giovedì 19 luglio 2007

Movimento Polo Oncologico presenta Esposto-Denuncia contro le istituzioni dopo la diffida del 22 maggio 2007 .


Spett.le
Procura della Repubblica di Gela
V.Le Mediterraneo
93012 Gela


Epc. Al Mediatore europeo
eo@ombudsman.europa.eu



Oggetto: ESPOSTO-DENUNCIA


Il sottoscritto Presidente in qualita’ di legale rappresentante del comitato cittadino “Movimento Polo Oncologico”.


Espone quanto segue:

Gela,centro industriale della zona sud della Sicilia orientale, caratterizzata dalla presenza della raffineria,(ENI-AGIP) dal 1961 che da circa 44 anni opera in questo territorio nell’ambito nella raffinazione di prodotti petroliferi producendo una polluzione atmosferica ed un inquinamento del sottosuolo che ipoteticamente ha potuto ricondurre ad una condizione di grave inquinamento globale per gli abitanti del territorio ricadente in una posizione geografica strategica che comprende nell’ambito di circa 30 km anche i comuni di Niscemi e di Butera con conseguente grave danno alla salute dei cittadini (Art. 32 della costituzione)

Considerato che a Gela oltre agli altri inquinanti viene utilizzato dai due moduli della centrale elettrica della raffineria il pet coke(prodotto solido della raffinazione del petrolio contenente Zolfo e Metalli pesanti tra cui il vanadio il nikel e gli idrocarburi policiclici) come combustibile utile a far funzionare le turbine elettriche con immissione in atmosfera di NO2 e SO2.(vedi relazioni esaustive associazioni ambientaliste e normative europee di riferimento)

Visti gli studi(Rapporto Ambiente e Salute in Italia 1997-2007 O.M.S) sui possibili rischi sulla salute dei cittadini derivanti da esposizioni ambientali dei residenti nei comuni con grandi insediamenti industriali pubblicati nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e dalle aree ad alto rischio dove si specifica che in Italia sono presenti migliaia di siti inquinati di cui 54 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN); circa 6.000 Siti di interesse regionale per le bonifiche (SIR); 58 siti con elevata contaminazione da amianto; 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. I 54 SIN, che vengono gestiti dal ministero dell’Ambiente con Conferenze di servizi e godono di finanziamenti statali dedicati alla bonifica, interessano l’area di 311 Comuni, per una popolazione che va dai 6,4 agli 8,6 milioni, a seconda se si escludono o includono Milano e Torino.
La dimensione del problema è dunque consistente, considerando oltretutto che dagli studi epidemiologici effettuati in molte aree appare chiara la relazione tra inquinamento e aumento della mortalità e di alcune malattie tumorali, croniche o acute. Secondo un recente studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane interessa circa 9 milioni di italiani, circa il 16% della popolazione residente nelle 13 città di maggiori dimensioni, dove una media di 8.220 morti l’anno, tra il 2002 e il 2004, è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3.
In 27 dei 54 siti di interesse nazionale per le bonifiche, il CNR svolge - tramite 16 Istituti - attività di ricerca sulle tecniche di monitoraggio ambientale, sui metodi e strumenti innovativi per le bonifiche dei siti inquinati, sulla valutazione dello stato di salute delle popolazioni. Oltre a Porto Marghera, i siti più studiati sono quelli sardi del Sulcis-Iglesiente, quelli siciliani di Augusta-Priolo e Gela e quelli pugliesi di Taranto e Brindisi. Per la zona di rilascio incontrollato di rifiuti in Campania, il CNR ha contribuito al lavoro realizzato dall’OMS per la Protezione Civile, individuando in un gruppo di 32 Comuni a maggior rischio una correlazione con i dati di mortalità e di prevalenza di malformazioni congenite nei nati.

Visto lo studio effettuato dal Dipartimento osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana - in collaborazione con l'E.S.A Epidemiologia Sviluppo Ambiente e con l'ASL ROMA/E «Stato di salute della popolazione residente nelle aree ad elevato rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale della Sicilia - Analisi della mortalità (aa 1995-2000) e dei ricoveri ospedalieri (aa 2001-2003)» si è valutato il quadro di mortalità (1995-2000) e di morbosità (2001-2003) della popolazione residente nelle aree siciliane dichiarate dalla legislazione nazionale e regionale «aree ad elevato rischio di crisi ambientale», tra le quali rientra l'area industriale di Gela, mediante appositi parametri tecnico-statistici rispetto alla popolazione residente nei comuni limitrofi scelti come riferimento; lo studio citato ha evidenziato che nell'area di Gela* vi sarebbe «un eccesso di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne; e si registra in particolare un aumento dei tumori dello stomaco, del colon retto, della laringe, dei bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin; un eccesso di ricoveri per le malattie cardiovascolari, per le malattie respiratorie e in particolare per le malattie respiratorie acute, per le malattie polmonari croniche, per l'asma bronchiale e per l'asma nei bambini». Contestualmente lo studio ha rilevato un eccesso di ricoveri negli uomini per la Pneumoconiosi e nelle donne per le malattie del rene. Va evidenziato, altresì, che a Gela* sono migliaia i casi di malformazioni congenite; tale studio ha riportato che «è verosimile che gli eccessi di mortalità e morbosità osservati nelle aree di Augusta-Priolo, Gela* e Milazzo siano attribuibili ad esposizioni professionali ed ambientali legate ai numerosi impianti industriali ed al conseguente inquinamento delle matrici ambientali»come indicato dalla risoluzione N. 8-00023 della XII commissione della camera dei deputati del parlamento Italiano.
*( Nell’area di Gela si è osservato un eccesso di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne e sia per la mortalità che per la morbosità; in particolare si registra un aumento dei tumori dello stomaco, del colon retto, della laringe, dei bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin. Si è osservato un eccesso di ricoveri per le malattie cardiovascolari, per le malattie respiratorie e in particolare per le malattie respiratorie acute, per le malattie polmonari croniche,per l’asma bronchiale e per l’asma nei bambini. Si osservano inoltre, eccessi di ricoveri negli uomini per la pneumoconiosi e nelle donne per le malattie del rene).Lo studio siciliano (mortalità 1995-2000 e ricoveri ospedalieri 2001-2003), ha stimato eccessi di mortalità e di morbosità per cause tumorali, quali quelle di polmone, colon-retto e pleura e per malattie cardiovascolari e respiratorie, nelle aree di Augusta-Priolo, Biancavilla, Gela* e Milazzo

Visto lo studio effettuato dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze ambientali “B.Ramazzini” di Bologna di cui allegate memorie al presente.

In considerazione del Fatto indicato dall’ Estratto Allegato B della Seduta n. 81 del 4/12/2006 dell’VIII Commissione della camera dei deputati del parlamento italiano che recita:”I danni ambientali e sanitari prodotti dal Petrolchimico di Gela sono, purtroppo, universalmente noti; in base a quanto rilevato dall'Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana: dal 1991 al 2002 si sono verificati 520 casi di bambini malformati (soprattutto agli arti, all'apparato digerente ed ai genitali) su 13.060 nati, il doppio rispetto ai dati regionali e nazionali; il numero delle malattie renali, cardiovascolari e respiratorie ed i tumori superano la media nazionale di due o tre volte; il numero delle malattie ai genitali risulta essere più del 250 per cento rispetto alla media nazionale; 641 sono stati negli ultimi 40 anni i morti di cancro tra i dipendenti del petrolchimico; 4195 sono stati i casi di persone la cui morte si può «ricondurre al fatto che abbiano lavorato al petrolchimico»; nella città è stato riscontrato un tasso di mortalità superiore alla media italiana del 57 per cento per i tumori allo stomaco per i maschi e del 74 per cento in più al colon retto per le femmine, del 13 per cento in più per gli uomini e del 25 per cento in più per le donne rispetto alle malattie cardiovascolari, del 20 per cento in più per le cirrosi; è stato inoltre verificato un'eccesso di ricoveri dovuti a malattie cardiovascolari, malattie respiratorie acute, malattie polmonari croniche, asma bronchiale ed asma dei bambini, malattie del rene; un'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Alessandro Sutera sta cercando di accertare il nesso di causalità tra i danni prodotti dal petrolchimico e l'incremento delle malattie tra la popolazione di Gela. Lo stesso procuratore si è avvalso dei dati forniti da un pool di esperti che hanno raccolto ed elaborato le informazioni grazie anche alla collaborazione di numerose famiglie che hanno fornito le cartelle cliniche; l'ipotesi maggiormente accreditata è che gli eccessi di malformazioni sarebbero determinati dall'esposizione agli interferenti endocrini, prodotti chimici che interferiscono con la sintesi degli ormoni. Uno di essi è il mercurio che è stato trovato anche negli alimenti e nei capelli dei cittadini; a Gela, pur ammalandosi più che altrove, non è mai stata attivata la sorveglianza epidemiologica, non ci sono dati di igiene industriale dall'avvio del petrolchimico, non c'è la medicina del lavoro e soprattutto non c'è un reparto di oncologia nel quale potersi curare. Il Piano Regionale Sanitario 2001-2002 prevedeva, secondo quanto indicato nelle linee guida del Ministero della sanità su proposta della Commissione Oncologica Nazionale, la creazione di due Dipartimenti Oncologici di secondo e terzo livello nel capoluogo di provincia o «nelle aree esposte all'insorgenza di neoplasie collegate a particolari rischi ambientali»; con un decreto ministeriale del 1990, e secondo quanto confermato dal decreto dei Ministero dell'ambiente n. 468 del 2001, che ha ridefinito le aree da bonificare di rilievo nazionale, anche Gela è stata dichiarata area ad «alto rischio ambientale». Per effetto di tale dichiarazione nel 1995 è stato approntato un Piano di Risanamento Ambientale (decreto del Presidente della Repubblica del 17 gennaio 1995) con il coinvolgimento di una commissione composta dalle Amministrazioni dello Stato, dalla Regione e dagli Enti Locali interessati.

Considerato ad integrazione delle precedenti note che sebbene dal punto di vista legislativo e degli studi epidemiologici sanitari precedentemente esposti e che il territorio di Gela,Niscemi e Butera sia stato classificato zona ad alto impatto ambientale da circa 17 anni(D.M del 1990 , D.P.R del 17 Gennaio 1995 riguardante l’approvazione del”Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Caltanissetta-Sicilia Orientale”nonche’dell’allegato B del D.M. 18 settembre 2001 ,n.468 (G.U. n°13 del 16-01-2002).non sembra risultare alla data odierna nessun riscontro a Gela in termini di organizzazione e stutture adeguate del Serv. Sanitario Regionale(2000-2001) utili alla prevenzione e alla cura delle patologie da industrializzazione nell’ambito delle quali troviamo anche tumori e le malformazioni.

Vista la legge regionale del 06/02/2006 n°10 che all’art.1,comma 3,stabilisce che l’Assessorato Reg.le per la Sanita’,nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione del nuovo Piano Sanitario Regionale ,puo’ autorizzare l’attivazione di nuove unita’ operative complesse ad elevata assistenza ricomprese nell’allegato A”Alta specialita’” come da decreto del 27 maggio 2003 “piano di rimodulazione della rete ospedaliera” oltreche’ nuove unita’ operative complesse in discipline oncologiche nei presidi ospedalieri o nelle aziende ricadenti nelle zone classificate ad alto rischio ambientale”.

Visto che le nostre sollecitazioni a riguardo nei confronti dei competenti organi a vario titolo,Nazionali,Regionali,Provinciali e Comunali in relazione anche all’urgenza ed in applicazione delle leggi sanitarie ed ambientali non hanno sortito dei risultati evidenti e palesi in aiuto ai malati oncologici che oggi sono ancora oggetto nel nostro territorio di disservizi in termini di strutture e di viaggi della speranza. Vista anche la mancata prevenzione dello stato di salute dei cittadini sani da parte degli organi competenti che sembrano guardare dall’alto l’olocausto in termini di vittime di tumori e malformazioni.

In riferimento ai fatti riportati ,nonché ad integrazione a tutte le notizie a riguardo riportate nei vari quotidiani.

Considerato che:
Che le emissioni di sostanze inquinanti e nocive per le persone e per l’ambiente devono essere evitate per legge;
Che “il titolare di un insediamento produttivo(Eni-Agip)di Gela ha il dovere di prevenire ogni forma di inquinamento, attraverso l’adozione di tutte le misure necessarie, attinenti al ciclo produttivo, alla organizzazione, ai presidi tecnici, alla costante vigilanza” (Cass. pen., Sez. 3, 23 Giugno 1989, in “Ambiente e Sicurezza del lavoro”, n° 4-5, 1990, pag. 107)e rispettare ed adeguarsi alle normative CEE vigenti intermini di emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera.
Che l’Azienda in oggetto può determinare la modifica,dell’aria respirata dai cittadini,con sostanze inquinanti e pericolose per la salute pubblica,ledendo beni fondamentali e di rilevanza costituzionale, quali la salute e l’ambiente, ossia quella <<>>, <>,<> cui l’art. 41 della costituzione italiana condiziona la libera attività economica;e l’art. 32.
Che le maleodoranti, nocive e pericolose esalazioni diffuse nell’ambiente esterno allo stabilimento, nell’ambito dell’area urbana di Gela e Limitrofe abbiano potuto provocare l’insorgenza di malformazioni e patologie tumorali attraverso la diffusione aerea all’interno delle abitazioni, tanto da interferire notevolmente con le normali attività quotidiane ed addirittura da costringere i soggetti sani a ricorrere alle strutture sanitarie, turbando la salute e favorendo negli anni la modifica del (DNA) con l’insorgenza di patologie collegate quali tumori e malformazioni
Che gli organi competenti e responsabili dell’Amministrazione Provinciale di Caltanissetta non hanno agito a tutela della Salute Pubblica dei Cittadini abitanti nei territori della provincia dichiarati ad alto impatto ambientale già dal 1990(Gela,Butera,Niscemi) in quanto non hanno portato a conoscenza gli stessi attraverso la trasmissione e la pubblicazione di tutti i dati relativi all’ambiente ed alla qualita’ dell’aria,provocando danni alla salute per mancata informazione sulla salubrita’ della stessa.
Che gli organi competenti e responsabili dell’amministrazione comunale della Citta’ di Gela non hanno agito a tutela della Salute Pubblica dei Cittadini(fin dal 1990) che quindi forzatamente sono stati oggetto di malattie da industrializzazione senza rendersene conto.
Che la Regione Siciliana,responsabile delle politiche Sanitarie Regionali,nell’ambito dell’organizzazione del Servizio Sanitario Regionale non ha agito in virtù del grave impatto ambientale di cui ha la citta’ di Gela è stata oggeto fin dal 1990 ed a tutela della Salute e della prevenzione con l’implementazione in loco di strutture utili a trattare al meglio le patologie da industrializzazione(Tumori e Malformazioni).
ESPOSTO – DENUNCIA
Contro i responsabili Dirigenti della raffineria Eni-Agip di Gela e contro chiunque altro sarà ritenuto responsabile dei reati ravvisati nei fatti riferiti.
Contro i responsabili Dirigenti dell’Amministrazione Comunale di Gela e contro chiunque altro sarà ritenuto responsabile dei reati ravvisati nei fatti riferiti.
Contro i responsabili Dirigenti dell’Amministrazione Provinciale di Caltanissetta e contro chiunque altro sarà ritenuto responsabile dei reati ravvisati nei fatti riferiti.
Contro i responsabili Dirigenti della Regione Siciliana e contro chiunque altro sarà ritenuto responsabile dei reati ravvisati nei fatti riferiti.
a. Per avere esposto lo scrivente e tutti gli altri cittadini residenti nell’area limitrofa alla raffineria ad esalazioni di sostanze chimiche tossiche atte ad offendere e molestare le persone, violando in tal modo l’art 674 del codice penale;
b. Per aver messo in pericolo la salute e l’incolumità pubblica;
c. Per aver causato danni fisici e psicologici;
d. Per ogni altro reato che sarà ravvisato nel fatto esposto.
e. Per avere violato nell’ambito delle proprie cariche e funzioni dirigenziali pubbliche gli art.li 328 c.p.,361 c.p. e 323 c.p.
f. Per avere violato i nuovi articoli del c.p 452-bis,452-ter,452-quater.
g.
Con riserva di costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni subiti e subendi.
Il sottoscritto chiede di essere informato ai sensi dell’art. 408 c.p.p. dell’eventuale richiesta di archiviazione del procedimento relativo alla presente denuncia.
Si allega alla presente :
Studio effettuato dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze ambientali “B.Ramazzini” di Bologna.

Con Osservanza.

Gela 12/07/2007


Per il Movimento Polo Oncologico

Il Presidente