta giornaliera degli stranieri che certo non potrà mai essere recuperata Un costo oramai insostenibile a carico della collettività che presuppone certamente un primo giro di vite attraverso l’approvazione del decreto sfolla carceri proposto dal Guardasigilli Alfano che porterebbe una boccata di ossigeno al sovraffollamento carcerario diminuendo di circa 10.000 i detenuti (5.964 italiani, 790 europei, 3.987 extracomunitari) della popolazione totale. Tra le righe di contrasto riguardo i numeri certamente la legge Cirielli che impone il blocco dei benefici ai delinquenti abituali. Un’atto successivo che si impone in relazione anche al preoccupante dato (25.000 detenuti) frutto del delinquere straniero è quello dell’obbligo di espiare la pena nei paesi d’origine collegata all’espulsione immediata ,certamente una questione ostica che impone responsabilità ed accordi internazionali non indifferenti,ma propone alla rilevanza nazionale in una realtà sociale che oggi è sotto gli occhi di tutti. L’Italia non può continuare ad essere il paese del ben godi dove tutto e tutti possono fare quello che vogliono,occorrono delle regole di richiamo allo status di cittadino e di residente in Italia che devono essere rispettate.

Maurizio Cirignotta

mercoledì 27 ottobre 2010

Italia, evasione fiscale in aumento raggiunge quota “9,2 %“


Continua la corsa dell’evasione fiscale Italiana che negli ultimi nove mesi del 2010 raggiunge quota 9,2 %. A sostenere la tesi è lo sportello del contribuente di, contribuenti.it ,che nel suo costante lavoro di monitoraggio dell’evasione fiscale ha valutato come nell’anno 2008 i contribuenti non congrui sono ben il 74,6 % valore che si attesta in piena ascesa visto che a fine 2010 si prevede un 83,3% di contribuenti che non risultano congrui al redditometro. Lo stesso infatti risulta completamente anomalo rispetto al tenore di vita di migliaia di contribuenti ,solo 1 su 4 risulterebbe il linea con la fiscalità e le possibilità reddituali. Un’evasione che corrisponderebbe a circa 156 miliardi di euro in un anno. A livello europeo bollino rosso per l’Italia che nella speciale classifica e seguita solo da Romania (42,3% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,3%), Slovacchia (35,4%). I principali evasori sono gli industriali con il (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). Tra le regioni le più virtuose sono quelle del Nord Ovest con il 29,4% seguite dal sud con il 24,5%. Nel contempo il fisco cerca di sopperire alle grandi erosioni del bilancio dello stato, aumentando la pressione fiscale di chi veramente paga le tasse rappresentando lo zoccolo duro delle entrate fiscali italiane (lavoratori dipendenti). L’Italia infatti si pone al primo posto in europa per normative tributarie, ne sono state emanate circa 62.500 solo nel 2010 (dati KRLS Network of Business Ethics). Una percorso che và in controtendenza rispetto alla semplificazione del pianeta fisco ed alla ipotetica riduzione della pressione fiscale attraverso l’istituzione di solo due aliquote di imposizione fiscale. Ancora sacrifici per le famiglie italiane in attesa di tempi migliori?

Maurizio Cirignotta

martedì 19 ottobre 2010

Il Viagra, potrebbe migliorare il decorso della distrofia muscolare di Duchenne


La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi dal Dott.Giuseppe Beavoa della University of Washington e confermata anche dai colleghi della University of North Carolina ,che ha affermato come gli studi fatti sui topi hanno dimostrato come il farmaco “sildenafil” potrebbe migliorare il modo di funzionare del cuore. Si passa quindi per questa molecola da un’azione migliorante la disfunzione erettile ad una azione utile nel trattamento dei sintomi cardiaci della distrofia muscolare. Ancora non chiara l’azione del “viagra” ma sembra che questa scoperta possa aprire nuovi orizzonti per la terapia della distrofia. La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una patologia ad azione progressiva ed ad esito fatale nel suo processo di degenerazione muscolare, nei pazienti colpiti infatti manca una proteina la distrofina a causa di mutazioni nel gene della distrofina X-linked. Secondo i dati del National Institutes of Health la malattia colpisce circa 1 maschio su 3500,gli stessi infatti hanno una maggiore frequenza di contrarre la malattia perché in possesso di un solo cromosoma X rispetto alle femmine che invece ne hanno due, XX. L’azione del farmaco sui topi ha migliorato lo scompenso cardiaco attraverso l’azione di inibizione delle PDE 5 rallentando il danno caratteristico della malattia che sfianca completamente le camere cardiache ed in alcuni casi vi è stata un’inversione di tendenza. I ricercatori ritengono comunque che il farmaco possa in futuro essere utilizzato non per la cura della distrofia ma certamente in associazione in combinazione con altre terapie attuali.

Maurizio Cirignotta

lunedì 18 ottobre 2010

Sicilia, ambulatori infermieristici: Un modo per migliorare la sanità territoriale


La nuova legge di riforma del servizio sanitario regionale Siciliano dello scorso maggio 2009, precorre i tempi e detta nuove regole che porterebbero la Sicilia all’avanguardia nella gestione territoriale della sanità. Un nuovo modo di essere vicini alle problematiche della salute della gente che può migliorare nel tempo anche le liste di attesa e agire significativamente sulle linee guida del DDG 02/07/2008, relativo al “Piano di contenimento delle liste di attesa” e sulla riorganizzazione dell’attività territoriale come indicato dall’art.12 c. 8 della L.R. 5/2009, in collegamento con il D.A. 1150/09 sulla Rifunzionalizzazione dell’area ospedaliera. Punti cardine di tale progetto sono il Punto territoriale per l’emergenza (PTA) e l'unita' territoriale di assistenza primaria (UTAP). L’Obbiettivo e quello di creare un primo filtro territoriale che possa portare alla prevenzione prima di tutto per poi dirigersi verso le cure primarie riservando all’ospedale solo le acuzie e l’emergenza – urgenza. Il PTA rappresenterà l’unica porta di accoglienza del sistema dove si integreranno sia gli aspetti sanitari ma anche le varie situazioni sociali, che saranno gestite da una figura dedicata (l’ass. sociale). Nell’ambito dell’accoglienza, cardine è la funzione dell’infermiere che gestirà l'area ed il punto unico di accesso alle cure domiciliari (Pua), che avra' il compito di valutare i pazienti e di indirizzarli ai successivi percorsi diagnostico-terapeutici. Ma notevole importanza per la professione infermieristica e per la riorganizzazione della sanità territoriale l’istituzione degli ambulatori infermieristici che opereranno nelle 12 ore erogando prestazioni ambulatoriali ed agendo in prima linea nelle cure primarie . Nello stesso ambito l’infermiere si occuperà anche di educazione sanitaria e dei follow-up infermieristici (anche telefonici) autonomi all’interno dei piani di cura condivisi con i medici. Un sistema che permetterà di monitorare lo stato di salute della popolazione mantenendo uno stretto contatto tra bisogni ed erogazione di servizi. Tra i nei di tale programmazione legislativa certamente lungimirante, il grande ritardo delle nuove ASP regionali che ancora oggi lottano con il processo di integrazione Ospedaliera –Territoriale , dimenticando l’attivazione di servizi cardine nei territori quali il PTA e l’UTAP . Unico esempio ancora oggi rimasto isolato e quello di Mazzarino, nell’ambito dell’ASP 2 di Caltanissetta. Tra le sigle sindacali più attive che hanno posto il problema alla rilevanza mediatica il Nursing-Up, che con la sede provinciale di Catania il 14 ottobre 2010 ha denunciato la mancata attivazione degli ambulatori infermieristici da parte dell’ASP 3 di Catania.
Maurizio Cirignotta

mercoledì 13 ottobre 2010

Sanità penitenziaria,la Sicilia fanalino di coda


Tra i problemi collegati allo sviluppo ed alla riforma del sistema penitenziario italiano, sicuramente importante il comparto sanità che oggi rappresenta una delle punte di eccellenza delle carceri italiane. La garanzia della salute ,infatti, sancita dall’art.lo 32 della costituzione rappresenta il fulcro portante della sanità penitenziaria. Un’organizzazione che fino ad oggi è stata garantita dal personale sanitario che nell’ambito delle carceri opera in regime di convenzione (parcellisti) ed anche attraverso sanitari del ruolo tecnico (infermieri ecc.) che invece fanno parte integrante del sistema del ministero della Giustizia. Una correlazione di spesa sanitaria che ha sempre pesato sul sistema carcerario rappresentando una fetta importante dei bilanci nazionali dello stesso ministero. Un problema annoso ma certamente non di scarsa rilevanza che ha portato il legislatore a produrre tutta una serie di atti legislativi . A fare da segnapassi nel passaggio al S.S.N. della sanità penitenziaria il D.P.C.M del 1 aprile 2008 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 30 maggio 2008, n. 126) che discipina "le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria" in attuazione dell'Articolo 2, comma 283, Legge 24 dicembre 2007, n. 244. Un decreto che ha quantificato anche le risorse economiche che devono essere trasferite al S.S.N che sono previste per il 2008 in 157,8 milioni di euro,per il 2009 in 162,8 milioni di euro ed infine per il 2010 in 167,8 milioni di euro.Un decreto che però ancora oggi non è stato ratificato dalle varie regioni che come tutti sappiamo in relazione alla legge sul federalismo sanitario 502/92 hanno personale competenza sull’organizzazione della sanità regionale. Un compromesso variegato che sicuramente non darà univocità al sistema sanità è creerà notevoli problemi di identità e trattamento delle varie figure sanitarie che attualmente operano nel pianeta carcere. L’unico problema che attualmente attanaglia le regioni non sono gli operatori ma il budget economico che tale passaggio rappresenta ,vedi l’ultima regione, la Sardegna, che ha votato con riserva il passaggio al S.S.R della sanità penitenziaria, ponendo come limite la garanzia di un versamento nelle casse regionali di circa 5 milioni di euro. Tra le regioni che invece hanno ad oggi rappresentano un vero progetto pilota, la Toscana che ha approvato in data 30 agosto 2010 una piattaforma che possiamo considerare di riferimento nazionale, specie per la chiarezza sui contratti del personale sanitario penitenziario. Concetto importante, non seguito da altre regioni , è la mancata presenza di un tetto orario settimanale (art.2 L.740/70 e art.6 L.296/93). Riguardo la professione medica gli stessi possono rimanere fino ad esaurimento con la tutela della legge 740/70 e per chi vuole passare al S.S.R si dà la possibilità di inserimento nella medicina dei servizi con tutte le implicazioni normative e giuridiche. Il personale paramedico (parcellista) ,invece, viene assorbito in taluni casi dal S.S.R attraverso un’iniziale contratto triennale a tempo determinato ,sicuramente rinnovabile. Non dobbiamo dimenticare gli infermieri del ruolo tecnico che operano sotto l’egidia del ministero di grazia e giustizia che avranno l’opportunità di passare a pieno titolo al S.S.R. La regione toscana,quindi,in maniera intelligente ha proposto ed attuato un passaggio di garanzia per tutti gli operatori sanitari del settore. Tra le regioni invece che ancora oggi non parlano o legiferano sul passaggio della sanità penitenziaria troviamo la Sicilia del Presidente Lombardo. Un’isola ,la Sicilia, dove oggi si impone un popolo carcerario di 7000 detenuti e 25 istituti a cui si aggiunge un OPG. Un comunicato ufficiale dell’assessorato alla salute regionale ,datato 18 dicembre 2008, indica l’istituzione di un tavolo tecnico per il trasferimento delle competenze, in tale data l’Assessore Russo ha dichiarato : “L’obiettivo di questa prima riunione operativa è quello di attivare tutti i meccanismi tecnici per trasferire alla regione, in tempi necessariamente brevi, funzioni, compiti, risorse umane, finanziarie e organizzative che assicurino la normale erogazione dei servizi a tutela della salute delle persone private della libertà personale. Intendo prestare molta attenzione a questa materia perché il diritto dei detenuti a una adeguata assistenza sanitaria sia un elementare fondamento di civiltà”. Ad oggi la commissione sembra non avere prodotto nulla di concreto visto che in commissione sanità dell’ARS non risulta niente di realmente concreto su cui poter discutere e quindi il fatidico termine del 31 dicembre 2010 non sarà sicuramente rispettato.

Maurizio Cirignotta

martedì 5 ottobre 2010

Le Squillo,evadono il fisco e non rilasciano la fattura


Anche le prostitute,dette anche escort o altrimenti hostess di immagine, evadono il fisco, non producendo fattura dopo la prestazione. Una categoria che sembra avere evaso in dieci anni ben 4,7 miliardi di euro. A puntare l’indice l’associazione contribuenti italiani che ha contestato il fatto che il 92% delle prostitute con rilascia nemmeno lo scontrino sebbene la cassazione con sentenza n. 20528/10 ha sancito tassabili i ricavi di tali prestazioni. Una speciale classifica caratterizza l’Italia del ben godi e vede al primo posto le prostitute di Venezia con 97%, seguita da Genova con il 96%, Aosta con il 95%, Verona con il 94%, Roma con il 93%, Napoli con il 92%; Milano con il 91%, Palermo con il 89%, Torino con il 87% e Bari con il 70%. Molte volte il cliente che richiede la ricevuta viene ulteriormente tassato con una maggiorazione del 20%. Certamente un mondo che cambia e che oggi riesce a colpire anche il mestiere, se così lo vogliamo definire,più antico del mondo. Ma la soddisfazione sessuale può essere quantificata? Il cliente insoddisfatto, volendo, potrebbe anche non pagare la prestazione. Il punto di non ritorno comunque è sempre l’evasione fiscale che rappresenta la nota dolente del sistema Italia, i contribuenti infatti da un campione prodotto dallo sportello del contribuente chiedono nell’89% più rigore nella lotta all’evasione fiscale e giudica l’impegno del governo insufficiente,escort comprese.

Maurizio Cirignotta

domenica 3 ottobre 2010

Italia,crisi degli studi professionali


Una crisi globale che colpisce quasi tutti i settori economici che innesca nel suo tren negativo un circolo vizioso che colpisce a boomerang anche gli studi professionali. A darne notizie le varie associazioni dei contribuenti europei che si sono riunite a capri nei giorni scorsi ed hanno fornito dati importanti sul settore che ad oggi è in netto calo e si attesta a -39% di fatturato e vede la chiusura del 20% degli studi professionali. Tutti i dati presi in esame hanno tenuto in considerazione alcuni indicatori economici riferiti ai primo otto mesi del 2010 che sono stati incrociati con i dati del fatturato, delle prenotazioni, dell'occupazione e delle forniture professionali. I settori professionali colpiti sono quelli di Veterinari, avvocati, sociologi, giornalisti, medici, dottori commercialisti e biologi. La situazione italiana risulta in netta controtendenza rispetto agli altri paesi europei che vedono una netta ripresa vedi Francia, + 4,1% del fatturato, +3,2% in Inghilterra, + 2,9% in Germania, + 2,2% in Spagna, + 2,1% in Olanda e + 1,7% in Svezia. Tra i settori più colpiti quello giuridico-economico dove il fatturato è diminuito del 46% ,segnando un -38% nelle prenotazioni, un -20% nell'occupazione ed un -59% nelle forniture professionali. Anche il settore medico presenta un indice negativo ed il fatturato globale, nei primi otto mesi del 2010, ha segnato un -37% rispetto all'anno precedente, il - 41% nelle prenotazioni, il -24% nell'occupazione ed il - 51% nelle forniture professionali. Infine il settore delle comunicazioni rappresentato da sociologi e giornalisti vede una contrazione del fatturato globale del 36%, un -29% per le prenotazioni, - 26% per l'occupazione e -52% per le forniture professionali. Una condizione certamente preoccupante che rappresenta un indice importante per l’economia italiana e per le scelte del Governo che dovrà prendere in considerazione il settore per favorire il suo rilancio anche attraverso la creazione di ammortizzatori sociali per i lavoratori autonomi tra questi si ricordano, il bonus occupazione per chi assume ed il credito d’imposta sugli acquisti.

Maurizio Cirignotta