Ebola è emergenza OMS, in Italia non ci sono casi accertati
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l'ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e nella vicina Uganda un'"emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale" dopo che il virus ha causato quasi 90 decessi. L'epidemia, originatasi nella provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, di Ituri, è causata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola. Per questa variante non esistono vaccini o trattamenti approvati. L'OMS, tuttavia, si è astenuta dal dichiarare una pandemia, affermando che non sussistevano i criteri necessari. L'agenzia delle Nazioni Unite ha sconsigliato ai paesi di chiudere le frontiere o limitare gli scambi commerciali.
La dichiarazione di "emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale" da parte dell'OMS rappresenta il secondo livello di allerta più elevato previsto dalle normative sanitarie internazionali. L'agenzia ha sottolineato che l'epidemia al momento non raggiunge la soglia per un'emergenza pandemica, il livello più alto introdotto dopo il COVID-19.
Secondo il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella Repubblica Democratica del Congo ad oggi sono stati identificati oltre 900 casi sospetti di infezione da Ebola. Di questi, 101 sono stati confermati. La situazione relativa al virus Ebola in Congo sta peggiorando e il Paese sta già cancellando i voli, riporta Bloomberg, citando dati delle autorità locali e delle agenzie sanitarie africane. Secondo i loro dati, a venerdì, 867 persone in Congo erano state infettate dal virus e 204 erano morte. Tuttavia, solo un quinto dei 1.745 contatti identificati con persone infette è stato rintracciato. L'epicentro dell’epidemia viene confermato nella provincia di Ituri, al confine con l'Uganda.
Il sistema sanitario già fragile del Congo ma anche dell’Uganda è stato messo a dura prova e costringe le autorità a fare molto affidamento su misure di salute pubblica di base, poiché non esiste un vaccino o una terapia anticorpale approvata per questo raro tipo di virus", scrive Bloomberg. Gli esperti sanitari locali lamentano la mancanza di vaccini e di nuovi metodi di trattamento. Nonostante lo stanziamento di milioni di dollari da parte di organizzazioni internazionali, i medici non dispongono nemmeno delle forniture più basilari, come i dispositivi di protezione individuale. C'è anche il rischio che il virus si diffonda nei paesi limitrofi a causa delle frontiere scarsamente protette tra i paesi africani: Congo, Uganda e Sud Sudan.
Un'epidemia di febbre Ebola nei paesi africani ha già portato a oltre 500 possibili casi della malattia e, presumibilmente, a 204 decessi causati dalla malattia, ha affermato il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Ha ricordato che finora ci sono 32 casi confermati di Ebola: 30 nella Repubblica Democratica del Congo e due in Uganda, entrambi con individui ugandesi infetti arrivati nel paese dalla Repubblica Democratica del Congo. L'epidemia è stata causata da una variante del virus Ebola, denominata Bundibugyo.
L'epidemia è iniziata a Mongwalu, una zona mineraria molto frequentata. Le persone infette si sono poi spostate fuori dalla zona, hanno cercato cure in altri luoghi e hanno diffuso la malattia. L'Africa CDC ha avvertito che gli spostamenti della popolazione, la debolezza delle infrastrutture sanitarie e le violenze perpetrate da gruppi armati nell'Ituri potrebbero complicare gli sforzi di contenimento.
Il paziente zero dell'epidemia è stata un'infermiera che si è presentata in una struttura sanitaria a Bunia, capitale dell'Ituri, il 24 aprile, manifestando sintomi simili a quelli dell'Ebola, ha dichiarato il ministro della Salute della Repubblica Democratica del Congo, Samuel-Roger Kamba. Nel frattempo, l'Uganda ha registrato due casi confermati in laboratorio e collegati a viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, tra cui un decesso nella capitale, Kampala. Un rappresentante di medici senza frontiere Trish Newport ha dichiarato: "Nell'Ituri, molte persone faticano già ad accedere all'assistenza sanitaria e vivono in una situazione di costante insicurezza, pertanto un intervento rapido è fondamentale per impedire un'ulteriore escalation dell'epidemia".
Secondo il ministero della salute Italiano i contatti con il virus ebola sono stati 3 di cui 2 a Milano e 1 sarà ricoverato allo Spallanzani di Roma. Ultimo caso è quello di un medico oggetto di contatto con il virus ebola che sarà accompagnata dopo l’arrivo all'Istituto Spallanzani per "la necessaria quarantena e la sorveglianza attiva". Nell'ambito della sua attività, nel centro di salute di Salamat (Bunia- Ituri), il chirurgo è entrato in contatto il 16 maggio con pazienti risultati poi positivi.
Si tratta quindi, secondo il ministero, di un caso di contatto diretto. Il 18 maggio scorso, si legge nella nota del ministero, il medico ha anche eseguito un intervento chirurgico salvavita d'urgenza su un bambino vittima dell'esplosione di una granata. Il bambino è un caso sospetto di Ebola il cui test non è ancora disponibile. Il ministero della Salute ricorda inoltre che "non ci sono casi di Ebola al momento in Italia", che" l'allarme è molto basso nel nostro Paese". Il ministero, prosegue la nota, che "è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza" e sta proseguendo il monitoraggio dell'evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali". (fonte Ansa)
La malattia è provocata dal virus ebola che si è dimostrato a virulenza grave ed il più delle volte fatale fu identificato per la prima volta nel 1976 vicino al fiume Ebola, nell'attuale Repubblica Democratica del Congo. Si ritiene che il virus abbia origine negli animali selvatici, in particolare nei pipistrelli, prima di diffondersi all'uomo. La malattia si diffonde attraverso il contatto diretto con fluidi corporei come sangue, vomito, sperma o altri materiali contaminati, inclusi lenzuola e indumenti. Le persone diventano contagiose una volta comparsi i sintomi.
I sintomi sono caratterizzati da febbre, vomito, diarrea, forte debolezza, dolori muscolari e, nei casi più gravi, emorragie interne ed esterne. Il periodo di incubazione può durare da due a 21 giorni. L'attuale epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo, identificato per la prima volta in Uganda nel 2007. Ha un "tasso di letalità molto elevato, che può raggiungere il 50%", ha dichiarato Kamba sabato scorso. "Non esiste un vaccino né una cura specifica per il ceppo Bundibugyo", ha aggiunto.

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