giovedì 30 aprile 2009

Pressione Fiscale gli Italiani pagano il 52,5 % ,mentre l'evasione raggiunge i 333 miliardi di euro

La pressione fiscale in Italia raggiunge stime da record infatti su 100 euro guadagnati si arriva anche a pagare al fisco ben 52,5 euro,certamente una condizione inammissibile visto che a pagare le tasse sono la gran parte di coloro che hanno uno stipendio fisso. A dare una stima del problema la KRLS Network of Business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani che ammette come gli Italiani sono costretti a pagare il 52,5% della loro produzione lavoro un dato che supera di circa 9 punti percentuali quello ufficiale che annualmente viene dichiarato dall'Istat. Ancora una volta alla base di tutto l'evasione fiscale che nel febbraio 2009 raggiunge la ragguardevole cifra di 333 miliardi di euro con imposte sottratte al fisco che si aggirano intorno a 126,1 miliardi . Un dato scaturito elaborando dati ministeriali, dell'Istat, della Banca d’Italia e dello Sportello del Contribuente che rappresenta un primato tutto italiano. Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. La prima riguarda l'economia sommersa che sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 125 MLD di euro l'anno. L'esercito di lavoratori in nero è composto da circa 2,2 milioni. Di questi 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 30 MLD di euro. La seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, in almeno 3 regioni del Mezzogiorno, controllano buona parte del territorio. Si stima che il giro di affari non "contabilizzati" si attesta sui 120 miliardi di euro l'anno con un’imposta evasa di 40 MLD di euro. La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Secondo i dati ministeriali e dello Sportello del Contribuente, il 79% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (52%) o meno di 10 mila euro (27%). In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali il 79% non versa le imposte dovute. Si stima un'evasione fiscale attorno ai 17,3 miliardi di euro l'anno. La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre chiude il bilancio in perdita e non paga le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 30 MLD di euro. Inoltre, negli ultimi cinque anni, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 5 per cento le imposte dovute all'erario grazie all'uso di conti offshore. Infine c'è l'evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all'erario circa 8,8 miliardi di euro l'anno. In testa a febbraio 2009, risulta la Lombardia, con +12,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 11,6% e alla Campania +7,6%. A seguire il Lazio con +7,2%, la Liguria con +6,3%, l'Emilia Romagna con +6,1%, la Toscana con +5,8%, il Piemonte con +5,5%, le Marche con +5,4%, la Puglia con +5,3%, il Molise con +4,4%, la Sicilia con +4,3% e il Trentino Alto Adige con +4,2%. Secondo l'associazione dei contribuenti è proprio l'evasione che determina l'aumento della pressione fiscale infatti "sottraendo" dal Pil nazionale la quota relativa al sommerso economico chi evade, anche se crea Pil, non paga tasse e contributi. L'istituto nazionale di statistica infatti non fa altro che applicare le disposizioni previste dall' Eurostat che stabilisce che i sistemi di contabilità nazionale di tutti i Paesi Europei devono includere nel conteggio del Pil anche l'economia non osservata,una condizione che ha fatto aumentare la pressione fiscale in Italia nell’ultimo anno rispetto a tutti gli altri paesi europei. Occorre allargare la base imponibile per ridurre le imposte a chi le paga. Dall'evasione si possono ricavare fondi importanti che nello specifico del terremoto in Abruzzo si possono quantificare in 50 miliardi di euro utili alla completa ricostruzione. Secondo alcuni cittadini invece il nocciolo del problema anti evasione forse potrebbe stare nella riduzione della pressione fiscale con l'immissione di due aliquote una al 23% fino a 50,000 euro ed una al 33% per tutti i redditi superiori,condizione che stimolerebbe sicuramente il contribuente a pagare le tasse ,infatti oggi il sistema attuale favorisce nettamente l'evasione in quanto molte aziende o professionisti non hanno più nessuna convenienza a fatturare quando raggiungono un determinato limite di reddito perchè l'aliquota da pagare al fisco raggiunge il 50% . Quindi una dritta per l'attuale governo in carica “Pagare meno tasse significa farle pagare a tutti ed in maniera spontanea”.

Maurizio Cirignotta

mercoledì 29 aprile 2009

Il Movimento Polo Oncologico di Gela chiede al Governo il finanziamento di un IRCCS per le Patologie da Industrializzazione


Al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi

Al Ministro della Salute On. Maurizio Sacconi

Al Presidente del Senato
On.Giuseppe Schifani

Al Presidente della camera
On Gianfranco Fini


Oggetto : Richiesta di apertura di un Istituto di Ricerca per patologie da industrializzazione nell'area di Gela.

Le grandi vicissitudini che hanno negli anni caratterizzato il territorio di Gela ,oggi distrutto dopo circa 40 anni di industria, sia dal punto di vista ambientale che Sanitario sono state nel tempo prese in carico dalle famiglie che sotto gli occhi di tutti hanno patito lo status di “mutus residenti” acquisito nella misconoscenza del reale pericolo ,facendosi quindi carico nel silenzio della morte di migliaia di familiari attraverso patologie importanti quali Tumori e Malformazioni di una grave realtà territoriale. Il tasso di mortalità a Gela, infatti, è superiore alla media italiana del 57 per cento in più per i tumori allo stomaco per i maschi e del 74 per cento in più al colon retto per le femmine, del 13 per cento in più per i maschi e del 25 in più per le femmine per malattie cardiovascolari.

Il sogno di Mattei che nel lontano 1962 pose la prima pietra inaugurale utile alla costruzione dell'attuale petrolchimico se da un lato ha portato sviluppo dall'altro ha solamente alimentato Mafia,Malaffare e tanti danni alla salute dei cittadini,la città di Gela infatti era solo una piccola cittadina che basava la sua economia sull'agricoltura ed in special modo sulla coltivazione del cotone.

Ad avvalorare tale condizione anche la classificazione del territorio del Gelese comprendente anche Niscemi e Butera in zona ad alto impatto ambientale come rilevasi dal D.P.R del 17 Gennaio 1995 riguardante l’approvazione del”Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Caltanissetta-Sicilia Orientale”non che’ dell’allegato B del D.M. 18 settembre 2001 ,n.468 (G.U. n°13 del 16-01-2002).

Tra i vari Studi quelli epidemiologici che hanno ribadito la premessa in oggetto, in relazione ai possibili effetti sulla salute derivanti da esposizioni ambientali dei residenti nei comuni con grandi insediamenti industriali come indicato anche dal Dipartimento Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana - in collaborazione con l'E.S.A Epidemiologia Sviluppo Ambiente e con l'ASL ROMA/E «Stato di salute della popolazione residente nelle aree ad elevato rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale della Sicilia - Analisi della mortalità (aa 1995-2000) e dei ricoveri ospedalieri (aa 2001-2003)» si è valutato il quadro di mortalità (1995-2000) e di morbosità (2001-2003) della popolazione residente nelle aree siciliane dichiarate dalla legislazione nazionale e regionale «aree ad elevato rischio di crisi ambientale», tra le quali rientra l'area industriale di Gela, mediante appositi parametri tecnico-statistici rispetto alla popolazione residente nei comuni limitrofi scelti come riferimento; lo studio citato ha evidenziato che nell'area di Gela vi sarebbe «un eccesso di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne; che si registra in particolare un aumento dei tumori dello stomaco, del colon retto, della laringe, dei bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin; un eccesso di ricoveri per le malattie cardiovascolari, per le malattie respiratorie e in particolare per le malattie respiratorie acute, per le malattie polmonari croniche, per l'asma bronchiale e per l'asma nei bambini». Contestualmente lo studio ha rilevato un eccesso di ricoveri negli uomini per la pneumoconiosi e nelle donne per le malattie del rene. Va evidenziato, altresì, che a Gela sono migliaia i casi di malformazioni congenite; tale studio ha riportato che «è verosimile che gli eccessi di mortalità e morbosità osservati nelle aree di Augusta-Priolo, Gela e Milazzo siano attribuibili ad esposizioni professionali ed ambientali legate ai numerosi impianti industriali ed al conseguente inquinamento delle matrici ambientali»come indicato dalla risoluzione N. 8-00023 della XII commissione della camera dei deputati del parlamento Italiano.

Anche l’OMS e il CNR hanno presentato il 5 giugno 2007 un'ampia relazione su ambiente e salute nelle aree ad alto rischio Presentato alla VIII permanente Ambiente, territorio e lavori pubblici, in occasione della giornata mondiale per l’ambiente, nell’ambito dell’ Indagine conoscitiva sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e dalle aree ad alto rischio’ dove si specifica che in Italia sono presenti migliaia di siti inquinati di cui 54 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN); circa 6.000 Siti di interesse regionale per le bonifiche (SIR); 58 siti con elevata contaminazione da amianto; 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. I 54 SIN, che vengono gestiti dal ministero dell’Ambiente con Conferenze di servizi e godono di finanziamenti statali dedicati alla bonifica, interessano l’area di 311 Comuni, per una popolazione che va dai 6,4 agli 8,6 milioni, a seconda se si escludono o includono Milano e Torino.In considerazione del fatto che la dimensione del problema è dunque consistente, considerando oltretutto che dagli studi epidemiologici effettuati in molte aree appare chiara la relazione tra inquinamento e aumento della mortalità e di alcune malattie tumorali, croniche o acute. Secondo un recente studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane interessa circa 9 milioni di italiani, circa il 16% della popolazione residente nelle 13 città di maggiori dimensioni, dove una media di 8.220 morti l’anno, tra il 2002 e il 2004, è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3.In 27 dei 54 siti di interesse nazionale per le bonifiche, il CNR svolge - tramite 16 Istituti - attività di ricerca sulle tecniche di monitoraggio ambientale, sui metodi e strumenti innovativi per le bonifiche dei siti inquinati, sulla valutazione dello stato di salute delle popolazioni. Oltre a Porto Marghera, i siti più studiati sono quelli sardi del Sulcis-Iglesiente, quelli siciliani di Augusta-Priolo e Gela e quelli pugliesi di Taranto e Brindisi. Per la zona di rilascio incontrollato di rifiuti in Campania, il CNR ha contribuito al lavoro realizzato dall’OMS per la Protezione Civile, individuando in un gruppo di 32 Comuni a maggior rischio una correlazione con i dati di mortalità e di prevalenza di malformazioni congenite nei nati.

Il caso Gela ad oggi è stato anche oggetto di importanti studi finanziati dai governi tra cui il progetto Sebiomag del CNR diretto dal Dott. Fabrizio Bianchi che da anni è impegnato negli studi relativi alla correlazione tra inquinamento e ambiente in questi territori.

Una premessa comunque importante oltre che certificata da organi quali l'OMS che ci permette di capire nella sua globalità come il problema Gela sia molto piu grande della realtà praticata in questo territorio dove oggi occorre cercare di prevenire il grave problema sanitario, attraverso l'istituzione di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico per Patologie da Industrializzazione previsti anche dal Decreto Legislativo16 Ottobre 2003, n° 288. Tali strutture permetterebbero alla popolazione del Gelese dopo 40 anni di sacrifici immani di poter fare finalmente Prevenzione, Diagnosi e Cura per le patologie in oggetto.

Tutto questo in linea con l'art 32 della costituzione dove La Repubblica dovrebbe tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e nell' interesse della collettività, e garantire cure gratuite agli indigenti. Nel caso Gela però da un lato abbiamo il garantismo di strutture sanitarie semplici, dove ipoteticamente vi è la presenza dello stato, mentre dall'altro non si è mai considerata la salute riguardo l’uomo anche nella sua dimensione sociale, inserito in un contesto ambientale la cui protezione in questo caso risulta sicuramente compromessa con una prospettiva riduttiva riguardo la concezione del diritto alla salute inteso come diritto dell’uomo ed all’assistenza sanitaria.

Non rifacendomi comunque anche alla normativa europea che certamente è di vostra conoscenza ribadisco l'importanza di un finanziamento pubblico da parte del vostro Governo per la costruzione di un IRCCS dedicato alle patologie da industrializzazione nel nostro territorio,logisticamente votato anche allo sviluppo trans mediterraneo ed alla cooperazione tra i popoli dell'area in questione,un atto di indirizzo che rappresenterebbe sicuramente per la nostra realtà una piena volontà da parte delle SS.VV di garantire la salute anche per le generazioni future.

Con Osservanza ed in attesa di una vostra colgo l'occasione per porgere cordiali saluti.

Maurizio Cirignotta

lunedì 20 aprile 2009

Gela: Petizione Popolare nel quartiere Sant'Ippolito




Il quartiere sant'Ippolito alza la testa nei confronti dell'amministrazione comunale attraverso una raccolta firme, promossa dal consigliere provinciale del PDL Vincenzo Pepe a favore del quartiere . Tra le rivendicazioni una maggiore pulizia degli ambienti pubblici che sembrano essere dimenticati da molto tempo,scale piene di cartacce e spazi verdi e incolti fanno da contorno ad una situazione di grave dimenticanza globale che sembra avere colpito come uno tsunami una delle più importanti arterie stradali della città ,la via crispi,dove sono presenti una miriade di negozi. Il traffico automobilistico oltre a portare inquinamento determina anche rallentamenti ed ingorghi nella viabilità in quanto vige la regola del parcheggio selvaggio che caratterizza ambedue le carreggiate e non permette molte volte il passaggio delle auto. Ma tutto questo è solo la punta di un iceberg che ha alla propria base fogne stracolme che traboccano fuori dai tombini alle prime piogge con il corollario zoofilo dei topi di quartiere. Gli accessi ai vari negozi non hanno degli scivoli adatti ai disabili che molte volte debbono permanere con la propria moto carrozzina ai bordi dei marciapiedi. Un insieme di disagi che rende quindi il quartiere poco vivibile e porta i cittadini alla raccolta delle firme che alla data del 20 aprile ha già raggiunto le 1000 adesioni. A dare manforte anche il presidente del Comitato Permanente per lo Sviluppo di Manfria Maurizio Cirignotta che in relazione anche alle gravi dimenticanze del suo quartiere ha voluto ribadire come una situazione di degrado globale stia pia piano interessando i vari quartieri di Gela vedi le lamentele provenienti anche dal quartiere Eleusi, retto dalla Presidente Sig.ra Bonina, condizione che rappresenta un grave segnale di perdita d'impatto da parte dell'amministrazione comunale. Nell'ambito della raccolta firme viene anche richiesta una nuova forma di partecipazione democratica dei cittadini quella della mozione popolare.

sabato 18 aprile 2009

Legge sul Federalismo, un fantasma in casa delle regioni meridionali ?

Da Gela parte l'allarme alle istituzioni meridionali ed alla Sicilia, il Federalismo, infatti sarà come avere un” fantasma in casa”. Dopo vari cambiamenti di fronte camerale(Camera e Senato) finalmente la famosa legge sul Federalismo voluta fortemente dalla Lega verrà votata al senato nei prossimi giorni e nel giro di circa 7 anni sarà operativa in tutte le regioni italiane. A lanciare l'allarme l'associazione “Popolari per la Sicilia” che ha organizzato giorno 18 aprile 2009 presso il Palazzo ducale di Gela il 1° convegno avente titolo “Federalismo:Il rischio che corre la Sicilia”. Tra i presenti i rappresentanti del consiglio direttivo regionale l'On.Giuseppe Basile, l'On.Antonio Borrometi, il Prof. Filippo Collura, l'On. Fausto Spagna trai relatori il Prof. Andrea Piraino(Ordinario di diritto Pubblico presso l'Università di Palermo) ed il Prof. Mario Centorrino(Ordinario di politica economica presso l'Università di Messina).Tra i vari interventi di rilevanza quello dell'On.Antonio Borrometi che tra le righe del suo discorso introduttivo fa chiaramente trasparire come questa legge andata avanti nel silenzio assoluto e con la complicità anche dell'opposizione di sinistra creerà dei danni alle regioni meridionali ed alla Sicilia che dal 1946 ad oggi non hanno visto lo stesso sviluppo in servizi ed infrastrutture pur pagandole tasse come le altre regioni del nord est e nord ovest , da dove sembra che questa legge abbia avuto i suoi natali.Chi soffrirà di più saranno le varie amministrazioni pubbliche, quali regioni,comuni,province e città metropolitane che oggi al buio non sanno di quali fondi potranno usufruire. Sembra infatti che la Sicilia avrà circa 5 miliardi in meno nelle proprie tasche, una vera emorragia di fondi che neanche la mozione sull'art.lo 37 dello statuto Siciliano fatta votare come parte integrante della legge dall 'M.P.A non riuscirà a contenere. Chi pagherà tutto questo saranno sicuramente i cittadini che si vedranno improvvisamente aumentare le loro tasse. Riguardo il trasferimento dei fondi alle varie regioni si deve tenere presente il nuovo concetto di “costo standard” relativo ai servizi ed altro che sarà unico per tutta l'Italia e non terrà più conto delle variabili regionali. A rincarare la dose sulla pericolosità di questa legge il Prof. Andrea Piraino che ammette come martedì 21 aprile prossimo si vada a votare una legge al buio,infatti non si sono stabiliti ancora le funzioni dell'art.lo V della costituzione e quindi le attività di province ,comuni e città metropolitane infatti i 4 decreti attuativi della riforma federale promessi dalla lega attraverso il ministero dell'interno ad oggi sono ancora in pre commissione e quindi non saranno utilmente pronti prima del voto al senato. Infine grande performance del Prof. Mario Centurrino che dice “questa legge è come avere un Fantasma in casa” infatti le lacune sono notevoli e dobbiamo attrezzarci a dare le nostre risposte. La filosofia con cui è nata questa legge è quella leghista che si basa sul fatto che il nord ha da sempre pagato più tasse del dovuto e che i soldi in più sono sempre andati al sud . Una problematica che non è stata mai contestata dai nostri politici che ci indica chiaramente come si stia accendendo una spia che ci segnala che il Sud non esiste più e che la questione meridionale sia stata annullata. Tutto scorre secondo dei canoni ben precisi come l'annullamento dell'ICI sulla prima casa che è stata pagata con i 4 miliardi che la Sicilia doveva ricevere dai fondi Fas,e questo è solo un esempio del tanto decantato federalismo. Una nota positiva è invece relativa al fatto che in questo disegno globale di decapitazione del sud la Sicilia è una regione a statuto speciale con uno statuto che si ricorda è un'evento pattizio sancito dall'art.lo 116 della costituzione italiana fin dal 1948 che non può facilmente essere cambiata con un colpo di spugna e questa legge ne indica anche le cautele negli articoli 15-2-26 .Nota di colore e che nell'anno 2008 in Sicilia non ci sono stati proventi relativi alla fiscalità di vantaggio perchè grava su determinate imposte che non paga nessuno. Infine per dovere di cronaca rimando alle dichiarazioni fatte dal ministro Brunetta sulla testata il giornale a proposito di regioni a statuto speciale dove si capisce il vero senso di questa legge sul federalismo votata anche dai nostri rappresentanti politici siciliani.

Maurizio Cirignotta

domenica 12 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

Gela: Un Venerdì di passione in ricordo delle 284 vittime del sisma Abruzzese





Una giornata cupa, quella del venerdì santo a Gela, la mente stanca infatti continua a riecheggiare la tragedia Abruzzese accompagnata dallo strazio dei familiari delle 284 vittime del terremoto.
La tradizionale ricorrenza del venerdì santo che da sempre caratterizza la storia della città di Gela ,ripercorre anche quest'anno il suo cammino attraverso la classica liturgia in chiesa madre e la processione del Cristo con la sua corona di spine ed il suo mantello color viola, una croce sulle spalle, all'indirizzo del calvario crocifissorio , a ricordo della salvezza dei peccati degli uomini. L'omelia di Padre Alabiso fatta prima dell'uscita del cristo dalla chiesa madre getta un monito alla popolazione raccolta nella piazza antistante “Non Fiori ma opere di bene a solidarietà delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”,parole che tuonano come lampi in uno dei momenti più difficili dell'Italia. La politica ascolta ed è presente a tutti i livelli, tra gli altri il Presidente della Provincia Regionale On. Giuseppe Federico ed il Sindaco di Gela Rosario Crocetta che ascoltano assorti e si avviano a seguire la processione assieme a migliaia di cittadini. Li segue passo passo la statua di Maria Addolorata che con il suo fazzoletto bianco raccoglie le lacrime di dolore per la sorte che di lì a poco avrà il suo caro figlio ma rappresenta anche il dolore di tante mamme che ancora una volta hanno perso i loro figli in terra d'Abruzzo. Mesta la processione caratterizzata dai lamenti pungenti di un gruppo di fedeli che ripercorrono il dolore dei popoli ed accompagnano il cristo. Alle ore 12 circa l'epilogo finale che vede la crocifissione del cristo davanti alla folla di cittadini in una zona della città di Gela chiamata calvario per la presenza di tre croci a ricordo del luogo dove Gesù fù crocifisso, sullo sfondo le ciminiere del petrolchimico.

venerdì 3 aprile 2009

Effetto Serra,quale verità ?



A pochi giorni dal G8 sull’ambiente che si svolgerà a Siracusa e precisamente a Ortigia,dentro il castello di Maniace, il 22 al 24 aprile. 2009, netta presa di posizione del PDL contro l’ Effetto Serra ed il protocollo di Kyoto. A portare avanti in parlamento ,la battaglia in tal senso, gli onorevoli Dell’Utri , Poli Bortone e Nania che hanno presentato una mozione in Senato dove si ammette che in realtà la problematica relativa all’Effetto Serra come anche indicata dalla Commissione Europea che dà "per scontata l'attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell'atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici", non è del tutto vera ma certamente frutto di un errore di valutazione globale, infatti l’interrogazione parlamentare indica testualmente che ”Una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato(Compreso tra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”. Tra le righe della mozione si contesta inoltre che l’effettivo aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera ed il conseguente aumento della temperatura terrestre sia causa di danni all’ambiente ,all’economia ed all’incolumità degli abitanti del pianeta e che gli effetti citati nel Rapporto Stern non sono indicativi, anzi tale condizione potrebbe portare solo dei benefici. In parole povere lo studio di migliaia di scienziati viene reso futile e addirittura inerte ,lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento delle acque porterebbe infatti dei benefici. Cosa dire a questo punto se fin dall’Ottocento l’anidride carbonica “intrappola” nell’atmosfera il calore del sole, se la Nasa ha dedicato ai cambiamenti climatici notevoli risorse e studi ( inutilmente) , se risulta essere assodato il concetto che bruciando combustibili fossili - carbone, petrolio, gas naturale - entra anidride carbonica nell’atmosfera, se bruciare una tonnellata di petrolio genera 3,09 tonnellate di anidride carbonica. Una tonnellata di gas naturale genera 2,75 tonnellate di anidride carbonica. una tonnellata di carbone, da 1,4 a 2,5 tonnellate di anidride carbonica,se dalla rivoluzione industriale del 2004 sono stati immessi in atmosfera circa 1146 Giga di tonnellate di anidride carbonica,che hanno aumentato la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera di circa 143 parti per milione. Dove stà la verità ? Continuando il cammino di un’ipotesi e per dovere di cronaca troviamo infine il vero obbiettivo di tutto questo, forse, “Attaccare il Protocollo di Kyoto” nella mozione infatti notiamo che : ”Gli obbiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto protocollo di Kyoto e dal cosiddetto accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca”. Il Protocollo di Kyoto è quello che obbliga i Paesi aderenti, fra cui l’Italia, a diminuire le emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra e l’Italia che in questo senso ha dovuto subire una multa pari all’incirca a un miliardo 650 milioni di euro per non avere mantenuto i parametri di riferimento. Un consenso parlamentare quindi necessita per presentarsi al G8 di Siracusa con le carte in regola ? Nessuno però ha pensato al vero isolamento internazionale che l’Italia dovrà subire nei confronti dei Paesi che si fanno paladini dell’ambiente tra cui oggi anche l’America di Obama che forse in ritardo ha capito che bisogna agire in fretta contro l’effetto serra e mettere a punto un modello produttivo più rispettoso dell’ambiente.
M. C.

L'ONU lancia l'allarme entro il 2030 il 67% della popolazione senza acqua


Le risorse idriche mondiali sembrano essere in pericolo, tra le cause lo sviluppo economico mondiale. A lanciare l'allarme sono le Nazioni unite che nel 3° rapporto sullo Sviluppo delle Risorse Idriche nel Mondo, presentato a New York (Stati Uniti), ammette che nel 2030 il 67% della popolazione mondiale resterà senza acqua. Tra le cause la crescita della popolazione mondiale e la sua allocazione, l’aumento del livello di vita, i cambiamenti di abitudine nell’alimentazione ed il peso della produzione di biocarburanti. Il direttore Generale dell' Unesco Koichiro Matsuura ha dichiarato :“Per la crescente scarsezza d’acqua, un governo adeguato è necessario per la sua gestione. La lotta contro la povertà dipende anche dalla nostra capacità di investire nelle risorse idriche”. La relazione esplicativa in tal senso è stata presentata il 16 marzo a Istanbul (Turchia), durante il V Forum Mondiale dell’Acqua. Nella Relazione si afferma che alcuni paesi “stanno arrivando al limite dello sfruttamento delle loro risorse idriche” e che gli effetti del cambiamento climatico gravano notevolmente sulla situazione globale . Molti esperti hanno considerato valida la possibilità che l’acqua possa con il tempo divenire oggetto di indicizzazione politica in virtù anche delle rivalità emergenti tra i diversi paesi ed i diversi settori di attività, nonché tra zone rurali e le zone urbane. Una situazione preoccupante che ha presupposto degli obbiettivi comuni entro il 2015 premesso infatti che nel resto del mondo, i maggiori problemi sono relativi all’inesistenza di servizi basilari adeguati all’uso dell’acqua (acqua potabile sicura, produzione alimentare) e considerando che in molte regioni del mondo e qualora queste tendenze persistano, si prevede che nel 2030 circa cinque milioni di persone, ovvero il 67% della popolazione mondiale, sarà sprovvista di servizi basilari si denota quindi il mancato raggiungimento dell'obbiettivo di Sviluppo del Millennio (OSM), secondo i quali nel 2015 più del 90% della popolazione mondiale userà migliori fonti di acqua potabile. Sempre secondo il rapporto, i progressi in materie di servizi basilari sono insufficienti per raggiungere l’obiettivo fissato. L’Africa Sub Sahariana conta ancora trecentoquaranta milioni di persone senza accesso all’acqua potabile sicura, e cinquecento milioni di persone hanno carenti servizi sanitari. Tali cifre coincidono con le persone più povere, che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Tale disparità mondiale avrà riflessi sulla salute della popolazione. L’80% delle infermità che colpiscono i paesi in via di sviluppo sono infatti legate all’acqua e sono causa di morte prematura per circa tre milioni di persone. La diarrea, ad esempio, uccide ogni giorno nel mondo circa cinquemila bambini, uno ogni sette secondi. Il rapporto segnala che il 10% delle infermità di tutto il mondo si potrebbero evitare con una migliore fornitura d’acqua, con servizi sanitari, con l’igiene e la gestione delle risorse idriche. Altro settore dolente" I Cambiamenti Climatici",nel 2030, infatti il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone in cui la pressione esercitata sulle risorse idriche sarà molto intensa. Nel 2020, tra i 75 ed i 250 milioni di abitanti dell’Africa soffrir ano le conseguenze dell’incremento delle pressioni esercitate sulle risorse idriche a causa della crescente desertificazione del continente e dello sfruttamento delle risorse da parte dei paesi industrializzati. La scarsezza dell’acqua in alcune regioni aride e semiaride del pianeta potrebbe avere serie ripercussioni sulle correnti migratorie. Secondo le previsioni, il numero di persone che potrebbero venire sfollate a causa di tale scarsezza oscillerà tra i 24 ed i 700 milioni. Infine tra le soluzioni indicate quella di minimizzare le perdite d’acqua, migliorare la gestione dell’acqua e ridurne la domanda. Molti paesi hanno già adottato leggi per proteggere le loro risorse idriche ed amministrarle con prudenza, ma secondo l'Unesco non si sono visti ancora effetti tangibili. Nel Bacino del Mediterraneo le maglie urbane ed agricole sono estremamente inefficaci, a causa delle ingenti perdite d’acqua causate dagli sprechi. Si è calcolato che viene disperso il 25% d’acqua nelle zone urbane ed il 20% nei circondari. Occorre secondo i relatori che si approntino dei mezzi utili a responsabilizzare settori come l’agricoltura, l’energia, il commercio e la banca, perché esercitino un’influenza decisiva nella gestione delle risorse idriche. La relazione distingue inoltre tra la cooperazione intergovernativa, tra imprese private ed organizzazioni della società civile.
Maurizio Cirignotta

Lo studio è stato realizzato da ventiquattro organismi ed enti delle Nazioni Unite ad integrazione di ONU-Acqua, per l’incarico di coordinare la sua realizzazioni, il Programma Mondiale di Valutazione delle Risorse Idriche (WWAP).

Incontro con la commissione Sanità del comune sulle problematiche dei malati oncologici a Gela.


Si è svolto nei giorni scorsi un incontro trai rappresentanti del Movimento Polo Oncologico e la commissione Sanità del consiglio comunale di Gela presieduta da Grazio Trufolo. Tra le problematiche poste sul tavolo della concertazione alcuni problemi urgenti relativi a dei disagi che alcuni malati oncologici hanno manifestato in relazione ai continui viaggi che devono effettuare per raggiungere i vicinori centri specialistici e le radioterapie . Molti infatti non riescono a sopperire le spese e chiedono a gran voce assistenza anche all'amministrazione comunale che nell'ultimo periodo ha solo saputo rigettare tutte le domande effettuate a tal proposito verso ai servizi sociali. La proposta del presidente Maurizio Cirignotta è stata quella di creare con fondi comunali un sistema incentivante pro km come attualmente avviene per i malati dializzati a cui vengono pagate delle quote a km in relazione alla distanza con il centro dialisi più vicino. Tale contributo andrebbe a ridurre la spesa giornaliera e permetterebbe ad ogni malato oncologico di scegliere l'associazione o le persone utili al servizio in correlazione alle terapie da effettuare ed ai luoghi. Attualmente sono circa 30 i pazienti che ogni giorno si dirigono verso le città di Catania e Ragusa ed alcuni sono costretti a viaggiare con l'autobus. Altro nodo importane oggetto di richiesta da parte del movimento è stata l'attivazione nel territorio dell' ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) struttura multidisciplinare che in provincia di Caltanissetta e specie a Gela sembra non riesca a decollare,mentre in altre provincie tipo Catania viene gestita al meglio con piena soddisfazione da parte degli utenti e grande risparmio da parte delle strutture pubbliche che andrebbero così a ridurre i giorni di degenza, favorendo nello stesso tempo anche il disagio delle famiglie.Si è parlato poi degli sviluppi della riforma sanitaria che in tema di oncologia ha sicuramente favorito Gela che da oggi avrà in questo senso un sicuro futuro.