sabato 27 giugno 2015

Sicilia, l'Assessore alla salute Borsellino detta Linee Guida per le dotazioni Organiche; CNI-FSI “Siamo prudenti ed ottimisti”

Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti - Attendiamo conferma definitiva se il progetto da noi presentato in Assessorato regionale della Salute il 23 novembre 2014 ed esposto in audizione in VI commissione regionale sanità il 10 marzo 15 concernente l' istituzione delle U.O. di degenza infermieristica venga inserito nello schema di Atto Aziendale e Linee d'indirizzo regionali per la rideterminazione delle dotazioni organiche delle aziende del SSR. Proprio in audizione in commissione sanità, il Presidente Di Giacomo, il componente della commissione, Gino Ioppolo (Lista Musumeci), ed altri componenti, avevano sottolineato l’importanza della proposta di apertura negli ospedali siciliani dell’unità operativa di degenza infermieristica che determinerebbe ingenti economie nelle fasi post acute dei pazienti. Per ogni paziente si risparmierebbero 1.000 euro al giorno: un ricovero costa 1.200 euro al giorno mentre solo 200 euro in un reparto a gestione infermieristica.“ E quale sarebbe il vantaggio per gli ospedali siciliani? “Mediamente un ricovero che comprende la fase acuta e post acuta del paziente dovrebbe durare massimo 5-7 giorni – spiega Calogero Coniglio - Trasferendo i pazienti in fase post acuta nell’ ‘Unità operativa di degenza infermieristica’, si riducono i giorni di degenza e si liberano posti letto all’interno dei reparti che saranno riservati per la fase acutLa forte carenza infermieristica sta raggiungendo livelli preoccupanti nella nostra Regione mettendo così in discussone il diritto del cittadino alle migliori cure possibili. E i cittadini hanno così cercato di superare questa mancanza di personale rivolgendosi ad Infermieri ed operatori sanitari provenienti soprattutto dai paesi dell'est e dall'America latina, con conseguente difficoltà comunicativa che mette in discussione non la professionalità di questi operatori ma l'immediatezza di una pronta risposta assistenziale, per tali motivi le poche riunioni svoltesi in assessorato regionale sono state lunghe. Puntuale come ogni anno poi arriva l’estate e con essa tutti i problemi legati alla carenza infermieristica negli ospedali: la questione relativa alla mancata proroga dei contratti degli Infermieri precari rimane sempre invariata nonostante l'urgenza. E’ la situazione insostenibile denunciata dal Cni-Fsi Sicilia, Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti. A questa situazione si aggiunge la difficoltà per gli infermieri degli ospedali siciliani di usufruire delle ferie estive. In particolare, con l’alto afflusso di turisti a Taormina, Cefalù, Catania, Palermo e Agrigento, vanno attivati i piani anticaldo e potenziato il personale infermieristico. “I campanelli d’allarme – dichiara Calogero Coniglio, segretario regionale di Coordinamento – sono i continui reclami dell’utenza e le aggressioni per le lunghe liste d’attesa, ne sono prova gli ultimi fatti di cronaca a carico degli infermieri nei pronto soccorso. E di conseguenza oltre ai pazienti anche il personale paga le spese della carenza di personale perchè subisce le denunce dovute anche alle carenze organizzative.“Il personale infermieristico è già infatti carente durante il resto dell’anno, ma in estate la situazione diventa drammatica – spiega Maurizio Cirignotta, dirigente sindacale Cni-Fsi - Durante le ferie estive che devono essere garantite agli infermieri per il recupero psico-fisico non si capisce perché negli ospedali non viene predisposto un piano aziendale per fronteggiare la situazione. Il grave rischio è delle conseguenze sull’ assistenza fornita ai pazienti e sulla salute del personale”.Lo scorso 22 giugno l’assessorato ha comunicato ai sindacati che lo schema di “Atto Aziendale” e Linee d'indirizzo regionali per la rideterminazione delle dotazioni organiche delle aziende del SSR è stato inoltrato alla VI Commissione sanità dell’Ars, per il prescritto parere, per il tramite della Giunta regionale e che i documenti sono stati implementati, tenuto conto delle proposte avanzate dalle rappresentanze sindacali. Come per i medici e altre figure sanitarie, anche per gli infermieri, molte delle proposte presentate sono state prese in considerazione e adesso fanno parte integrante del documento definitivo che l'Assessore Borsellino ha inviato in VI Commissione. Quasi 2 infermieri per ogni medico e un OSS circa ogni 3 posti. Gli ausiliari previsti sono 0,75 per posto letto nelle terapie intensive, 0,25 nei reparti di Riabilitazione e lungodegenza, 0,20 nelle funzioni di elevata assistenza e di 0,15 per le altre. Sono alcune delle linee guida che l'assessorato regionale alla Salute ha inviato alla commissione Sanità dell'Ars. "A livello di contrattazione decentrata le direzioni assieme ai sindacati, si legge nel documento, comunque, potranno assumere determinazioni al di fuori dei suddetti parametri, che costituiscono un 'valore tendenziale' sia in termini di minimo che di massimo, sulla base di peculiarità aziendali che dovranno essere motivate."Siamo prudentemente ottimisti, interverremo nuovamente in commissione regionale sanità all’Ars riproponendo i nostri documenti esposti nelle nostre audizioni per sollecitare un ulteriore innalzamento dei coefficienti, e se non ci saranno modifiche e colpi di scena sul documento definitivo, noi come CNI potremmo alla fine considerarci in parte soddisfatti - dichiara Calogero Coniglio,  segretario regionale del CNI-FSI a di altri pazienti. Questo comporta anche un vantaggio enorme per i pronto soccorso che avranno maggiore disponibilità di posti letto, a disposizione dei cittadini che bussano alla porta degli ospedali per essere ricoverati e che molte volte, purtroppo, devono sostare per qualche giorno anche all’interno dei nostri pronto soccorso in attesa che si liberi un posto in un reparto. Si andrebbe così a dare la risposta a quel 'vuoto assistenziale' presente tra  la dimissione ospedaliera e la presa in carico da parte dei servizi territoriali”.Nel documento è stato programmato che per il personale del 118 si porrà in essere una graduale neutralizzazione del sistema attuale che prevede il ricorso prevalente al personale “in incentivazione” a fronte di una azione di graduale integrazione di personale infermieristico esclusivamente di ruolo, creando parecchi posti di lavoro. Il documento lascia un vuoto però nell'assistenza territoriale, domiciliare e ambulatoriale dove non è ancora stato inserito la figura dell'infermiere di famiglia. Sarebbero altre prospettive di lavoro per gli Infermieri siciliani: nessuna di queste realtà, infatti, possiede personale infermieristico dedicato, cioè a tempo indeterminato, quindi potrebbe consentire a tanti infermieri disoccupati di trovare impiego. Su questo settore la FSI-CNI ha promosso Il disegno di legge nazionale sull'istituzione dell'Infermiere di famiglia, presentato alla Camera dei Deputati il 14 luglio 2014 scorso a firma dell'On. Fucci, che è già sul tavolo della commissione sanità alla Camera dei Deputati pronto per l’approvazione, prevede l'istituzione dell'Infermiere di famiglia in regime di convenzione con il SSN, l'infermiere di famiglia".Noi rimaniamo assolutamente contrari ad esternalizzare qualsiasi servizio ai privati, cooperative e società che prendono assistenza in appalto dalle aziende sanitarie e poi pagano meno le ore degli Infermieri.
Per completare il documento, dopo la valutazione della commissione, manca la redazione del verbale ufficiale per riportare le posizioni dei sindacati e gli accordi presi con la dott.ssa Maria Letizia Di Liberti, dirigente del Servizio che ha seguito i tavoli tecnici. "Sono anni che lottiamo – conclude Coniglio, sulle problematiche assistenziali degli ospedali siciliani, in relazione alla aggressioni ospedaliere e alla carenza infermieristica e del personale delle 22 professioni sanitarie denunciate alle 9 Procure siciliane, abbiamo presentato 4 interrogazioni parlamentari anche sulle insufficienti procedure di prevenzione per contagio del virus Ebola in Sicilia, presentate alla Camera e al Senato ai Ministri Lorenzin e Alfano, le denunce alle 9 prefetture, ai sindaci, ai questori, non ultimo incontro con il Questore di Catania. Mi sono fatto portavoce di un forte malcontento diffuso tra le professioni sanitarie di ogni sede per dare risalto alle gravi condizioni lavorative della nostra categoria e per considerare una priorità i riconoscimenti economici dovuti. Rammentiamo al Presidente dell Regione Crocetta, l’Assessore Borsellino e alla deputazione regionale – conclude Coniglio - che già oggi 7 famiglie su 10 rinunciano alle cure perché troppo costose e, per assicurare un futuro più sereno ad una popolazione che invecchia sempre più, è necessario avviare oggi quel cambiamento in grado di assicurare a tutti quanto previsto dall'articolo 32 della Costituzione".

                                                                                                                            MCV

venerdì 12 giugno 2015

Sicilia: Dove sono finiti i 40 milioni di Fondi europei previsti dall’avviso 18 per la formazione gratuita in Sicilia ? Quale valore dare alla graduatoria dell’ l'Asp 3 di Catania? Quali sono i titoli OSS validi in Sicilia?



Il Governo Regionale dopo la bufera della formazione in Sicilia degli anni scorsi, sceglie, con la Gazzetta Ufficiale dell’Ottobre 2014 n°46, di dare a tutti coloro che già si sono formati con vari enti di formazione, autorizzati dalla stessa Regione Siciliana, una validazione tutta regionalistica ai loro titoli, chiedendo un "obolo" di 1800 euro per l’ulteriore qualificazione nel profilo di Oss regionale e l’iscrizione ad un albo speciale. E' la denuncia del Sindacato Fsi-Cni. "Ci chiediamo – dichiara Calogero Coniglio, Segretario Regionale della Fsi-Cni Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti - ma dove sono finiti i quaranta milioni di Fondi europei previsti dall’ avviso n.18 del 2011 che servivano per formare gli operatori socio-sanitari siciliani?. Quando partiranno le procedure per selezionare cinquemila allievi che dovevano partecipare ai corsi di formazione per Oss e ottenere la qualifica gratuitamente ? Una  figura quella dell’OSS, molto richiesta sul mercato del lavoro, prevista nelle piante organiche delle strutture sanitarie, garantisce buone possibilità di trovare lavoro in tutto il territorio nazionale, una porta aperta verso la nuova occupazione di 2.500 giovani, su 5 mila già formati, potrebbero trovare collocazione nelle varie ASP Siciliane, l’obiettivo iniziale era quello di utilizzare il Fondo sociale europeo per favorire l’occupabilità attraverso la formazione di una nuova figura formando operatorida affiancare agli infermieri". Il progetto di formazione era stato progettato d’intesa tra l’assessorato alla Formazione e l’Assessore regionale alla Salute (nella G.u.r.s. del 26/08/2011), si puntava a finanziare i corsi per operatore socio-sanitario, "attraverso una formazione specifica di carattere teorico e tecnico-pratico", avrebbe fornito agli operatori "la capacità di intervenire nelle situazioni di mancanza di autonomia psico-fisica del paziente  con obbiettivo la centralità dei bisogni della persona" . Molte le richieste pervenute a suo tempo da 672 enti pronti a formare le nuove figure socio sanitarie. Un percorso nato dopo anni di buio legislativo di e di merito sulla professione di O.s.s nella Regione Siciliana, nel lontano 22 febbraio 2001 ,infatti, a livello nazionale si firmò l’accordo-stato regioni che dettava: «Accordo tra il Ministro della sanità, il Ministro per la solidarietà sociale e le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, per l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'operatore socio-sanitario e per la definizione dell'ordinamento didattico dei corsi di formazione». Un profilo poi validato con la Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19/04/2001 e concretizzato in molte regioni italiane attraverso una organizzazione formativa di riferimento al testo iniziale e nel rispetto delle disposizioni di legge in materia (decreto-legge 12/11/2001, n.402), recante disposizioni urgenti in materia di personale sanitario, convertito, con modificazioni,dalla (legge 8 gennaio 2002,n. 1). Una norma che dà chiarezza sul percorso formativo e sulla titolarietà degli Oss che oggi operano parimenti operano in tutto il territorio nazionale escluso la Sicilia. La regione Siciliana non accetta ad ottobre 2014 la  norma nazionale partorisce in merito solo due righe all’art.lo 3 dove recita: “Per l’inserimento nel suddetto albo di altri soggetti in possesso dell’attestato di qualifica di Operatore Socio Sanitario si rimanda a successivo provvedimento”.  Il Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta nella trattativa del 4 giugno 2013 prese accordi con i sindacati promettendo la riapertura del procedimento sulla figura Oss, promessa mai mantenuta. Non si capisce bene se per validare lo stesso titolo in Sicilia, già formalmente valido secondo l’accordo stato-regioni del 22/02/2001 a livello nazionale, occorra anche versare ed integrare la cospicua cifra di 1800 euro ed integrare la formazione con 180 ore di teoria e 240 ore di tirocinio. Dubbi ed ombre su un sistema normativo, quello oggi dettato dall’Assessorato alla salute della Regione Siciliana, che sceglie per la formazione gli enti privati che naturalmente avranno lauti guadagni. "Ma la formazione pubblica  e gratuita, dov’è andata a finire ?. Una domanda che non può avere risposte in quanto dopo gli scandali milionari degli anni scorsi la recente norma decide solo di mettere un tetto al costo procapite “1800 euro” e pone l’obbligo di un corso di riqualificazione e di un albo regionale. Certamente una grande confusione visto che l’Asp 3 di Catania ha bandito nel marzo del 2015 una selezione di Oss da adibire alla Rems di Caltagirone, con carattere di urgenza. Il bando nel dettaglio è chiaro e pone come titolo di partecipazione il corso Oss conseguito  secondo l’accordo stato-regioni del 22/02/2001. Ma allora questo titolo di Oss è valido solo al bisogno?", si chiede Maurizio Cirignotta dirigente sindacale della Fsi-Cni ed Rsu all’Asp 3. Naturalmente la chiarezza in tutto questo è solo un optional e la graduatoria degli Operatori Socio Sanitari dell’Asp 3 di Catania non dovrebbe essere valida in quanto i titoli richiesti non sono validi in Sicilia e nessuno dei partecipanti è iscritto allo speciale albo richiesto dalla  stessa norma dell’ottobre 2014 dell’assessorato. Alla fine della storia, inoltre, l’Assessorato ha dimenticato che molti dipendenti dell’Asp 3, sono stati riqualificati proprio dalla Regione Siciliana e con fondi pubblici, ma ad oggi sono al palo perchè non normalizzati nell’inquadramento contrattuale Bs che gli compete.  “Occorre fare chiarezza sulla norma prodotta dall’assessorato con la G.u.r.s n° 46 del 31/10/2014 -continua Maurizio Cirignotta -  Dirigente Sindacale della Fsi-Cni ed Rsu all’Asp 3 - volendo sapere quali sono i titoli Oss validi per lavorare in Sicilia e chi si può iscrivere all’albo regionale. La proposta è quella di equiparare tutti i titoli Oss ottenuti secondo accordo Stato-Regioni del 2001, senza passare da un “pizzo” obbligato di 1800 euro, eventualmente si può prevedere solo un esame integrativo gratuito a domanda per tutti coloro che vorranno iscriversi all’albo regionale già indicato in gazzetta regionale. Rimarchiamo il fatto che sono molti i dubbi e poche le risposte che girano attorno alla figura degli Oss in Sicilia. Vogliamo dare a questa professione i giusti meriti ed allontanare ogni forma di business legato alla formazione in Sicilia”."Intanto in questi anni - conclude Coniglio  - mentre i corsi di formazione per  Oss in Sicilia non partivano sono stati erogati in tutta corsi non autorizzati e rilasciato attestati che la Regione non riconosceva e risultavano carta straccia. Il tutto a pagamento, con costi che oscillavano da 2 a 5 mila euro. Sono almeno tremila i siciliani beffati e, molto probabilmente, pure truffati, con l’aspettativa e prospettiva di trovare un lavoro, si sono visti rilasciare degli attestati poi non riconosciuti dalla regione perchè si sono rivelati fasulli”. “Molti siciliani, soprattutto coloro che non si possono permettere di pagarlo, aspettano la pubblicazione del bando, questo titolo, a cui si accede con il diploma di scuola media, darà buone probabilità di trovare lavoro a tantissimi giovani. Basti pensare che negli ospedali siciliani sono previsti 2.500 posti per Oss".
                                                                                               
                                                                                                                                         MCV