Iran l’ultimo miglio prima della guerra?

Mentre i colloqui a Ginevra non hanno prodotto ad oggi degli spiragli di accordo concreto con l’America, la guerra contro l’Iran si avvia ad affrontare l’ultimo miglio prima dell’attacco finale. "Durante i colloqui di Ginevra, infatti, l'Iran ha respinto l’accordo globale degli Stati Uniti e ha invece offerto concessioni modeste solo sul suo lavoro nucleare. È improbabile che l'impasse venga risolta. L’aquila statunitense mostra comunque i suoi artigli e pone di stanza la “Portaerei Statunitense “Gerald Ford” in mare da giugno 2025 a largo delle coste Israeliane per proteggere Tel Aviv dalle crescenti tensioni di guerra con l’Iran.

Tutto è pronto e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato informato che i militari sono pronti a intraprendere azioni militari. Una forza devastante più grande di tempi delle guerre in Iraq e Afghanistan. Nella regione sono stati trasferiti in sole 24 ore almeno 50 caccia (inclusi F-22 e F-35), 150 aerei da trasporto militare con armi, e al largo dell'Oman si trovano le più grandi portaerei e sottomarini nucleari americani. C'è un gruppo di portaerei in azione guidato dalla USS Abraham Lincoln, a cui è stata inviata una seconda nave, la USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei al mondo con un impianto energetico in grado di alimentare una città, e si sta discutendo l'invio di una terza portaerei. In totale nella regione sono state schierate circa 35 navi militari, inclusi cacciatorpediniere e sottomarini nucleari con missili "Tomahawk". Le unità terrestri hanno avuto una proroga della rotazione, con un totale di circa 50.000 soldati. Israele si sta preparando ad unirsi agli USA, se questi attaccheranno l'Iran.

Il Pentagono evacuerà parzialmente il personale dal Medio Oriente in Europa o negli Stati Uniti. Questa è una misura standard prima di una possibile attività militare e non significa che un attacco sia inevitabile, sottolineano le fonti. "Sarà molto difficile per l'amministrazione Trump lanciare un attacco 'una tantum' in Iran questa volta, perché gli iraniani risponderebbero in un modo che renderebbe inevitabile un conflitto a tutto campo". Uno dei piani presi in considerazione dal Presidente Trump prevede di uccidere il Leader Supremo dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei, e suo figlio in un 'attacco limitato'

L’ultimo miglio sarà dato dalla decisione dell’Amministrazione Trump di tenere in teoria un altro round di colloqui indiretti con l’Iran. Dietro l’angolo della diplomazia l’inganno di Israele. "Gli israeliani sembrano avere convinto Trump che l'Iran è molto più debole di quanto non lo sia in realtà. Hanno essenzialmente convinto lui che poter fare attacchi incrementali perché gli iraniani non risponderanno. La realtà è che gli iraniani sono messi con le spalle al muro", afferma Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute.

Se messi all'angolo, l'Iran potrebbe prendere di mira navi statunitensi, impianti petroliferi o chiudere lo Stretto di Hormuz, facendo salire i prezzi del petrolio, alimentando l'inflazione e potenzialmente facendo crollare la presidenza di Donald Trump prima che la guerra sia persa, aggiunge Parsi. Una analisi ragionevole è ironica offerta nel podcast War Room di Steve Bannon. I file Epstein hanno rivelato che Bannon era uno stretto collaboratore del miliardario pedofilo e probabilmente un asset del Mossad negli ultimi anni della sua vita. L'Iran inoltre ha designato le Marine e le Forze Aeree dei paesi membri dell'Unione Europea come organizzazioni terroristiche in ritorsione alle decisioni Europee sui Pasdaran.

Uno dei pericoli che l’Iran potrebbe scatenare e che gli Stati Uniti temono sono i possibili attacchi di gruppi terroristici già di stanza in Europa ed in Medio Oriente. Le intelligence stanno infatti registrando un forte aumento delle comunicazioni intercettate tra movimenti filoiraniani, il che potrebbe indicare una pianificazione e un coordinamento attivi di possibili attacchi. Un alto funzionario statunitense ha confermato che gli analisti stanno attualmente monitorando un livello insolitamente elevato di tale attività.

Sempre secondo la stessa fonte dei funzionari dell'intelligence, l'Iran potrebbe schierare diverse forze. Agli Houthi dello Yemen verrà probabilmente chiesto di riprendere gli attacchi alle navi nel Mar Rosso, mentre alle cellule dormienti di Hezbollah verrà chiesto di colpire basi militari o ambasciate statunitensi. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva precedentemente messo in guardia dalla possibilità di un simile sviluppo. In un'intervista alla CBS, ha indicato che Teheran si riserva il diritto di reagire contro obiettivi americani in Medio Oriente in caso di attacco statunitense. Tuttavia, il Ministro ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli o di specificare se le forze alleate sarebbero coinvolte in tale operazione.

Sul piano diplomatico dobbiamo tenere in considerazione alcuni fatti importanti che dai colloqui di Ginevra sono emersi e tra questi l’incontro con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) “per discussioni tecniche approfondite”. Dal confronto emerge la flessibilità di Teheran e la possibilità di negoziare un’intesa con garanzia di una diminuzione dei livelli di arricchimento dell’uranio inferiori persino a quanto concordato nel 2015. Teheran sarebbe poi pronta ad accogliere gli ispettori internazionali, concedendo pieno accesso all’AIEA per monitorare i propri impianti nucleari e, in una certa misura, mostrare flessibilità riguardo alla spedizione delle scorte di uranio già arricchito verso altri paesi.

Araghchi ha ribadito di “non cercare né di produrre né di acquisire armi nucleari, che non trovano alcun posto nella dottrina della sicurezza nazionale dell’Iran”. La considerazione che Teheran sia disposta a diluire i 408 chilogrammi di uranio arricchito al 60% ci fa capire come il nodo Nucleare sia il più facile da risolvere negli accordi. Le integrazioni di allettanti intese commerciali con gli USA fanno però da corollario al nodo insormontabile sulla sicurezza nazionale e sui 5000 missili a disposizione di Teheran a cui l’Iran non vuole fare concessioni. In tal senso importanti le pressioni Israeliane che rischiano di provocare una guerra di ampio raggio in Medio Oriente basata sulla sua idea di sopprimere l’Iran militarmente. La Repubblica Islamica spera inoltre che la flessibilità dimostrata sul programma nucleare possa essere ricambiata con un alleggerimento delle sanzioni e lo sblocco di una parte significativa dei consistenti beni iraniani congelati all’estero.

Negli ultimi giorni, inoltre, l’Iran ha inviato alle Nazioni Unite una lettera in cui ribadisce che nel caso in cui la Repubblica Islamica dell'Iran è soggetta a un'aggressione militare, risponderà in modo decisivo e proporzionato nell'esercizio del suo diritto inerente di autodifesa ai sensi dell'Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. In tali circostanze, tutte le basi, le strutture e i beni della forza ostile nella regione costituirebbero obiettivi legittimi nel contesto della risposta difensiva dell'Iran. Gli Stati Uniti si assumeranno la piena e diretta responsabilità per qualsiasi conseguenza imprevedibile e incontrollata.'

Intanto il riarmo iraniano è evidente e l’accordo segreto con la Russia per un pacchetto di armi di 500 milioni di euro è stato siglato (Financial Times). L'Iran ha stipulato con la Russia un accordo segreto del valore di 500 milioni di euro (589 milioni di dollari) per l'acquisto di moderni missili antiaerei portatili, secondo quanto riportato dal Financial Times citando fonti e il testo dell'accordo. Secondo il quotidiano, l'accordo è stato formalizzato a dicembre. Da parte russa, vi hanno partecipato l'esportatore statale di armi Rosoboron export e un rappresentante del Ministero della Difesa russo. La parte iraniana era rappresentata da strutture responsabili del supporto logistico delle forze armate. L'accordo prevede la fornitura di: 500 lanciatori portatili di missili antiaerei "Verba"- 2.500 missili 9M336.

Le consegne sono previste in tre fasi tra il 2027 e il 2029. Secondo il Financial Times, l'accordo rafforza significativamente le capacità della difesa aerea iraniana e testimonia l'approfondimento della cooperazione militare-tecnica tra Mosca e Teheran. La Cina ha già inviato aiuti militari all'Iran, con armi letali che potrebbero minacciare e affondare le navi americane.

L’ultimo miglio di un processo certamente diplomatico che sarà decisivo per evitare una guerra che rischia di diventare un nuovo Iraq o Afganistan, dove come la storia ci insegna gli stessi Americani hanno palesemente perso. Un rischio che l’amministrazione Trump non può affrontare solo per accontentare gli amici Israeliani.


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