Iran si apre ai negoziati ma la guerra di Trump è alle porte

Dopo i fatti iniziati il 28 dicembre 2025 che hanno determinato gli scontri insurrezionali di migliaia di Iraniani, fomentati da un imminente intervento americano utile a far cadere il governo religioso di Khamenei l’Iran ritorna ad una situazione di controllo. Un governo che si è trovato sotto l’attacco creato dal declino economico dell’Iran legato alla cattiva gestione e alla corruzione a livello locale, nonché al crollo della valuta iraniana, il rial, a seguito delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Proteste che si sono trasformate in espressioni di rabbia a livello nazionale sia per le limitazioni delle libertà personali e sociali, per una grave crisi energetica e idrica oltre che un grave inquinamento atmosferico.

Il popolo iraniano secondo le Nazioni Unite e gli oppositori dello stato residenti all’estero ha dovuto subire una repressione a suon di colpi di arma da fuoco e accoltellate attuate dalle forze di sicurezza per sedare le proteste. Il relatore speciale delle Nazioni Unite ha affermato che il numero delle vittime potrebbe superare i 20.000, il soffocamento dovuto ad un blackout di internet durato settimane ha fatto la sua parte. Attivisti statunitensi sostengono che ci sono stati 6.713 morti e affermano di stare indagando su altri 17.000. Altre fonti citano cifre ancora più elevate. Le autorità iraniane sostengono che i responsabili delle uccisioni di massa sono i "terroristi" armati e finanziati da Stati Uniti e Israele. I media statali iraniani hanno dichiarato che le proteste hanno causato la morte di 3.117 persone, di cui 2.427 civili e i restanti membri delle forze di sicurezza.

Una situazione politica che ha sconvolto il governo degli ayatollah che ne esce molto indebolito e con le piaghe permanenti dello storico bagno di sangue avvenuto. La paura di un intervento militare americano è dietro l’angolo e quindi l’obbligo dell’Iran è quello di negoziare per non perdere il potere politico legato alla rivoluzione del 1979. Trump da un lato apre a nuovi negoziati che si dovrebbero svolgere nella prima decade di febbraio 2026 ad Ankara e dall’altro organizza lo scacchiere militare in Medio Oriente per essere pronto all’attacco. A convincere l’amministrazione americana a negoziare Katar, Egitto e Turchia che stanno tentando l’ultima carta per non accendere un nuovo focolaio di guerra in Medio Oriente. Queste sembrano iniziare parole di distensione tra il ministro Abbas Arraghchi e Trump che vedono accordi anche sul piano commerciale con gli usa.

Una situazione che guardata da vicino denota una divisione all’interno delle stanze del potere iraniane dove si vede una spaccatura legata all’apertura verso gli Usa da parte del Presidente Massoud Pezeshkian. Lo stesso con Idee riformatrici, ma con spirito legato ai principi fondamentali del regime, compresa la chiave anti-Usa. Il presidente dell'Iran ex ministro della Sanità Massoud Pezeshkian, 69 anni ha sconfitto al ballottaggio l'ultraconservatore Said Jalili, 58 anni. È lui il successore di Ebrahim Raisi, ucciso in un incidente di elicottero il 19 maggio scorso. Medico di origine azera, Pezeshkian ha cresciuto tre figli da solo dopo la morte della moglie in un incidente.

Parlamentare da due decenni, si è espresso apertamente contro la mancanza di trasparenza del governo durante le proteste a livello nazionale innescate dalla morte della giovane curda Mahsa Amini nel settembre 2022. Esperto cardiochirurgo, è stato ministro della Sanità sotto l'ex presidente riformista Mohammad Khatami (1997-2005). È stato esplicito nel criticare il governo sulla questione dell'hijab obbligatorio, ma non è mai arrivato a chiedere l'abrogazione dell'obbligo del velo per le donne. È un sostenitore dell'accordo sul programma nucleare iraniano (Jcpoa) e ha promesso di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, accusando i suoi rivali conservatori di aver rovinato l'economia, non facendo abbastanza per rilanciare il Jcpoa, da cui gli Usa di Trump si ritirarono unilateralmente nel 2018, ma che aveva portato alla revoca di alcune sanzioni. Pezeshkian è stato sostenuto da Khatami (che nelle parlamentari di marzo si era invece astenuto) e dall'ex ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif.

Una visione politica che sembra piacere agli Usa che vuole un’intesa immediata sull’arricchimento dell’Uranio e sulla limitazione del programma missilistico oggi in atto. Ma Trump dietro tutto questo ha già guardato alle sue attrazioni fatali fatte di denaro e facili prede in una soffusa politica imperialista globale, costituite nel caso dell’Iran dal petrolio iraniano, dal gas, dalle ricche miniere. In realtà gli americani e Trump in questo caso vogliono prendere possesso delle ricchezze del paese perso dopo 30 anni di permanenza e la caduta dello Scia Pahlavi. “Tutto era nelle loro mani e il discorso sui diritti umani è solo retorica globalista” secondo Khamenei.

La forza e le sanzioni che l’America usa come deterrente per affamare e far cadere i governi a livello globale è utile a scaricare il suo debito pubblico sul mondo. In Medio Oriente hanno però tutti paura di una guerra di terra di natura religiosa che può gettare le basi di quella santa Ajad Islamica voluta da molti paesi del contesto per eliminare il conquistatore. In tal senso è già iniziato in molti paesi della zona il reclutamento di militari pronti alla guerra santa. La stessa Arabia Saudita sostiene gli sforzi per trovare una soluzione pacifica a tutte le questioni controversie tra gli Stati Uniti e Iran attraverso il dialogo e mezzi diplomatici. Ma certamente la pistola puntata da Trump emessa sul tavolo dei negoziati e sempre pronta.

Per questo il ministro degli esteri iraniano ha dichiarato che il paese è pronto tanto per i negoziati quanto per la guerra, e un possibile conflitto potrebbe andare oltre una guerra bilaterale secondo quanto Abbas Araghchi ha dichiarato in una conferenza stampa congiunta con il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan: “Abbiamo ripetutamente espresso le nostre opinioni sulle minacce da parte degli Stati Uniti. La Repubblica Islamica dell'Iran è pronta tanto per i negoziati quanto per la guerra, e oggi lo è ancora di più rispetto alla guerra di 12 giorni, come allora, abbiamo risposto con fermezza alle forze aggressive, e lo faremo anche questa volta; A mio parere, a causa del diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, le condizioni saranno molto diverse rispetto al conflitto precedente e, purtroppo, una possibile guerra potrebbe andare oltre uno scontro bilaterale, come ho già detto in precedenza, spero che prevarrà un approccio razionale e che coloro che cercano di trascinare la regione in una guerra su vasta scala non raggiungeranno i loro obiettivi. "L'ultima volta che gli Stati Uniti si sono avventurati in una guerra in Afghanistan e Iraq hanno sperperato oltre 7 trilioni di dollari e perso più di 7.000 vite americane.

La geopolitica di guerra è già iniziata e potrebbe avere una ricaduta globale in questo campo un primo avviso è stato dato dall’Iran alle navi che attraversano lo stretto di Hormuz per una esercitazione dell’Iran con Cina e Russia che si effettuerà l’1 e il 2 febbraio 2026. Il regime al potere ha esortato le petroliere e altre navi commerciali a tenersi lontane dalle acque iraniane, il che potrebbe portare a una limitazione temporanea del traffico marittimo attraverso il Golfo Persico. Importante dire che circa il 20% del petrolio e del gas mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz. L'Iran inoltre condurrà anche esercitazioni navali congiunte con munizioni vere con Cina e Russia nel Golfo dell'Oman e nell'Oceano Indiano. Molti rapporti indicano che la Cina sta rafforzando significativamente i suoi legami tecnici e di intelligence con l'Iran, indirizzando Teheran verso la sorveglianza satellitare cinese, il sistema di navigazione Bei Dou (BDS) e software di sicurezza per sostituire le tecnologie occidentali. Questo ci fa capire che non esiste solo l’America ma altri contractor stanno intervenendo nella questione Iran.

Le politiche di Trump certamente possono avere successo vista la grande forza militare americana ma dietro le quinte ci sono delle contromisure verso la umiliante politica del Taicun che sta attuando verso molti paesi, tra cui il Venezuela con la scusa della direttiva Monroe nata nel 1823 ma che risulta centrale nel suo programma politico allargato a tutto mondo. La realtà e di avere fretta nel sanare il debito americano all’interno del suo mandato. Un debito che ha già sfiorato i 20 trilioni di dollari nel 2024 e oggi in continua ascesa. A farne le spese i paesi che hanno risorse petrolifere ed altro questo influirà negativamente sull’economia mondiale. Dalle indiscrezioni su chi detiene il credito americano troviamo l’Italia, la Germania, il Giappone ma anche la Cina. L’Iran in tal senso non è la Libia depredata nella sua ricchezza di circa 100 miliardi di dollari di cui 80 miliardi a livello internazionale e 32,4 miliardi negli stati uniti come descritto in una e-mail di Epstein che voleva mettere le mani con degli amici fidati sui fondi congelati libici. Questa è la realtà americana basata sulla forza militare come deterrenza ma che in realtà vuole depredare ricchezze che non sono sue per cercare affannosamente di rientrare dal debito stratosferico creato negli anni. Una deterrenza in tal senso è necessaria e si spera nel blocco Brics.



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