Crisi Idrica in Sicilia, cresce la protesta. ANAFePC diffida 11 Comuni e allerta i Prefetti: “Ultimatum di 5 giorni, poi l'intervento sostitutivo”.

La gravissima emergenza idrica che sta attanagliando la Sicilia si arricchisce di un nuovo capitolo istituzionale. L’ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha deciso di alzare il livello dello scontro, notificando un sollecito formale a 11 Comuni dell'isola e investendo direttamente i Prefetti competenti.

L'iniziativa nasce a seguito del totale silenzio sceso sulle richieste trasmesse dall'associazione lo scorso 8 luglio (Prot. N. 4013/07/2026). Oggetto della contesa è la mancata convocazione dei Consigli Comunali aperti, uno strumento di democrazia diretta previsto dall'articolo 39 del TUEL (D.Lgs. 267/2000) che l'associazione ha attivato per chiedere conto alle amministrazioni locali del deficit idrico, delle dispersioni di rete e dei ritardi nell'esecuzione delle opere infrastrutturali.

I Comuni chiamati in causa comprendono nodi strategici di diverse province: Agrigento, Canicattì, Licata, Racalmuto e Sciacca nell'Agrigentino; Caltanissetta e Gela nel Nisseno; Enna e Piazza Armerina nell'Ennese; Caltagirone nel Catanese e Termini Imerese nel Palermitano. Del formale sollecito sono stati informati, per conoscenza, anche i Prefetti di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania e Palermo.

A fare da detonatore alla nuova fase di protesta è stata l'unica risposta giunta agli atti, quella del Comune di Licata, che ha giustificato l'impossibilità di riunire il Consiglio a causa di non meglio precisati "problemi interni". Una motivazione che ANAFePC ritiene del tutto inaccettabile di fronte al dramma vissuto da famiglie, agricoltori e imprese. L'azione si inserisce peraltro nel solco di un articolato esposto già inviato a tutte e nove le province siciliane e ai Ministeri competenti per denunciare le criticità strutturali che bloccano l'approvvigionamento idrico nella regione.

La linea dell'associazione è intransigente e poggia su termini precisi. “La gravità della crisi non tollera silenzi né scuse di comodo come quelle arrivate da Licata”, dichiara con fermezza Calogero Coniglio, Presidente di ANAFePC. “Dopo l'esposto alle nove province, pretendiamo risposte immediate dai Comuni. I cittadini hanno il diritto di essere informati. Per questo abbiamo concesso un ultimatum di 5 giorni: in assenza di un riscontro concreto, chiederemo ufficialmente l'intervento sostitutivo dei Prefetti”.

Sulla stessa linea interviene il Vice Presidente di ANAFePC, Maurizio Cirignotta, che sottolinea l'urgenza di un cambio di passo della politica locale: “Non siamo disposti ad assistere inermi con i rubinetti a secco mentre il tessuto produttivo siciliano va al collasso. La convocazione dei Consigli aperti serve a costringere i sindaci a metterci la faccia, fornendo finalmente dati trasparenti e cronoprogrammi d'urgenza certi per uscire dall'emergenza”.

In conclusione, ANAFePC ribadisce che la tutela del diritto all'acqua in Sicilia richiede trasparenza, tempestività nelle segnalazioni e, soprattutto, il coinvolgimento diretto della cittadinanza nelle decisioni strategiche per la gestione delle risorse del territorio.

 

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