giovedì 26 novembre 2009

“Manfria” una frazione del comune di Gela dimenticata da tutti


Manfria è un frazione del Comune di Gela buttata da tanti anni nel disagio. Molte le problematiche urgenti tra cui quella certamente necessaria di acqua e fogne che almeno nella parte non servita dalla rete pubblica ha rappresentato fonte di lotte e denunce, specie nel periodo estivo. La rete idrica che molti ritengono una priorità non viene ancora attenzionata dopo decenni di lotte e di richieste da parte dei comitati locali. Nell'ultimo periodo l'Ato Idrico ha dedicato dei fondi che si aggirano intorno al 1 milione e mezzo di euro ma la lumaca amministrativa ancora aspetta a velocizzare i tempi e come succede solitamente in Sicilia occorre prima arrivare con l’acqua alla Gola o aspettare il morto prima che le istituzioni si muovano. Le comunicazioni con la centralità cittadina lontana circa 10 km non usufruiscono di un capillare servizio e molti anziani residenti devono spaccarsi la schiena per centinaia di metri con borse della spesa od altro per raggiungere la propria dimora. Nemmeno un petizione popolare ha smontato il sistema, tutto sembra cadere nell'omertà delle stesse istituzioni. La richiesta di modificare il tragitto specie in vie nevralgiche della frazione rimane un tabù. Continuando la scansione dei problemi possiamo notare anche la problematica randagismo che attualmente attanaglia molte zone della frazione specie la via Santa Maria degli angeli rappresentando un vero pericolo per la popolazione residente che da tempo ha già prodotto un esposto in procura. Passando poi in breve alla problema manutenzione credo che si denota una mancata presa d’atto relativa al fatto che che la frazione di Manfria ricade nel territorio della città di Gela, strade mai attenzionate sono infatti l'oggetto del degrado ,buche e terriccio sono la prassi e ad aggravare il dato la mancata bitumazione di vie atte a favorire l’accesso ai residenti annuali e di contro la bitumazione di vie  dove non abita nessuno . Riguardo la pulizia la stampa ha dato ampio risalto al fatto che a Manfria i cittadini devono rimboccarsi le maniche per manutenzionare le strade. Continuando in ordine sparso parliamo anche di rifiuti solidi urbani che nei siti preposti favoriscono la creazione di vere discariche a cielo aperto con accumulo di ogni bene possibile, il tutto senza nessun controllo. Particolareggiando le feste Natalizie a Manfria non sono mai state mai attenzionate tali esigenze  infatti nessuno ha mai pensato di posizionare almeno un albero di Natale. Infine là dove l'urbanizzazione è arrivata(coop S. Barbara) non è funzionale perchè non permette ai residenti di accedere alla S.S. 115 da decenni. Praticamente il nulla caratterizza questo scorcio di Sicilia abbandonata al suo destino.

Gela: Continua il disagio dei cittadini ,diagnostica di laboratorio al collasso


Continua il capitolo disagi per i cittadini Gelesi che devono affrontare l’irto calvario degli esami di laboratorio. La nota purtroppo degradante per il territorio del Gelese viene ancora una volta scritta dalla nuova legge regionale n° 5 del 14/04/2009-G.U.R.S del 17 Aprile 2009,n°17, collegata al piano di rientro della Sanità Siciliana. Questa volta sotto l’occhio attento dei cittadini “la diagnostica di laboratorio” che come tutti sanno rappresenta il fulcro del processo diagnostico di molte malattie acute e croniche. Lo status degli anni scorsi rappresentato dai laboratori privati che fondamentalmente davano un buon servizio capillare e dislocato in più punti nevralgici della Città del Golfo, è stato sovvertito dal taglio dei fondi dedicati ai privati che attualmente non possono quindi fornire servizi gratuiti neanche agli esenti. Di contro la Sanità pubblica non è riuscita a potenziare i propri servizi dedicati producendo la solita corsa al massacro dei poveri cittadini Gelesi ,che si vedono costretti a fare file interminabili ai bagarini dell’unico laboratorio di Analisi esistente, quello dell’Ospedale Vittorio Emanuele II che può fornire agli esenti di vario tipo prestazioni gratuite. I posti assegnati per gli esami di laboratorio dal centro pubblico sono 35 al giorno valore naturalmente esiguo in riferimento ad una popolazione di circa 72000 abitanti, condizione che determina quindi una corsa al numero ed in orari particolarmente mattutini,alcuni Gelesi infatti iniziano la fila alle ore 4.00 del mattino. La condizione certo ,grave, conduce alla mancata applicazione e ad un limite importate sancito anche dalle leggi vigenti sui L.E.A (art.lo 50 legge 450/1997 e D.gls. 124/99) che a Gela sembrano non essere tenute in considerazione perché di fatto, il S.S.N e Regionale non riesce a fornire a tutti ed in maniera paritetica la prestazione diagnostica di laboratorio a condizioni vantaggiose. Il movimento chiede quindi una maggiore attenzione verso gli ammalati del comprensorio del Gelese a cautela dello stesso art.lo 32 della Costituzione.

Maurizio Cirignotta

domenica 22 novembre 2009

L'UDC di Casini presenta a Gela il suo candidato a Sindaco “Cirignotta”


Inizia a Gela la girandola di candidature per la poltrona di Primo cittadino, sembra infatti che gli aspiranti attualmente in gioco siano 22 . Tra i candidati Vincenzo Cirignotta consigliere comunale e Capogruppo del partito di Casini a Gela che il 22 novembre 2009 ha ufficializzato la sua candidatura presso la sala multiusi di villa Peretti. Presenti all'assise politica il vice segretario nazionale Senatore Totò Cuffaro, gli Onorevoli Maira e Ruvolo,l'Assessore Provinciale Franco Giudice che hanno voluto assieme a Cirignotta lanciare la prima sfida alla nuova sindacatura della città. Nei vari interventi si è subito deliniato un certo disappunto per la precedente conduzione dell'Amministrazione Crocetta a Gela che è stata a loro vedere distruttiva per la città. Tra le righe la volontà di creare una nuova politica basata sul sociale e sulla famiglia che secondo l'UDC rappresenta la centralità costruttiva su cui creare ogni programma per la città. Netto l'intervento dell'Assessore Giudice che ha puntualizzato la mancanza di politiche dedicate alla viabilità cittadina che ha visto diventare strade centrali per la città vere autostrade ,per la mancanza di uno sfogo fisiologico quale una tangenziale. Importante considerazione anche sulla Siracusa-Gela che nel tratto che interessa la provincia di Caltanissetta è rimasta ferma da anni. L' On Ruvolo nel suo intervento invece ha affermato che “Gela non è una città normale“ed ha bisogno di priorità quali il rilancio dell'Agricoltura che dice Ruvolo” soffre per la mancanza di una politica Nazionale e Regionale di riferimento”. Il Senatore Cuffaro ha invece ricordato che “la candidatura Cirignotta è dedicata a Gela e non contro” ricordando anche nel suo intervento Salvatore Aldisio uomo di Gela e padre della vecchia DC che ha rappresentato i veri valori di Luigi Sturzo e della democrazia. Il nostro programma per la città -dice Cuffaro- sarà condiviso e partecipato e partirà dallo sviluppo della piccola e della media impresa che dovrà dedicarsi ad una alternativa importante “Il turismo”. A chiudere l'Assise il candidato a Sindaco Vincenzo Cirignotta che ha ribadito l'importanza dello sviluppo Agricolo e di un nuovo tipo di rapporto con l'industria secondo Cirignotta però il vero programma lo faranno i giovani e gli stessi cittadini aprendo così al dialogo partecipato il suo lancio verso la poltrona di primo cittadino. Un anticipo rispetto ai tempi previsti per potere aggregare altre forze politiche che credono nell'alternativa di Centro che Casini ha voluto creare a livello nazionale.

Maurizio Cirignotta

domenica 15 novembre 2009

Padre Pio un Santo tutto D’oro


Dopo la riesumazione che ha provocato non poche polemiche da parte di alcune associazioni, non finiscono le critiche che ora si rivolgono alla nuova cripta che dovrà ospitare le sacre spoglie di San Pio da Pietralcina.
L’opera che possiamo definire di valore inestimabile in quanto abbellita con ben 12 kg d’oro ricavato dalla fusione degli ex voto (Anelli, bracciali ,medaglie ecc.) è una vera rappresentazione di luce solare ,infatti al primo impatto si nota non la sfarzosità ma l’effetto di lucentezza di colore giallo che viene dato dalle pagliuzze sfoglie d’oro che addobbano il tetto,i mosaici di padre Marko Ivan Rupnik completano la mirabile opera . L’ubicazione della cripta è sotto la chiesa di San Pio ed è raggiungibile facilmente da ammalati e disabili di ogni genere attraverso i vari ascensori , i fedeli inoltre possono vedere anche il nuovo museo dove si trovano ,le bare dove San pio è stato riposto dopo la morte oltre che tutti gli strumenti ed i suppellettili usati per la ricognizione necrologica delle spoglie del santo. Tra le critiche mosse da alcuni fedeli ai responsabili ecclesiastici la sfarzosità del sito relativo alla cripta che secondo alcuni ricorda i Faraoni d’Egitto ed alcune dichiarazioni dello stesso Santo in relazione alla sua volontà ad essere sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Naturalmente l’ultima parola spetta al nuovo arcivescovo di Foggia Mons. Michele Castoro che dovrà decidere la soluzione migliore. Nelle considerazioni finali comunque possiamo solo dire che ad un grande santo spetta un grande Tomba ,che, anche se sfarzosa rappresenta la benevolenza della chiesa e del popolo cristiano verso un grande uomo che in vita ha sì fatto della povertà la sua regola ma che dopo morto ha dato solo luce e miracoli a migliaia di per migliaia di persone.

Maurizio Cirignotta

domenica 8 novembre 2009

Crocefisso nelle aule,Il movimento polo oncologico di gela prende posizione ed invia lettera a strasburgo


Il Movimento Polo oncologico di Gela esprime il proprio diniego per la decisione della corte di giustizia europea sui diritti dell'uomo che impone all' Italia di levare il crocefisso dalle aule delle scuole. La presa di posizione viene posta in rispetto delle origini dello stesso movimento voluto e scaturito dalla figura di Padre Cavallo ma anche dalla piena considerazione proveniente dagli insegnamenti di Giovanni Paolo II che ha posto a cardine del proprio apostolato il rispetto e l'unione di tutte le religioni sotto l' egidia di un' unico Dio indissolubile ed omnipotente che fondamentalmente si pone a garante di quasi tutte le religioni, anche se con sfaccettature diverse. Ogni paese quindi in rapporto alla religione predominante può scegliere i suoi simboli nel massimo rispetto anche del sistema educativo. La nostra realtà ,quella Italiana, è comunque caratterizzata anche da una realtà che Pietro ha voluto impiantare e costruire nel nostro paese facendo di Roma la capitale della religione cattolica mondiale. Allo stesso modo nei paesi del nord Africa è predominante la religione mussulmana e si crede giusto che in questi luoghi siano presenti ben pochi crocefissi. Si valuta quindi un mero errore umano la stessa sentenza ,che così recita: «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Il processo educativo di cui si parla non viene infatti assolutamente influenzato da un simbolo ma dagli insegnamenti dell'uomo che in tutte le sue imperfezioni riesce anche a dare libertà di scelta e di culto in relazione alle ore di religione che possono essere disertate dagli adepti di altre religioni. La laicità non è rappresentata dalla visione di un crocefisso ma da un rispetto comportamentale basato sul valore di tutte le religioni e quindi anche dei loro simboli in riferimento anche ai paesi d’origine.

Maurizio Cirignotta

Acqua e Canoni di depurazione, la legge cautela il gestore privato


Nell’ultimo periodo alcune zone di Manfria e Gela sono state vessate dalla richiesta da parte di Caltaqua dei canoni di depurazione per un servizio che si ritiene inesistente,giusta la protesta dei cittadini che però non hanno fatto i conti con la realtà dell’attuale legislazione ed a questo proposito si vuole dare piena informativa per capire con quali meandri politici e di legge i cittadini si debbono confrontare dando in questo senso un’informazione corretta e senza creare inutili illusioni.
In riferimento a quanto decretato dalla sentenza della corte costituzionale n. 335/2008 del 10 ottobre
2008 dove si parlava di Illegittimità delle norme in cui la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche in caso di assenza o temporanea inattività di depuratori, il legislatore è corso subito ai ripari attraverso la legge n° 13 del febbraio 2009, di conversione del dl. 30 dicembre 2008, n. 208, recante “misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente” ponendo un nuovo articolo ad hoc (art. 8-sexies). Una nuova condizione che pone un forse alle richieste di rimborso dei canoni di depurazione specie per il periodo pregresso dei 10 anni stabilito dalla sentenza della cassazione, il nuovo articolo infatti prevede che la tariffa di depurazione sia dovuta anche “nei casi in cui manchino gli impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, a decorrere dall'avvio delle procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie alla attivazione del servizio di depurazione”, e che, in attuazione della citata sentenza, i gestori possano provvedere ai rimborsi “anche in forma rateizzata, entro il termine massimo di cinque anni, a decorrere dal 1° ottobre 2009” se nel frattempo il gestore si adopera nel processo di attivazione del servizio di depurazione, “dall'importo da restituire vanno dedotti gli oneri derivati dalle attività di progettazione, di realizzazione o di completamento già avviate”. In pratica laddove i gestori delle opere di realizzazione o anche la sola progettazione degli impianti – cosa che nel caso Gela-Manfria secondo i Piani d’ ambito, sembra essere già stato previsto – il canone quindi andrà pagato, e il rimborso, se dovuto, sarà comunque solo ratealizzato e parziale. La nuova legge quindi impone il pagamento del canone di depurazione anche per impianti fantasma che sono solo progettati ma non utilmente operativi, riguardo invece i rimborsi sono richiedibili come sopra indicato solo dal 1 ottobre 2009 e dalla somma dovuta si debbono dedurre anche le quote degli oneri che riguardano la progettazione e messa in funzionamento dei futuri depuratori fognari ed idrici. Una vera beffa che obbliga l’utenza a pagare il costo di realizzazione degli stessi depuratoti ponendo in pratica il cittadino Gelese a subire l’ulteriore danno sancito dalla non potabilità dell’acqua che da anni attanaglia il nostro territorio.

Maurizio Cirignotta

giovedì 5 novembre 2009

Acqua bene comune ,cade l'ultimo baluardo


Mentre da una regione del mezzogiorno,la Puglia,arriva un presa di coscienza pubblica sulla concezione mondiale dell'acqua come bene comune ,il senato in piena contrapposizione approva in maniera definitiva la modifica dell' art.lo 15 del D.L. 135. Andando in ordine sparso si denotano in Italia due linee di pensiero che si contrappongono in relazione alla privatizzazione della gestione dell'acqua e della valutazione reale che questa comunque è un bene comune per l'umanità. A dare man forte alla seconda linea di pensiero è stata la regione Puglia che ha ufficialmente votato favorevolmente e per la prima volta in Italia la condizione principe dell'acqua come bene pubblico dell'umanità. L'atto in questione è stato presentato in giunta regionale dall'Assessore alle Opere Pubbliche Fabiano Amati ed immediatamente approvato. Nello stralcio della delibera la dicitura “"L'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione". Della stessa linea anche alcune risoluzioni del parlamento europeo come quella dell'11 marzo 2004 dove si afferma che essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno". Ma allora perchè il nostro parlamento ha voluto con il voto definitivo al senato sancire il diritto alla privatizzazione dell'acqua ? Tutto infatti sembra essere ricondotto ad una sorta di interesse comune verso la privatizzazione in associazione ad una sottile nube legislativa di facciata che riconduce all'Europa che invece nella realtà ed attraverso varie risoluzioni delimita chiaramente il bene comune “acqua” da tutte le altre forme di concorrenza in libero mercato. Molti comunque hanno capito l'inghippo e sembrano pronti alla battaglia comune che stà dilagando sia a nord che a sud dell'Italia. Pagare infatti l'acqua anche non potabile a 1,80 euro al m3 in zone disagiate come Gela (Sicilia) sembra un po troppo vessatorio per i cittadini. Infine ponendo il tutto alle considerazioni dei più e per dovere di cronaca vediamo cosa sancisce il famigerato art.lo 15 del D.L. 135.
Art. 15.
Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica
1. All'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, terzo periodo, dopo le parole: «in materia di distribuzione del gas naturale», sono inserite le seguenti: «, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n. 239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonche' quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale.».
b) i commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
«2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:
a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità;
b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.
3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta "in house" e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell'attività svolta dalla stessa con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.
4. Nei casi di cui al comma 3, l'ente affidante deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un'analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole.»;
c) dopo il comma 4, e' inserito il seguente: «4-bis. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in forza dell'autonomia organizzativa e funzionale attribuita dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, individua, con propria delibera, le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui al comma 4.»;
d) i commi 8 e 9 sono sostituiti dai seguenti:
«8. Il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 e' il seguente:
a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta "in house" cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;
b) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;
c) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;
d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012;
e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante.

Finiamo con un “no comment” relativo alla chiarezza dell'obbiettivo che l'art.lo in questione ha voluto raggiungere …....

Maurizio Cirignotta

domenica 1 novembre 2009

Manfria(Gela),Cittadini dimenticati dall’amministrazione comunale costretti a pulire autonomamente la propria strada di residenza.


Tra randagismo sfrenato e disservizi di ogni genere continua la precaria vita di ogni giorno degli abitanti di Manfria, da anni lasciati al loro destino ed oggetto da sempre di una negazione
continua dei semplici diritti umani, rappresentati dalla pulizia delle strade e dalla mancanza dei servizi di base per la vita di tutti i giorni. A Manfria infatti esistono solo doveri come Ici e Tarsu mentre i diritti sono solo una chimera. Una condizione di disagio che ha portato il comitato permanente per lo sviluppo di Manfria a prendere posizione in maniera civile attraverso una rappresentazione volontaria di senso civico e di civiltà nei confronti della locale amministrazione comunale che non ha mai risposto alle molteplici richieste del comitato in relazione al randagismo ed alla pulizia delle strade della frazione oltre che per la problematica dei trasporti urbani. Quattro i cittadini che si sono posti in primo piano per compiere il delicato lavoro di pulizia della via santa maria degli angeli tra questi ,Maurizio Cirignotta ,Maurizio Rinella e Marco Crescimone che a discapito di una domenica di libertà e di riposo si sono dati appuntamento il 1 novembre 2009 all'ingresso della stessa via e rimboccandosi le maniche hanno affrontato in maniera autonoma con badili e rastrelli il grave degrado urbano. Canneti ed erbacce, infatti, fuori dal comune hanno provocato nel tempo il restringimento della stessa carreggiata e della visibilità a discapito della sicurezza dei cittadini e della normale viabilità. La stessa strada inoltre è in parte franata dopo le ultime piogge senza che nessuno si sia mai accorto di nulla o abbia preso provvedimenti. Riguardo la problematica randagismo che attanaglia adulti e bambini oggetto di attacchi continui da parte del branco dopo l'esposto fatto dal comitato alla procura del febbraio 2009 ancora oggi non si è risolto il problema e si profila il sospetto che le stesse istituzioni preposte facciano lo gnorri aspettando il morto e mentre alcuni membri delle associazioni animaliste alimentano l'accorrere di altri cani randagi ,attraverso il posizionamento di ciotole ricolme di cibo ovunque,tutti stanno a guardare.

Maurizio Cirignotta