Guerra in Iran: Colloqui di pace ad Islamabad falliti, Hormuz nel mirino
I colloqui di pace che si sono svolti a Islamabad tra 11 e il 12 aprile e che hanno visto le delegazioni confrontarsi per 21 ore sono falliti. La mediazione del Premier Pakistano Shehbaz Sharif non ha avuto effetti positivi in quanto le delegazioni che vedevano per gli Usa il Vice. Presidente Jd. Vance con Steve Witkoff e Jared Kushner e quelle dell’Iran rappresentata dal Presidente Abbas Arakchi, dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf che ha guidato la delegazione hanno avuto posizioni distanti su alcune problematiche cardine pe l’Iran.
Secondo in NYT sono stati tre i principali punti critici: 1) La riapertura dello Stretto di Hormuz; 2) il destino di quasi 900 libbre di uranio altamente arricchito che l’Iran dovrebbe consegnare o vendere; 3) La richiesta dell’Iran di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di entrate congelate e detenute all’estero. in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per finanziare la ricostruzione. Gli americani hanno respinto queste richieste. L'Iran non ha accettato le richieste e gli Stati Uniti che in realtà non volevano effettivamente "negoziare", ma solo imporre le loro condizioni. Entrambe le delegazioni sono tornate nelle rispettive capitali e il cessate il fuoco potrebbe essere esteso per una settimana o dieci giorni per dare un'altra possibilità ai colloqui di negoziazione, ma questo non è confermato.
Secondo Mohammad Bagher Ghalibaf, la delegazione statunitense "non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana". JD Vance dice alla fine dei colloqui che l’Iran ha scelto di “non accettare le nostre condizioni” e la “cattiva notizia" che dopo 21 ore non abbiamo raggiunto un accordo. La delegazione americana ha deciso subito di andare via sebbene i mediatori Pakistani abbiano cercato di convincerli a rimanere.
Secondo Teheran gli Stati Uniti per raggiungere un accordo devono cercare di fare di più non imponendo le loro richeste che diventano non negoziabili. Occorre conquistare una maggiore fiducia come dichiarato ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e a capo della delegazione iraniana. Riguardo Hormuz le richieste Iraniane relative al pagamento di una tassa di passaggio è legittima in relazione al risarcimento dei danni provocati in Iran dall’aggressione della coalizione America - Israele. Sulle posizioni iraniane di non accettare le richieste americane e unilaterali ovvero l'eliminazione dell'arricchimento nucleare sul territorio iraniano e la fine del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, vi è un grande favore da parte delle autorità iraniane, che secondo indiscrezioni hanno così manifestato la loro fermezza.
Le parole di Trump di domenica 12 aprile sono dure, dichiarando che la Marina statunitense avvierà immediatamente il processo di "blocco di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz", nelle acque meridionali dell'Iran. Come di prassi l’affermazione che le forze armate statunitensi restano "pronte all'azione" e "finiranno" l'Iran al "momento opportuno". Il collaterale mediatico con Israele in cui Trump afferma: "Come ha detto Bibi Netanyahu, noi siamo il fratello maggiore e loro sono il fratello minore." Una puntualizzazione sull’influenza nei confronti del presidente del premier Netanyahu, condizione che ci ha portate alla guerra ed a tutti gli effetti collaterali.
La scelta di non essere portatori di pace nel processo di mediazione da parte di Trump continuerà a rendere la vita degli americani sempre più costosa secondo la CNN. Il prezzo della benzina ha superato i 4 dollari al gallone e l'inflazione è in aumento, tanto che si prevede un significativo aumento dell'indice dei prezzi al consumo. L'effetto di questi fattori si è esteso anche alla catena di approvvigionamento, ai trasporti, alle materie prime e ai beni di consumo; dall'aumento dei costi di trasporto e dei biglietti aerei all'aumento dei prezzi degli alimenti e dei beni industriali. Un effetto domino che colpirà tanti altri paesi, tra cui l’Europa ma anche gli stessi americani e la sua amministrazione oggi impopolare per la guerra che guarda con un occhio non attento ad un aumento dell’inflazione che colpirebbe Trump ancora più duramente.
In realtà Trump ha scoperto le sue carte ed ha dettato attraverso il Medio Oriente una guerra totale all’economia globale. Il mondo si aspettava una de-escalation dopo il cessate il fuoco valutato positivamente visto che la parte aggredita l’Iran aveva aperto le porte alla diplomazia, la scelta di Washington di continuare ad agire con il ricatto militare ha reso impossibile ogni trattato e tra la riapertura in solo 24 annunciata con la "riapertura" dello Stretto di Hormuz, si passa oggi al blocco navale. La politica neocoloniale ed espansiva degli USA ci fa capire che non vogliono il libero commercio, vogliono il controllo totale delle risorse altrui come è successo in Venezuela.
Hormuz è il nodo della attuale guerra in Iran e Trump continua ad usare la sua forza dichiarando che la Marina USA sequestrerà ogni nave che paghi i legittimi dazi all'Iran è un vero atto di pirateria internazionale. L'Iran esercita la propria sovranità sulle proprie acque; Washington risponde con il furto legalizzato. Tra i ricatti ricordiamo i dazi terroristici del 50% su tutti i prodotti cinesi se Pechino non piegherà la testa interrompendo le forniture a Teheran. Un tentativo disperato di distruggere le catene di approvvigionamento globali pur di isolare chi non si sottomette all'impero.
Il Brent era sceso a 97 dollari grazie alla buona volontà iraniana. Ora però con la minaccia di un blocco militare statunitense, il mercato si prepara a un'esplosione dei prezzi. Chi pagherà il conto? Non certo Trump, ma i cittadini di tutto il mondo. Le sue dichiarazioni su Truth Social sono chiare: "Enormi numeri di petroliere completamente vuote, alcune delle più grandi al mondo, si stanno dirigendo proprio ora verso gli Stati Uniti per caricare il petrolio (e il gas!) migliore e più dolce al mondo. Abbiamo più petrolio delle due successive maggiori economie petrolifere combinate e di qualità superiore. Stiamo aspettando le 121 petroliere vuote si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti per acquistare energia americana.
A livello internazionale aumentano le tensioni globali e ci sono dichiarazioni di alcuni paesi che ci dovrebbero fare riflettere. Parliamo del presidente Turco Erdogan che ha detto: “se la guerra si prolunga e i colloqui USA-Iran in Pakistan non riescono a raggiungere la pace, allora la Turchia potrebbe entrare in guerra contro Israele”. La Cina minaccia direttamente Israele: se si verificasse un attacco nucleare contro l'Iran, Israele potrebbe smettere di esistere. La situazione in Medio Oriente sta raggiungendo un punto di svolta molto pericoloso. Il mondo sta ora andando verso una grande guerra? Si aggiunge alle precedenti una dichiarazione di Vladimir Putin "Finché esisteranno Cina, Russia e Iran, sarà impossibile per chiunque comportarsi come un governante globale." Putin prende di mira il dominio degli Stati Uniti, denunciando ciò che descrive come politiche autoritarie sotto Trump.
Ma uno dei concetti che fino ad ora risultava nascosto al mondo e che in realtà Teheran ha una influenza sull'economia globale che non conoscevamo e di cui siamo venuti a conoscenza attraverso la guerra che doveva cambiare il regime iraniano in pochi giorni ed a differenza dei precedenti sforzi americani, avrebbe avuto successo questa volta. Altro fattore importante della geopolitica di potere è dato proprio dalle politiche di Israele che oramai si è palesemente posto in corsa verso il Grande Israele come annunciato dal ministro delle Finanze israeliano Ben Smotrich il “Grande Israele”, include Siria, Libano, Palestina, Arabia Saudita e Giordania.
Infine, le ultime notizie forse ci danno speranza sulla riapertura dei negoziati tra Stati Uniti ed Iran prima che scada il cessate il fuoco del 21 di aprile. I mediatori pakistani, egiziani e turchi continueranno i negoziati con Stati Uniti e Iran nei prossimi giorni per superare le restanti divergenze e raggiungere un accordo per porre fine alla guerra e lasciare posto alla libera democrazia.

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